Di treni e di genealogie minute

Editoria: Interlinea di Novara ha pubblicato Un sabato senza dolore, ultimo libro di poesie dello scrittore ticinese Alberto Nessi
/ 13.02.2017
di Alessandro Zanoli

Se per caso un giorno le FFS volessero dedicare ad Alberto Nessi uno dei loro bei treni Intercity ICN 500, così come hanno fatto per molti famosi scrittori elvetici, ne avrebbero tutte le ragioni. Prima di tutto perché molte delle sue poesie sono nate lì, tra un sedile e l’altro, tra uno scompartimento e l’altro, tra un riflesso sul vetro e una frase colta al volo da un suo compagno di viaggio. L’Intercity «Alberto Nessi» (se posso avanzare un consiglio) dovrebbe essere tutto decorato all’interno non soltanto con una scelta di belle frasi scritte in orizzontale, sotto il portabagagli. Nel caso del treno dedicato al poeta di Chiasso sarebbe perfetta un’antologia di liriche intere (tanto sono corte) stampate sulla fodera dei sedili, appiccicate ai vetri, alle porte. Magari anche foglietti che pendono dal soffitto al neon. Si assisterebbe allora, è sicuro, a un andirivieni di passeggeri, che cambierebbero sedile ad ogni stazione. Per poterle leggere tutte si sposterebbero lungo il treno, chiedendo magari informazioni al controllore. Il quale, opportunamente formato, fornirebbe loro precise indicazioni bio-bibliografiche, elementi utili per l’interpretazione, e altre spiegazioni di uso pratico per avvicinarsi all’opera del nostro autore.

Per Nessi il treno è un campo di studio antropologico-poetico fondamentale. Il suo contributo non è il solo, certo, per ciò che riguarda la poesia ticinese. Vengono in mente alcune liriche di Giovanni e Giorgio Orelli, e persino le mucche che cambiano colore a seconda dei confini cantonali messe in versi da Scharpf. Ma nel caso di Nessi la situazione logistica «treno» diventa una delle metafore predilette dell’esistenza. Questo non è certo un caso per un autore chiassese, laddove la località stessa ha acquisito identità, rilievo e importanza grazie alla sua posizione strategica nel contesto del traffico ferroviario. Il merito di Nessi, ciò che rende i suoi treni diversi da quelli degli altri poeti, è la sua fedeltà sistematica all’osservazione, anzi alla testimonianza umana.

Impossibile non alludere, pensando a queste cose al titolo del suo bel libro di racconti Tutti discendono. Immaginiamo la frase pronunciata da un capotreno e accuratamente annotata da Nessi: frase significativa che unisce lo strafalcione italo-elvetico, il calco francofono da «italiano-della-ferrovia», ad un retaggio esistenzial-ferroviario. Tutti discendono accomuna l’umanità piccola e minuta, il mondo di persone semplici e dimenticate ma degne di attenzione e rispetto e, in fondo, anche di una loro piccola epica. In questo senso, ben oltre la sua appartenenza geografica, ben oltre ai chiari e costanti richiami alla vita del Mendrisiotto, Nessi mi sembra un vero poeta ticinese. Tanto quanto i binari, i vagoni, i viaggi oltre Gottardo caratterizzano la vita «ai margini» di tutti noi in questo spicchio di Svizzera meridionale, così la voce di Nessi ci mette davanti agli occhi e trasforma la nostra quotidianità inosservata, meccanica: registrandola, commentandola con l’attenzione di un etologo ne riporta alla luce il senso morale, il significato che, trascurata, rischierebbe di perdere.

Il nuovo libro di Nessi è un’occasione per confrontarsi con un racconto della realtà non molto ottimista, non molto conciliante. Nel ritmo piacevole dei suoi versi, nella sua capacità di dipingere scene in pochi tratti si ritrova da sempre la puntura della spina che richiama al presente. Ma non si deve equivocare: per questo il mondo ha bisogno dei poeti. Perché ci aiutino a imparare a districare nella trama confusa del quotidiano i fili più importanti che ci riportino alla preziosità della nostra esistenza. Non sempre sono i fili più colorati o quelli tinti d’oro. I fili che ci presenta Nessi sono naturalmente parole: parole precise, come «colchico», «fusaggine», ma anche «bancomat». Gli ultimi versi di una delle più belle e significative poesie di questa raccolta recitano al proposito «ancora l’aspetto nascosto nell’erba/ la parola che non tradisca la sua genesi», e ci spiegano tanto della voglia del poeta di incidere sul mondo con l’energia rarefatta della sua lirica.

Sfogliando il nuovo libro di Alberto Nessi viene da pensare anche che tutti dovrebbero avere il coraggio di entrare in libreria e comprare un libro di poesia. Ci vuole forza d’animo, in effetti. È una cosa fuori moda. È una cosa che si lascia di solito agli addetti ai lavori, ai letterati. I poeti sono coraggiosi e impegnano la vita per noi. Per questo dovremmo ricordarci, ogni tanto, di esserlo altrettanto, quando entriamo in libreria.

Bibliografia
Alberto Nessi, Un sabato senza dolore. Con una nota di Fabio Pusterla. Interlinea, Novara, 2016.