Viale dei ciliegi

/ 22.08.2022
di Letizia Bolzani

Beatrice Masini, Lo spirito del bosco, ill. di Edoardo Sciarra, Pelledoca (Da 6 anni)

Torna in catalogo, dopo tanti anni, il primo romanzo di Beatrice Masini. Molti altri ce ne sono stati dopo, e molti riconoscimenti prestigiosi, ma già in quello c’era, solida e impeccabile, tutta l’eleganza e la magia della sua scrittura, capace di creare, anche con un testo breve, fatto di parole semplici, delle immagini poetiche, che vanno dritte al cuore. Era uscito negli anni Novanta da Bruno Mondadori, con il titolo Chi ha paura del Varvarel?, e torna ora per l’editore Pelledoca, nella collana «PiccolePiume», destinata ai primi lettori, con il titolo Lo spirito del bosco. È curioso che un editore che ha fatto della paura l’emozione da esplorare con i propri libri, espunga questo termine dal nuovo titolo, eppure è una scelta intelligente, perché questo libro non fa paura, piuttosto apre spiragli sul mistero, su ciò che è invisibile agli occhi, e quindi su una dimensione che trascende la materia, e che è «spirito», appunto. Ecco i due termini cardine del nuovo titolo: la dimensione spirituale, che rimanda al mistero di un Altrove e delle creature invisibili che lo abitano, e l’ambientazione boschiva, en plein air, di un bosco di montagna («i nomi, i luoghi, i prodigi sono frutto di tante vacanze in Val di Fassa», scrive l’autrice nella Nota iniziale), in un paesaggio immerso nelle tradizioni ladine.

E infatti tutto prende le mosse da una ricerca sulle leggende ladine che una maestra assegna ai suoi piccoli alunni. Toni finisce in coppia con Margrit, non sono certo entusiasti di dover scrivere per obbligo dieci pagine, e poi Margrit avrebbe preferito essere messa con la sua amica Valentina, ma insomma i due bambini si propongono di «cavarsela più in fretta che si può». Vogliono evitare le leggende troppo note, già finite in un mucchio di libri, e si rivolgono allora al nonno di Toni, che accenna al varvarel, un piccolo, misterioso abitante dei boschi. Solo un fugace accenno, perché il nonno – personaggio importante in questa storia, vero tramite, o medium, con l’Altrove – vuole che siano i bambini a percorrere il proprio cammino nel mistero. Un mistero che si rivelerà anche un’avventura, tra le nevi, sulle alture, sugli sci, tra abeti, caprioli e altre creature non umane. O magari anche umane, ma capaci di varcare la soglia delle proprie egocentriche convinzioni e di guardare al mondo con altri occhi. Occhi di certi vecchi, o di certi bambini, ad esempio.

Martin Waddell- Barbara Firth, Le storie della buonanotte di Piccolo Orso, Nord-Sud (Da 2 anni)

Le storie di Piccolo Orso e di Grande Orso – cucciolo alla scoperta del mondo il primo, saggia e amorevole guida il secondo – restano, dopo più di trent’anni, tra le storie più amate da bimbi e genitori, anche perché si prestano magnificamente alla lettura condivisa, ad alta voce. Le belle, espressive, illustrazioni di Barbara Firth infondono ulteriore forza ai testi di Martin Waddell (autore anche di altri albi che come quelli di Piccolo Orso sono considerati dei classici, uno su tutti I tre piccoli gufi), portando i bambini a immedesimarsi nell’orsetto desideroso di avventura e di autonomia, ma anche inesperto e bisognoso della sicurezza che può dare un grande, un Grande Orso, nello specifico. Uscite in albi singoli tra il 1988 e il 2005, le quattro storie dei due orsi (Sogni d’oro, Piccolo Orso!; Torniamo a casa, Piccolo Orso; Non dormi, Piccolo Orso?; Bravo, Piccolo Orso) escono per la prima volta in un unico volume che, se verrà messo nella cameretta dei più piccoli, potrà andare a costituire un primo tassello nella bibliotechina dei classici imprescindibili e sarà di certo letto e riletto tante volte, prima di dormire ma non solo.

In Sogni d’oro, Piccolo Orso vuole giocare a farsi una caverna tutta sua, e Grande Orso lo incoraggia e lo aiuta, restando però pronto ad accoglierlo, come un porto sicuro, nella Caverna Orsa, al sopraggiungere della notte. Torniamo a casa è un’andata nel bosco, ascoltandone i suoni, e un ritorno a casa, insieme. In Non dormi (forse la più bella delle storie della buonanotte), Piccolo Orso ha paura del buio e non riesce a dormire, ma Grande Orso saprà rassicurarlo. E in Bravo, Piccolo Orso esplora, cerca l’approvazione per i suoi successi, tra tenera spavalderia e repentino timore. Tema ricorrente è la lettura di una storia, al calduccio della Caverna Orsa: un invito a fare lo stesso, esteso a tutti i Grandi Orsi e Piccoli Orsi umani che apriranno questo libro.