Viale dei ciliegi

/ 19.12.2016
di Letizia Bolzani

Andrea Valente, Un anno con Babbo Natale, Interlinea Junior. Da 8 anni

Quando scoppiano i botti e i festeggiamenti di Capodanno, è proprio allora che Babbo Natale chiude i battenti e si fa un bel sonno. Dopo tutto quel lavoro ne ha ben donde. Per tutto il mese di gennaio se ne starà tranquillo al calduccio. Sì, ma poi? Non dormirà mica tutto l’anno, no? Arzillo ed efficiente com’è non sembra proprio il tipo. E allora cosa farà negli altri mesi? Ce lo racconta Andrea Valente, in questa divertentissima storia di Natale (vincitrice del premio Storia di Natale 2016 dell’editore Interlinea), e lo fa col consueto piglio brioso delle sue illustrazioni e delle sue parole: ogni doppia pagina è dedicata a un mese, e l’attività di Babbo Natale in ogni mese è raccontata da un breve testo e da un’immagine, tra loro perfettamente in armonia, e perfettamente armonici anche presi a sé.

Ogni raccontino ha una misura adeguata, mai eccessiva, lo humour non perde quota e la brillantezza dello stile resta nitida ad ogni riga, cadenzando il ritmo ad ogni voltar di pagina, con la curiosità di scoprire cosa farà mai Babbo Natale nel mese successivo. Il lettore è coinvolto nella narrazione, con quel «tu» coinvolgente e scherzoso di cui Valente fa spesso uso: «con l’inizio dell’estate gli elfi (...) se ne vanno al mare (...) se nel mese di giugno pure tu sarai sulla spiaggia e vedrai qualcuno di non troppo alto, con la pelle verdina e le orecchie a punta, fagli un sorriso anche da parte mia...».

Le illustrazioni contrappuntano allegramente il testo, il tratto e i colori danno effetti di movimento ai personaggi e pochi sapienti particolari raccontano ogni volta un’ambientazione. Come trait d’union tra un mese e l’altro si staglia il rosso del cappello di Babbo Natale e anche, magari più nascosta ma non meno costante, quella margherita dal gambo lungo che, dalla Pecora Nera in poi, è un po’ il marchio di fabbrica del poliedrico autore. 
Ecco una bella storia di Natale non solo per Natale: la si può leggere davvero, mese dopo mese, per sorridere tutto l’anno.

Barbara Migliavacca Nascioli, Il dono di Marta, Salvioni Edizioni. Da 6 anni

Anche questa è una storia di Natale che dura tutto l’anno. Ma qui il registro è più intimistico, come si vede già nell’incipit. Là, a gennaio c’era un Babbo Natale che si godeva un buon sonno dopo il duro lavoro, qui c’è un «pigro strascico del Natale» fatto di «addobbi natalizi che pendevano dimenticati dai balconi dei palazzi». E siamo subito dentro il tono della storia, o meglio delle tante storie di cui è intessuto questo libro. Ma questo day after natalizio, «come una tavola abbandonata dopo un pranzo, con ancora i piatti, le bucce e gli avanzi sulla tovaglia» non mette tristezza a Lorenzo, perché sta nevicando, e lui vuole raccogliere qualche fiocco e conservarlo in un vasetto. Proprio sulla cura dei ricordi, sul saper assaporare e conservare con gratitudine nel proprio cuore gli istanti di felicità che la vita ci regala, mi sembra incentrato questo libro.

Ogni capitolo è dedicato a un bambino o a una bambina, che in un periodo diverso dell’anno racchiude in un piccolo contenitore (barattolo, busta, o scatola che sia) un simbolo significativo di felicità: saranno ad esempio i fiocchi di neve per Lorenzo, i coriandoli per Maryam, il profumo del bucato per Gioia, la bellezza perfetta di una ragnatela coperta di brina per Alessandro. Momenti piccoli, minimi – come altro possono essere i fragili istanti di felicità? – ma proprio per questo preziosi. Momenti di gioia di cui i bambini fanno dono a Marta, la vecchia portinaia del condominio, che a sua volta ha un dono per loro. Doni d’amore, non di consumo, scambiati, e non è un caso, tra vecchi e bambini.

Veronica Battista, Matteo Casoni, Luca Jegen e Katya Troise. Illustrazioni di Irina Boiani. Il Natale di Grumoldo, Edizioni Scintille di Favole. Da 5 anni

Chiudiamo con un’altra storia di autori ticinesi: Il Natale di Grumoldo ha l’impianto di una fiaba classica, con il tradizionale viaggio iniziatico del principe protagonista, il quale, attraverso una serie di canoniche prove, diventerà, da bambinone viziato e prepotente, un giovane uomo coraggioso e generoso. Grumoldo incarna l’archetipo, già visto in tante storie natalizie, del vilain che odia lo spirito del Natale (di cui il più autorevole esempio resta lo Scrooge di Dickens): scacciato dal padre perché non ha rispettato i patti e si è dimostrato perfido ed egoista, Grumoldo dovrà cavarsela da solo e trovare la sua strada nel mondo. Educativo è il limite posto dall’autorevolezza paterna: «Ma papino, io... – Silenzio! Lascia qui la tua corona e va’ via» e così, anche se il principe a quanto pare non mollerà la corona, il percorso di maturazione si dovrà compiere per forza.

Il libro nasce da un fortunato spettacolo teatrale dell’Associazione «Scintille Teatro e Spazio Creativo» e ciò in qualche misura valorizza il testo, il quale va apprezzato non tanto per i suoi aspetti letterari, ma per quelli legati agli effetti di «viva voce» che si avvertono nell’andamento della narrazione. Una storia da leggere appunto ad alta voce, da far vivere con un’esecuzione che ne metta in scena personaggi, ritmi e suoni.