Dove e quando
Paolo Cognetti sarà ospite di Chiassoletteraria domenica 7 maggio alle ore 16.45 allo Spazio Officina di Chiasso. www.chiassoletteraria.ch


Dall’ascolto e dal silenzio un esordio con il botto

Dopo molti racconti di successo, Paolo Cognetti approda al romanzo – Il giovane autore italiano sarà ospite di Chiassoletteraria all’inizio di maggio
/ 10.04.2017
di Pietro Montorfani

Lasciatemelo scrivere: finalmente, finalmente un narratore italiano di oggi capace di suscitare vasti e incondizionati entusiasmi, nettamente al di sopra della politica dei bestseller progettati a tavolino, delle copertine ad effetto, dei libri che strillano invece di parlare. Paolo Cognetti è arrivato al successo straordinario del suo primo romanzo (Le otto montagne, edito da Einaudi lo scorso mese di ottobre e già in traduzione in tutto il mondo) dopo un lungo apprendistato fatto di documentari e racconti, di riflessioni sullo scrivere, di traduzioni dall’inglese. Ci è arrivato senza abbandonare la sobrietà dello stile e l’umiltà della persona, due caratteristiche che lo avvicinano molto alle montagne da lui tanto amate e celebrate.

Che si possano ancora scrivere storie brevi, incisive, pulite, fatte di personaggi e luoghi reali, paghe della loro calma misura, è una benedizione. Nell’epoca dello strapotere dell’immagine, della retorica postmoderna e del poliziesco a ogni costo, Cognetti rappresenta un ritorno al più sano (e perciò più alto) orizzonte dello scrivere, nel quale entrano senza timori le grandi questioni che sempre covano sotto la lava ‒ amicizia, amore, perdono, morte, destino ‒ perché all’altro capo del filo c’è una lingua capace di accoglierle e di renderle vive sulla carta. Il merito, oltre che della perizia tecnica, sta soprattutto nella capacità di ascolto, di sé e degli altri, e nel lento decantare di una riflessione favorita dal silenzio (due cose che raramente si insegnano nelle scuole di scrittura).

Certo non si può dire che Cognetti rappresenti una novità: nato e cresciuto nel gremio dei giovani autori di Minimum Fax, la casa editrice romana a cui non saremo mai abbastanza riconoscenti per il grande lavoro di scouting presso le nuove leve, ha all’attivo tre raccolte di racconti (Manuale per ragazze di successo, 2004; Una cosa piccola che sta per esplodere, 2007; Sofia si veste sempre di nero, 2012) e una serie di meditazioni attorno all’arte di scrivere (A pesca nelle acque più profonde, 2014) in cui si esplicitano i riferimenti culturali dell’autore: Raymond Carver, Ernest Hemingway, J. D. Salinger, Alice Munro, John Cheever, Flannery O’Connor. Quale sia il minimo comune denominatore di questi giganti della narrativa è presto detto: sono tutti americani, statunitensi o canadesi, e scrivono in inglese. Non è quindi un caso se Cognetti, prima del grande salto nel catalogo dell’editore torinese, abbia curato per Einaudi una personalissima antologia di storie ambientate a New York (da Fitzgerald a Truman Capote, da Mario Soldati a Pasolini), anch’essa una dichiarazione d’amore per un certo tipo di libro e per un certo tipo di letteratura.

Il passo dall’America novecentesca, delle metropoli e delle lande desolate, alle montagne valdostane è meno azzardato del previsto se a farsene garante è proprio la secchezza della lingua e, soprattutto, la totale assenza di quei «trucchi da quattro soldi» che erano per Carver la vera morte della scrittura. Davvero non ci sono trucchi nella storia di Pietro e delle sue estati trascorse a Grana (l’originale è Graines, in Val d’Ayas, ma si intravede qualcosa anche della valle di Gressoney), una lenta introduzione alla vita adulta fatta di passeggiate con il padre e di confronti duri, da uomo a uomo, con l’amico Bruno, con il quale è impossibile non essere sinceri.

Un libro molto maschile, molto all’antica anche laddove si pongano questioni moderne come l’inevitabile scontro generazionale: «Mio padre morì quando lui aveva sessantadue anni, e io trentuno. Solo durante il funerale mi accorsi di avere l’età che aveva lui quand’ero nato io. Ma i miei trentun anni assomigliavano ben poco ai suoi: io non mi ero sposato, non ero entrato in fabbrica, non avevo fatto un figlio, e la mia vita mi sembrava per metà quella di un uomo, per metà quella di un ragazzo».

L’esperienza diretta della vita in montagna, dal massiccio alpino alle cime del Nepal, non sfocia mai in una facile mistica delle vette, oggi molto à la page, ma tiene anzi l’autore saldamente ancorato alla concretezza delle cose, ai sassi, alle case, al cibo, al destino affascinante e complesso di ciascuno. È una prova maiuscola, questa di Cognetti, con soltanto il sospetto che sia servita una massiccia quantità di vissuto, un intero trentennio distillato passo passo in poche decine di pagine. Con questi parametri, il prossimo libro sarà una vera sfida.

Bibliografia
Paolo Cognetti, Le otto montagne, Einaudi 2016, 199 pagine.