Kevin Henkes, Una casa, Castoro (Da 2 anni)
La lettura che l’adulto fa di un libro al bambino piccolo è sempre una lettura dialogica, condivisa. Non è mai una lettura frontale, filata, dalla prima all’ultima parola. Perché ciò che il bambino piccolo incontra e vive nella lettura di un libro è prima di tutto una relazione: io racconto a te che mi ascolti, e tu rispondi, reagisci, con piccole parole, associazioni, riverberi emotivi, o anche solo con un ditino che indica, e mi racconti a tua volta. L’adulto amplia, commenta, fa riferimento all’esperienza del bambino. Domanda, sostiene, incoraggia i suoi interventi. Non giudica, ripete ed espande. Semplicemente è lì, nel momento magico e gratuito del qui e ora, insieme al bambino. La lettura di un libro è un momento di presenza profonda, di incontro e di conversazione. L’albo di Kevin Henkes Una casa, nella sua semplicità, esplicita proprio questa modalità di lettura dialogica, che peraltro viene spontanea a ogni adulto che si pone pienamente in relazione con il bambino durante la lettura: guarda! Quanta neve! Dove sono le pozzanghere? Cosa fa il gattino?
L’autore ci presenta una casa, semplicemente una casa, nei cambiamenti delle ore del giorno, e delle condizioni del tempo: giorno, notte, pioggia, sole, neve. La casa è sempre dentro un riquadro, come una cornice che si staglia con pacatezza sullo sfondo a colori tenui di ogni pagina. Come nei primi libri deve essere, i contorni sono nitidi, evidenti. Non ci sono troppi elementi ad affollare le immagini, ma solo quelli che servono, quelli su cui la conversazione si porta: «Dov’è la porta? Che colore ha?», «Dove sono le nuvole? Qual è la più piccola?»… E nelle ultime pagine la casa si anima di presenze vitali: persone (grandi e piccine) e animaletti che tornano a casa. Nel calore e nella protezione della loro casa.
Julie Morstad, Che cos’è il tempo?, Terre di Mezzo (Da 4 anni)
Che cos’è il tempo, che grande domanda. Una domanda che impegna i filosofi, sin dall’antichità. Ma se la filosofia nasce, come affermava Platone, dal senso di «meraviglia», sono proprio i bambini i primi filosofi, perché sono loro che più di tutti sanno meravigliarsi per le cose del mondo. È dal loro stupore che nascono le grandi domande, tra cui, appunto, cos’è il tempo? E allora forse l’unico modo per provare a rispondere è farlo con un linguaggio più poetico e simbolico che concettuale: un linguaggio di metafore, che va dritto al senso del concetto. Sempre i greci sottolineavano il valore euristico della metafora: mettere insieme due termini tra loro lontani li illumina entrambi di senso e fa scattare la conoscenza. «La metafora porta l’oggetto sotto gli occhi», scrive Aristotele nella Retorica. Questo albo scritto e illustrato dall’autrice canadese Julie Morstad parla del tempo principalmente attraverso metafore, a cominciare dal titolo, che nell’originale non è una domanda ma un’affermazione metaforica, appunto: Time is a flower. Ma il tempo non è solo un fiore, può essere anche un albero, che cresce come cresci tu, o una ragnatela intessuta con delicatezza, una farfalla che prima era un bruco, il tempo è un ricordo, è il pane che lievita, sono i tuoi capelli che crescono, il tuo dentino che dondola. E tante altre cose, tutte legate all’esperienza dei più piccini. Nella natura, nel proprio corpo, nelle proprie emozioni.
E quando le domande si fanno troppo vertiginose (il tempo è una linea? O forse un cerchio?), che bello mettere un limite e tornare alla saggezza pratica e confortante delle piccole cose quotidiane, che sono quelle che in fondo più contano: «Non lo so, ma ora… è pronta la cena!». Perfetta la chiusura sulle mani di un adulto che porgono alla bimba un piatto fumante: oltre al nutrimento spirituale c’è il nutrimento letterale, il cibo preparato, prima forma di accudimento e di amore.