Sarah Savioli, Delitto alla Tesla Academy, Feltrinelli Kids (Da 11 anni).
Si inserisce nel ricco filone delle storie ambientate in collegi, accademie, internati più o meno fantastici, che da sempre hanno costituito un’ambientazione tipica nelle storie di successo per adolescenti, come Hogwarts insegna. Non ci sono genitori, i ragazzi devono cavarsela da soli sviluppando anche strategie di convivenza con il gruppo dei pari; gli adulti di riferimento sono i docenti e non tutti sono affidabili; spesso avvengono fatti misteriosi o inquietanti che mettono alla prova le doti investigative degli studenti; ragazzi e ragazze condividono gran parte del loro tempo e nascono amori e gelosie. Un altro topos di queste storie è quello delle «vacanze di Natale», dove c’è chi torna a casa e chi invece resta mestamente in collegio, e magari, in un clima freddo e nevoso, affronta da solo altri misteri. Un po’ tutti questi ingredienti vengono utilizzati nel primo giallo per ragazzi di Sarah Savioli, conditi però con una salsa molto tecnologica e fantascientifica (che se da una parte costituisce la cifra stilistica originale di questo romanzo, dall’altra non ne rende semplicissima la lettura). I ragazzi usano dei device particolari, con i quali programmare, chattare, svolgere lezioni con persone e ologrammi, e soprattutto collaborare per progetti in cui mettere a frutto i loro talenti. I loro sono talenti di gran calibro, ogni studente eccelle in una particolare area, del resto la Tesla Academy seleziona i ragazzi più geniali del mondo.
I personaggi principali sono tre: il quattordicenne Marcus, taciturno e assediato dalle continue chiacchiere di Etta, vivacissima undicenne che lo segue ovunque, insieme al gentile Jian, giovane musicista dalla cotta facile. Ma ben presto l’anno scolastico è incupito da fatti strani che catalizzano l’attenzione e i sospetti dei ragazzi. Le indagini segrete hanno inizio, tra ipotesi e deduzioni scientifiche. Il climax coincide con la morte improvvisa di un uomo: evento naturale per la polizia; delitto, invece, per i giovani investigatori, che – come in ogni giallo per ragazzi che si rispetti – dimostreranno di avere ragione. Il finale, su cui naturalmente non faremo spoiler, è un ulteriore colpo di scena, che rende ancora più fantascientifico il romanzo e che, forse, fa presagire un sequel.
Jörg Mühle, Quando i capelli di papà andarono in vacanza, Terre di Mezzo (Da 5 anni).
Divertentissimo, surreale, perfettamente riuscito questo esordio dell’illustratore tedesco Jörg Mühle nella narrativa per primi lettori. L’efficacia umoristica si basa sull’idea di partenza, senza dubbio originale; sulla capacità di portarla avanti costruendo una storia in cui c’è dinamismo, c’è azione; e sull’ottima padronanza del ritmo narrativo di testo e di immagini, tra loro in un rapporto di brillante armonia. Apriamo il libro e siamo subito dentro il topic: «Un bel giorno i capelli di papà si stancarono di pettine e spazzola. Non avevano più nessuna voglia di starsene sempre lì, fermi sulla sua testa. Volevano fare le loro esperienze. Vedere qualcosa del mondo, per una volta». Pronti via! Se la prima pagina ci mostra il papà che si guarda compiaciuto il suo bel ciuffo nello specchio del bagno, ecco che al prossimo voltapagina… «shock!», colpo di scena, i capelli sono volati via. Da qui lo humour s’impenna, perché comincia la rincorsa di papà dietro ai suoi capelli, dapprima in bagno, con ruzzoloni e scivolate, poi fuori dal bagno e fuori dalla casa, in giro per la città. Ma a nulla vale il gran correre di papà, e nemmeno le sue suppliche («provò a minacciarli. A sgridarli. A supplicarli…») perché gli indomiti capelli sono ben decisi a farsi le vacanze. E pazienza se papà era molto «attaccato» ai suoi capelli, o «per meglio dire, era stato molto attaccato». La traduttrice Claudia Valentini ha fatto un accurato lavoro, che mantiene tutto il brio dell’originale nei giochi di parole (anche quando i capelli mandano cartoline dalle loro vacanze in FranGIA, o a RICCIone) e nel ritmo della narrazione. Una storia da leggere da soli, appena si è capaci, o da farsi leggere ridendo insieme. Una storia per il puro, necessario, fondamentale piacere di leggere divertendosi, senza «messaggi» o temi di tendenza da comunicare. O meglio, un messaggio c’è, ed è potente: una storia ti può mettere di buon umore.