Viale dei ciliegi

/ 16.01.2017
di Letizia Bolzani

Julia Lee, Diario di Nancy piccola detective (illustrazioni di Chloe Bonfield, traduzione di Marina Invernizzi), San Paolo. Da 10 anni

L’inserto giallo nell’elegante copertina nera e grigiazzurra dalla grafica rétro non lascia dubbi, e già il titolo è più che esplicito. Abbiamo in mano un giallo, una detective story. Dalle prime righe apprendiamo che siamo in Inghilterra, nel 1920: il pensiero non può non correre a Miss Marple, di Agatha Christie, a cui peraltro vanno i ringraziamenti finali dell’autrice per «aver ispirato la mia penna». Eppure, nonostante queste premesse, non è alla dimensione investigativa che possiamo ascrivere i pregi di questo libro, perché per molte pagine non ci sono colpi di scena in questo senso.

Il pregio principale di questo libro è la scrittura, capace di delineare i personaggi – soprattutto i tre giovani protagonisti – con incisiva vivacità. C’è la «proletaria» Nancy, cresciuta con la zia, la nonna e il papà vedovo, appassionata lettrice di gialli ma studentessa recalcitrante. E sebbene l’ortografia non sia proprio il fiore all’occhiello di Nancy, che a quattordici anni lascia la scuola e si mette a cercare lavoro, il diario che lei inizia a scrivere sprizza vivacità da ogni parola (anche se qualche lettore adulto storcerà il naso di fronte agli errori, lasciati realisticamente tal quali nel testo). È in parte attraverso questo diario che seguiamo le vicende: qui Nancy in prima persona ci narra del suo lavoro come cameriera presso Mrs Bryce, una giovane e misteriosa signora che la porta con sé in una villa di villeggiatura estiva a Seabourne, sulla costa.

Ma altre due prospettive integrano quella di Nancy, perché la storia procede attraverso due ulteriori punti di vista, quelli di due ragazzini della upper class: Ella, figlia di un eminente archeologo, immersa in un clima intellettuale ma privo di attenzione e di calore; e Quentin, goffo ragazzino che trascorre le vacanze estive ospite del suo precettore, il vicario Mr Cheeseman. La diversa veste grafica farà distinguere ai giovani lettori le pagine di diario, in cui la scrittura è come se fosse direttamente quella di Nancy, errori, macchie e disegnini compresi, dalle pagine «ufficiali» e impeccabili in cui a parlare è il narratore, e in cui vengono presentati in terza persona Quentin e Ella e i loro punti di vista sulle vicende. Ognuno ha una visione «parziale» dei fatti e a mano a mano che tra loro si formano dei legami di amicizia, si intrecceranno anche le prospettive narrative. Fino alla soluzione dell’indagine – perché alla fine un’indagine c’è – la quale richiederà la cooperazione dei tre ragazzini, diversi per estrazione e ceto sociale, ma uniti da uno stesso senso di solitudine e da un grande e generoso desiderio di giustizia.

Telmo Pievani, Sulle tracce degli antenati, Editoriale Scienza. Da 9 anni

È davvero «l’avventurosa storia dell’umanità», come dice il sottotitolo, quella che Telmo Pievani ci racconta in queste ricche pagine, dove informazione, divulgazione, dialoghi e narrazione si alternano conducendoci in un sorprendente viaggio a ritroso nel tempo, risalendo le tappe dell’evoluzione umana, fino a raggiungere i nostri antenati di sei milioni di anni fa. Da Neanderthal, il nostro parente più stretto; all’uomo di Denisova, la prima specie riconosciuta grazie al DNA; al piccolo Homo Floresiensis; all’Homo Georgicus; su su fino alla regina dei fossili umani, la famosa Lucy; e ancora più indietro.

Sono dieci antenati dell’umanità «intervistati» dal piccolo Luca, cucciolo di Homo sapiens contemporaneo, con un linguaggio diretto, vivace e chiaro. Anche le informazioni scientifiche sono semplici ma rigorose, e daranno modo non solo ai bambini, ma anche agli adulti, di approfondire le loro conoscenze. Telmo Pievani è docente di Filosofia delle scienze biologiche presso l’Università di Padova ed è esperto di divulgazione, come prova questo bel libro. Oltre al sapere scientifico, ci offre anche un messaggio etico, perché dalla storia dell’evoluzione possiamo capire l’importanza del valore della diversità.