Il politico e l’esule

La storica Sonia Castro ha da poco pubblicato il carteggio, durato trent’anni, tra Guglielmo Canevascini ed Egidio Reale
/ 27.03.2017
di Roberto Porta

Un viaggio in treno sulla linea del San Gottardo. Era il 1927. L’allora consigliere di Stato ticinese Guglielmo Canevascini viene avvicinato da altri due passeggeri, due cittadini italiani in esilio in Svizzera. Con uno di loro – Egidio Reale, militante repubblicano e antifascista – nasce proprio sul quel vagone un’amicizia destinata a durare trent’anni e contraddistinta da un fitto scambio epistolare. 

«Galeotta fu una copia del quotidiano socialista “Libera Stampa” che era in mano a Canevascini mentre viaggiava su quel treno», ci spiega Sonia Castro, professoressa di storia e autrice del volume dedicato proprio al carteggio Canevascini-Reale e intitolato Al di sopra di ogni frontiera. «“Libera Stampa” fu il veicolo per un’intesa spontanea e immediata. Quel giornale era conosciuto dagli antifascisti italiani, anche se ai tempi di Mussolini era bandito in Italia proprio perché era socialista e dichiaratamente antifascista». Per l’aneddoto, perché la storia è fatta anche di piccoli particolari, va ricordato che Canevascini su quel treno non disse ai suoi interlocutori di essere un consigliere di Stato, carica che ricoprì dal 1922 al 1959. Lo fece per discrezione o forse per umiltà, sta di fatto che da quel viaggio nacque una grande amicizia, basata su una comunanza di valori e di visioni, anche se a ben guardare le personalità di Canevascini e Reale erano per certi aspetti ben diverse. 

«Apparentemente era proprio così, per temperamento ma anche e soprattutto per estrazione sociale – sottolinea l’autrice del volume – Canevascini era un autodidatta di umili origini contadine. Reale apparteneva invece ad una famiglia della borghesia pugliese. Si era poi trasferito a Roma per gli studi universitari. Tra i due c’erano comunque molti punti in comune. In primo luogo l’ammirazione per Giuseppe Mazzini, forse il sostrato culturale che li accomunava maggiormente. Anche il socialismo di Canevascini era più di derivazione mazziniana che non marxista, e lo stesso si può dire di Reale, un repubblicano storico». 

Sono ben 205 le lettere che compongono il carteggio tra il politico ticinese e l’esule italiano, che nel suo periodo in Svizzera abitò prevalentemente in Romandia. Frequenti furono i suoi viaggi in Ticino, dove su incarico del governo tenne diverse lezioni per gli insegnanti delle scuole superiori del cantone. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Reale fu nominato dapprima ministro plenipotenziario e poi ambasciatore italiano a Berna. Il carteggio prese forma attorno a tre temi principali: l’impegno antifascista, la causa dei profughi di guerra e, una volta terminato il secondo conflitto mondiale, l’attenzione per l’immigrazione italiana in Svizzera. 

Sull’entrata in guerra dell’Italia Reale scrisse a Canevascini queste parole, in data 16 giugno 1940: «anche il pensiero mi è diventato un tormento, fisso com’è nelle stesse cose dolorose. Non vedo più nessuno e se esco, cammino senza che veda dove vado». Dopo la fine della guerra e dopo il voto storico che in Italia sancì la vittoria della Repubblica sulla Monarchia, Canevascini si rivolse così all’amico, il 14 giugno del 1946: «Non ti dico l’esplosione di gioia all’annuncio del risultato. Ora possiamo guardare all’avvenire dell’Italia con maggiore ottimismo, le difficoltà che la giovine Repubblica deve affrontare sono immense, ma saranno superate, non ne dubito». «Una battaglia per la democrazia che i due amici condussero insieme – fa notare la storica Sonia Castro – In fondo è questo l’impegno che emerge in tutte le loro lettere, quello in difesa dei diritti umani di fronte alla sopraffazione esercitata dai regimi totalitari di quell’epoca». 

Il carteggio finisce nel 1957, poco prima della morte di Reale. Ma cosa ci lasciano e soprattutto cosa ci dicono oggi quelle loro lettere? «Direi che sono una sorta di monito – ci dice ancora Sonia Castro – per ricordare all’Italia e alla Svizzera, Ticino compreso, l’importanza di saper tessere buoni rapporti diplomatici. Due aree di frontiera come le nostre non possono prescindere l’una dall’altra. In questo contesto gli spostamenti delle persone sono inevitabili e anche a volte vitali. Basti ricordare come in relazione all’arrivo in Ticino di esuli italiani si sia sviluppata una stagione culturale e politica molto importante». In questo senso è doveroso ricordare come lo stesso Reale dedicò alcuni saggi proprio alla Svizzera. «Reale – sottolinea Sonia Castro – vedeva nel nostro Paese il nucleo di quello che sarebbe potuta diventare l’Europa. Un’unione su base federalista vista come garanzia per la sconfitta definitiva della guerra. In fondo l’essenza dell’Unione europea di oggi è proprio questa. Non è solo una struttura burocratica ma è anche e soprattutto un progetto, dove l’uso della forza viene sostituito dal diritto». 

Il volume Al di sopra di ogni frontiera parla anche di questo, della forza del diritto in cui hanno creduto i due protagonisti del carteggio, a cominciare da quell’incontro lungo la linea del San Gottardo.