L’artista può essere un motore per l’innovazione

Il 5 giugno al LAC inizia la serie di conferenze dal titolo SciArt dedicata al dialogo fra arte e scienza
/ 05.06.2023
di Ada Cattaneo

Organizzato da Fondazione IBSA per la ricerca scientifica insieme al MASI, il primo incontro del ciclo vedrà dialogare Olaf Nicolai, fra i più importanti artisti contemporanei tedeschi, con il curatore Valentino Catricalà. È proprio quest’ultimo a raccontare in un’intervista del rapporto fra arte e ricerca scientifica nella contemporaneità, a partire dalle origini e fino agli sviluppi più significativi.

Dove si ritrovano le origini del rapporto fra arte e scienza, che oggi caratterizza in misura determinante molte opere contemporanee?
Anzitutto vorrei iniziare col dire che il rapporto tra arte e scienza non è un’alleanza nuova, non nasce oggi. Senza arrivare al Rinascimento, lo ritroviamo già nel secondo dopoguerra. Con lo sviluppo e l’affermarsi delle discipline scientifiche anche gli artisti hanno cominciato ad allacciare il loro lavoro con quello degli scienziati. Le avanguardie storiche avevano già fatto qualcosa di simile, ma in modo sporadico. Dal dopoguerra, invece, questo rapporto assume dimensioni importanti. Il motivo è anche tecnologico: dalle nuove teorie scientifiche nascono tecnologie che affascinano gli artisti. Un esempio è il tubo catodico, che è nato dall’applicazione di teorie fisiche e ha poi permesso la nascita della videoarte. Ha stimolato negli artisti un approfondimento anche scientifico del loro lavoro. Lo stesso è avvenuto con la computer art.

Cosa ha causato l’incremento esponenziale di queste sperimentazioni?
Quello che è successo recentemente è un interesse sempre maggiore nel contesto dei dipartimenti scientifici rispetto al lavoro con gli artisti. Questo prima non accadeva. Un caso esemplare, che ha aperto la strada a molti altri, è ciò che è avvenuto presso i Bell Labs, i laboratori per lo sviluppo di nuovi prodotti della nota compagnia telefonica statunitense. Qui tecnici, ingegneri e sviluppatori hanno lavorato insieme agli artisti. Per quanto riguarda i laboratori di scienza, una modalità simile si affermerà solo più tardi. L’esempio più evidente è il CERN di Ginevra con il programma di residenza Art at CERN.

Ci può raccontare qualcosa di più sull’esperienza dei Bell Labs?
I Bell Labs rappresentano il primo esempio di residenza d’artista all’interno di un centro di ricerca di un’azienda tecnologica. È un caso pionieristico ed illuminante anche per quello che sta avvenendo oggi. Il progetto nasce nel 1962 e finisce nel 1968. In questi anni il direttore del laboratorio decide che gli artisti possono essere una risorsa per il centro e per gli ingegneri che vi operano. È una visione assolutamente incredibile, se si pensa all’idea di artista che prevaleva all’epoca, per nulla legata alla tecnologia. Il laboratorio dell’azienda telefonica ospitava anche sperimentazioni con le prime forme di comunicazione tramite computer, macchine all’epoca estremamente costose. L’esperienza porterà in seguito alla nascita della computer art. Era la prima volta che si vedevano delle immagini create interamente al computer, senza rielaborare qualcosa che era stato in precedenza filmato dal vero con una cinepresa.

Invece il progetto Art at CERN in cosa consiste?
Costituisce uno dei primi progetti che vede un laboratorio di ricerca scientifica (quindi non applicata all’industria) aprirsi agli artisti. È un programma di residenze grazie al quale gli artisti possono trascorrere un periodo di lavoro all’interno del CERN di Ginevra. Chi vede la propria candidatura accettata dalla giuria può collaborare con fisici, ingegneri ed altri professionisti presenti al centro di ricerca. Al termine, il CERN finanzia anche la realizzazione di opere ideate proprio a partire da questa permanenza nel centro ginevrino.

Cosa intende quando dice che i motivi di questa tendenza vanno ricercati anche nella tecnologia?
La grandezza di questi laboratori è anche l’occasione per confrontarsi con tecnologie estremamente all’avanguardia, molto sofisticate e ancora poco accessibili ai più. Gli artisti possono avvalersi di tecnologie sempre più affascinanti. Da qui un boom degli artisti che lavorano con scienziati, iniziato a partire dagli anni Novanta e che perdura ancora oggi. Fra le operazioni di questo tipo ci sono sicuramente quelle di Olaf Nicolai, che ne parlerà a Lugano, ma naturalmente anche di altri grandi nomi come Tomás Saraceno, Olafur Eliasson o Carsten Höller.

Cambiando punto di vista, cosa pensa il mondo scientifico di queste esperienze?
Il rapporto con la scienza apre ad un fattore molto interessante: il nuovo ruolo dell’artista oggi. Si pensa ancora all’artista in modo molto romantico: il pittore, lo scultore o chi usa dei medium classici, trascorrendo il tempo a lavorare nel proprio atelier. Ma se invece lavoro con l’intelligenza artificiale, devo per forza uscire dal mio studio e spostarmi nei centri di ricerca, lavorare con tecnici ed ingegneri e confrontarmi con professionalità molto diverse. Si tratta quindi di entrare in un mondo che non è convenzionale per l’arte. Questo va osservato da un punto di vista nuovo, cioè non solo quello che ci guadagnano gli artisti. Essi acquisiscono certamente nuovi saperi o la possibilità di confrontarsi con tecnologie molto costose.

Ma la domanda deve essere anche: che cosa guadagna il mondo dell’innovazione e della scienza?
L’artista non è solo colui che crea contenuti per il mondo dell’arte contemporanea, ma anche chi può essere un motore per il mondo dell’innovazione. Molte aziende come Google, Microsoft, Facebook, lavorano con gli artisti, creano residenze per chi lavora con le loro tecnologie creando innovazione. Ci sono esperienze simili anche nella scienza: il più famoso è probabilmente Aerocene di Tomás Saraceno, nato insieme a MIT e altre università per studiare installazioni artistiche sostenute in aria tramite raggi ultravioletti. Questa tecnologia è stata poi impiegata per altri progetti da parte del centro di studi. Quindi l’artista è stato portatore di un germe in grado di innescare la creatività scientifica.