Finalmente Angela

Grazie all’editore Fazi ritorna in libreria Angela Carter, scrittrice britannica che fu molto apprezzata da Salman Rushdie
/ 06.03.2017
di Mariarosa Mancuso

Salman Rushdie la adorava. Angela Carter era la prima romanziera importante che aveva conosciuto, quando I figli della mezzanotte non era ancora in libreria. Era barocca, visionaria, con un gusto per il grottesco raro tra gli scrittori britannici. Apparteneva alla categoria degli scrittori che un lettore «può correre il rischio di conoscere»: il contrario di chi sulla pagina fa meraviglie e nella chiacchiera invece delude. Tale era Vladimir Nabokov, e lo sapeva benissimo. «Penso come un genio, scrivo come uno scrittore brillante, parlo come un bambino», diceva. Rifiutava le interviste, a meno che il giornalista non gli fornisse in anticipo le domande. In tal caso si scriveva le risposte, per filo e per segno, e le leggeva nascondendosi dietro una montagnetta di libri, se l’intervista era in televisione.

Diventarono amici. Quando Angela Carter morì – il 16 febbraio 1992, aveva solo 52 anni – Salman Rushdie invece di sfoderare l’usuale retorica raccontò un paio di aneddoti tra commedia e tragedia. La scrittrice di Figlie sagge, Notti al circo, La camera di sangue, La bottega dei giocattoli, La donna pomodoro (sì, già i titoli fanno sognare, e non era da tutti scrivere saggi su «eros, cibo e letteratura» una ventina di anni fa). «Aveva da poco stipulato un’assicurazione sulla vita, aveva fatto in tempo a pagarne solo poche rate, era deliziata all’idea che i beneficiari avrebbero avuto diritto a un bel gruzzoletto», ricorda Salman Rushdie.

Quando le dissero che era malata di cancro, lo scrittore dei Versetti satanici la invitò a combatterlo e a sconfiggerlo. «Come la mettiamo con il mio fatalismo orientale?» fu la risposta. «Guarda che tra noi due l’orientale sono io» precisò Salman Rushdie, che di Angela Carter ammirava la fantasia, la ricchezza linguistica – erano gli anni del minimalismo, sembrava più chic, come arredare gli appartamenti in bianco e acciaio – e sopra ogni cosa il senso del picaresco. Tutte qualità che avevano in comune, oltre a uno smisurato amore per William Shakespeare.

25 anni dopo la morte di Angela Carter l’editore Fazi ripropone i suoi romanzi (da tempo assenti nelle librerie, bisognava andare per bancarelle o ordinare su maremagnum o eBay: non è pubblicità, è sopravvivenza in un’editoria che non spara nel mucchio cercando di azzeccare il bestseller). È appena uscito Notti al circo: la storia della trapezista Fevver (sarebbe «feather», ovvero piuma, nella pronuncia cockney). Nasce da un uovo e cresce in un bordello, adorando tutte le sue mamme che le raccontano favole prima di iniziare il lavoro. Qualche mese fa era uscito, sempre da Fazi, Figlie sagge, uno dei romanzi più belli della scrittrice: la storia delle ormai anziane gemelle Nora e Dora, figlie bastarde del grande attore scespiriano Melchior Hazard che sta per compiere cento anni e le invita alla festa (a sorpresa, per tutta la vita si era rifiutato di riconoscerle).

La magnifica cavalcata scespiriana fa sfilare nonne che ragazzine avevano posato per Lewis Carroll («non è da tutti avere una nonna che si era distinta nel baby porno», è il commento acidino e invidioso). Attrici che avevano recitato Amleto in calzamaglia attillata, ma anche con un abito più ampio la gravidanza era ben visibile. Figli legittimi che fanno carriera in teatro, e figli illegittimi (tendenzialmente gemelli, per moltiplicare agnizioni ed equivoci) che lavorano nell’avanspettacolo oppure a Hollywood («dialoghi aggiunti di William Shakespeare», recitavano certi demenziali titoli di coda). Salman Rushdie, che oltre a essere amico della scrittrice è un critico letterario che tocca il punto senza sprecare parole, commenta: «il romanzo è una forma bastarda, per questo i romanzieri amano i bastardi».

Da La camera di sangue, il regista Neil Jordan ha tratto nel 1984 un film intitolato In compagnia dei lupi. Sono storie inspirate alle fiabe di Charles Perrault: ora però le fanciulle non sono fragili o indifese. Barbablù deve temere per la sua vita, e la Bestia imparare a radersi. Speriamo sia il prossimo titolo in via di ristampa, con un po’ di rancore perché sarebbe servito adesso. Come antidoto a La bella e la Bestia di Walt Disney. Non la versione a disegni animati uscita nel 1991. La nuova versione con attori veri – la Bella è Emma Watson – ripropone scena per scena il vecchio film (il 16 marzo nelle sale ticinesi). Solo Angela Carter, femminista guerriera, avrebbe potuto salvarci. O almeno seppellire il film sotto una battuta.