A Firenze si trova la più antica Accademia del mondo; quella delle Arti del Disegno. Sicuramente la più prestigiosa.
Dal 1350 al 1563, sul modello delle compagnie medievali, sorge a Firenze con scopo devozionale e mutualistico la Compagnia del glorioso messer Santo Luca Evangelista. Ne scrive Giorgio Vasari nell’edizione Giuntina della vita di Jacopo di Casentino: «Ebbe principio, l’anno 1350, la Compagnia e Fraternita dei Pittori; perché i maestri che allora vivevano – così della vecchia maniera greca come della nuova di Cimabue –, ritrovandosi in gran numero e considerando che l’arti del disegno avevano in Toscana, anzi in Fiorenza propria, avuto il loro rinascimento crearono la detta Compagnia». È dedicata a San Luca perché nel trattato di Andrea di Creta sulle immagini sacre dell’VIII secolo si racconta che sia stato pittore. Alla Compagnia appartengono artisti come Paolo Uccello, Leonardo da Vinci, Filippo Lippi, Botticelli e Niccolò Tribolo. La lista completa si trova all’Archivio di Stato di Firenze.
Nel 1563, sulle ceneri della Compagnia, sorge la nuova Accademia delle Arti del Disegno sotto l’avallo di Cosimo I de’ Medici il quale è «Padre, Capo e Guida et Correttore». Gli obiettivi sono l’assistenza agli iscritti, tanto da stipendiare un medico, l’aiuto in casi di malattia o miseria, l’ufficiatura delle salme e l’educazione artistica tramite un programma didattico che prevede la lettura di Euclide e Vitruvio. Infine, una libreria e un registro con i nomi dei defunti e le loro opere perché, come scrive Paolo Giovio a Vasari, «altro non c’è che campare dopo la morte».
Durante la prima riunione del 31 gennaio 1563, avvenuta nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, i 70 artisti presenti eleggono capi dell’Accademia Cosimo I de’ Medici e Michelangelo Buonarroti. Il primo come principe e «signore nostro», il secondo come «padre e maestro delle tre arti: pittura, scultura e architettura». Scrive Vasari: «Et hanno voluto per obbligo che ha tutta l’arte alla Signoria Vostra, eleggerla per capo, padre e maestro di tutti, non avendo questa sua città né forse il mondo el più eccellente in queste tre professioni che se n’abbi memoria».
Pochi mesi dopo, Cosimo assegna all’Accademia la sede della Sagrestia nuova di San Lorenzo. Il Musée du Louvre possiede due disegni di Federico Zuccari che ritraggono degli allievi dell’Accademia intenti a copiare le sculture della Sagrestia.
Il 26 febbraio 1564 muore a Roma Michelangelo. La salma viene riportata a Firenze dal nipote Leonardo Buonarroti il 10 marzo. Il 14 luglio viene officiato il rito funebre nella chiesa di San Lorenzo. Organizzato dall’Accademia sotto la direzione di Angelo Bronzino, Giorgio Vasari, Benvenuto Cellini e Bartolomeo Ammannati. La chiesa viene decorata dai giovani artisti dell’Accademia e il programma concepito da Vincenzo Borghini. Alla Biblioteca nazionale di Firenze ci sono i due volumi che descrivono Le esequie del divino Michelangelo e L’orazione funerale di M. Benedetto Varchi, entrambi editi dalla Giunti di Firenze lo stesso anno. Vent’anni dopo, Bartolomeo Ammannati dona all’Accademia il torso del Dio fluviale, opera di Michelangelo «fatto di terra e cimatura», ancor oggi conservata nella sede dell’Accademia stessa.
Nelle Vite del Vasari troviamo la descrizione di un’opera effimera e più costosa delle esequie: la Mascherata della Genealogia degli Dei e le varie rappresentazioni per festeggiare le nozze di Francesco de’ Medici con Giovanna d’Austria. La sposa arriva a Firenze il 16 dicembre 1565 e i festeggiamenti durano fino al carnevale dell’anno successivo. Anche in questo caso gli artefici sono gli Accademici sotto la direzione di Vasari e del Bronzino.
L’emblema simbolo dell’Accademia trova la propria applicazione nel 1594 con le tre corone michelangiolesche che rappresentano appunto la pittura, la scultura e l’architettura tramite le foglie di tre piante diverse: l’alloro, l’ulivo e la quercia. Dopo le esequie del 1564 molti artisti chiedono l’iscrizione all’Accademia, tra loro Andrea Palladio, Tiziano Vecellio e Tintoretto.
Nel 1784 nasce l’Accademia di Belle arti e l’attività educativa passa sotto le sue nuove ali, anche se le due Accademie continueranno a dialogare.
Oggi l’Accademia delle Arti del Disegno organizza convegni, presentazioni, conferenze (le manifestazioni vasariane o le celebrazioni di Andrea Del Sarto), mostre e la tutela del patrimonio come il recupero della Cappella Brancacci.
Dopo diversi spostamenti, dal 1974 la sede si trova nel Palazzo dell’arte dei beccai, una costruzione del Trecento che ospitava la corporazione dei macellai, uniti ai fornai e ai venditori di olio.
All’interno, a piano terra, c’è il salone delle adunanze e la saletta degli accademici. Numerose le opere d’arte. Ad esempio il Tabernacolo di Boldrone di Pontormo del 1521-22. Scrive Vasari nella vita di Jacopo del Pontormo che «vicino al monasterio di Boldrone, in sulla strada che va di lì a Castello, ed in sul canto d’un’altra che saglie al poggio e va a Cercina, cioè due miglia lontano da Fiorenza, fece in un Tabernacolo a fresco un Crocifisso, la nostra Donna che piange, San Giovanni Evangelista, Sant’Agostino e San Giuliano. Le quali tutte figure, non essendo ancora sfogato quel capriccio e piacendogli la maniera tedesca, non sono gran fatto dissimili da quelle che fece alla Certosa». Il tabernacolo viene staccato nel 1956 e portato, appunto, all’Accademia delle Arti del Disegno.
Poi dipinti di Bartolomeo Salvestrini, Francesco d’Antonio, Francesco Granacci; sculture, come un torso di epoca romana e due busti di marmo raffiguranti Michelangelo e Cosimo I. Ma soprattutto una lunga sequenza di ritratti dei luogotenenti e dei presidenti dell’Accademia, da quello di Vincenzo Borghini di Valerio Marucelli del 1596 a quello di Francesco Adorno di Carlo Bertocci del 2008. Infine quelli dei professori, da Domenico Beccafumi a Pontormo, da Tiziano ad Andrea del Sarto.