Vivere alla sommità del mondo

Mondo sommerso - I trichechi sono fra gli animali più buffi e pacifici di tutto il pianeta, almeno finché qualcosa non scateni il panico nelle colonie in cui vivono
/ 05.02.2018
di Sabrina Belloni, foto di Franco Banfi

La maggioranza dei trichechi vive all’interno del circolo polare artico e nei mari limitrofi. Le terre, i ghiacci e gli oceani nei quali dimorano sono unici, caratterizzati da significativi contrasti, e determinanti per la loro esistenza.

Fra questi c’è l’arcipelago delle Svalbard, isole dell’oceano Artico appartenenti politicamente alla Norvegia. Le Svalbard occupano un territorio fra il 74° e l’81° parallelo settentrionale: sono il secondo luogo abitato più settentrionale al mondo (dopo l’isola canadese di Ellesmere). Si trovano a circa 1300 km oltre il circolo polare artico e non tanto distanti dal polo nord. Sono un luogo remoto, estremo, selvaggio, che ospita fauna e flora spettacolari, sia in acqua sia nella parte emersa.

Negli ambienti così isolati ed estremi, la natura determina ogni cosa, e i trichechi sono ben adattati a questa nicchia ecologica, considerando la loro forza e le loro caratteristiche morfologiche. Sono uno dei maggiori pinnipedi e i maschi adulti possono raggiungere i 1350 kg di peso. Tuttavia, la loro corporatura massiccia, le zanne, il grasso e i muscoli possono rilevarsi insufficienti per sopravvivere ai cambiamenti climatici causati dall’uomo al loro ambiente. 

Il riscaldamento climatico ha determinato recentemente una significativa diminuzione del ghiaccio artico e delle banchise, le quali inoltre sono assenti per un tempo significativamente maggiore rispetto al passato. I trichechi, così come gli altri mammiferi che vivono in Artico, dipendono totalmente dal ghiaccio per tutti gli aspetti essenziali della loro vita: per spostarsi, cacciare, nutrirsi e il più importante di tutti, per riprodursi. Sono pertanto molto influenzati dalle variazioni del loro habitat.

Quando il ghiaccio si dissolve, questi mammiferi baffuti e brontoloni devono trascorrere maggior tempo sulla terra emersa e cibarsi vicino alla costa anziché nei fondali, molto più ricchi di nutrimento. Le femmine sono costrette a partorire sulla terraferma, dove i piccoli sono a rischio di essere schiacciati dagli adulti o di essere predati dagli orsi polari. Infine, i trichechi trascorrono molto più tempo in mare, nuotando per spostarsi da una costa a un’altra, il che li espone a maggiori rischi di inquinamento (come quello chimico o acustico, ma anche fatto di plastiche, reti, eccetera).

Ne esistono due sub-specie conosciute: il tricheco dell’oceano Atlantico e quello dell’oceano Pacifico, sebbene i ricercatori stiano cercando di capire se esiste una terza sub-specie, con caratteristiche uniche, che vive in Russia, nel mare di Laptev. 

Come molti altri animali, anche i trichechi sono sempre stati sfruttati dagli uomini. La sub-specie atlantica fu decimata dai cacciatori fra il 1750 e il 1950, quando il grasso di questi animali era prezioso e utilizzato come lubrificante, la loro pelle spessa veniva conciata e le zanne utilizzate per ricavarne monili e attrezzature in avorio. Sebbene oggigiorno la caccia sia quasi ovunque proibita, il numero dei trichechi si incrementa molto lentamente poiché le femmine raggiungono la maturità sessuale fra i 6 e i 9 anni di età e partoriscono solamente un cucciolo ogni tre anni.

Oltre agli uomini, i soli predatori dei trichechi sono le orche e gli orsi polari, i quali sono carnivori e dipendono fisiologicamente da un ingente consumo del grasso dei pinnipedi. Una diversa tipologia di cibo semplicemente non soddisfa le loro esigenze energetiche nel lungo periodo. Di solito gli orsi polari predano le foche. Tuttavia, quando queste non sono disponibili, sono costretti a sfamarsi con altre prede. I trichechi accumulano una grande quantità di grasso molto nutriente, ma sono altresì molto difficili da cacciare poiché sono animali potenti, sospettosi, sempre all’erta e vivono in grandi colonie. Quando sono attaccati da un orso polare, denutrito e affamato, tutti i membri della colonia dei trichechi si mobilitano e iniziano a muoversi come se fossero un corpo unico, il che può disorientare un orso inesperto. Gli orsi hanno la necessità di minimizzare i rischi e massimizzare i risultati di ogni attacco, cercando di soddisfare un equilibrio fra le calorie ingerite e l’energia profusa nella caccia, nel contesto di un ambiente che evolve continuamente. Talvolta, a causa del caos che si crea nella colonia di trichechi, alcuni esemplari vecchi o molto giovani si feriscono, e in queste rare occasioni diventano prede facili per nutrire orsi ridotti alla disperazione e all’estremo.

I trichechi si cibano principalmente di mitili e molluschi bivalvi bentonici, che aspirano dai fondali. Trovano il cibo tramite le circa 400 vibrisse mistaciali, che ricoprono la parte terminale della faccia. Le vibrisse sono disposte come un ampio tappeto di setole abbastanza rigide, attorno alle zanne, e sono un organo tattile estremamente sensibile.

La loro vista non è acuta come quella di altri pinnipedi, poiché una visione perfetta non è necessaria per la loro sopravvivenza, considerato che si nutrono principalmente di conchiglie, adagiate sui fondali. Dopo essersi nutriti, solitamente si issano su una superficie emersa (terraferma o banchisa o lastra di ghiaccio alla deriva) per riposarsi, digerire con rumorosi brontolii, allargare e ripulire le vibrisse. Quando riemergono dopo un’immersione, soffiano attraverso entrambe le narici e la bocca.

Guardare una colonia di trichechi che si trascina su una superficie emersa è come osservare uno sciame al rallentatore. I trichechi sono animali gregari per loro natura e formano grandi colonie, nelle quali trascorrono sonnecchiando lunghi periodi, finché un improvviso caos interrompe la quiete. La causa principale di queste agitazioni solitamente è un tricheco che cerca di cambiare posizione e, così facendo, spintona gli altri membri della colonia. Si determina una generale confusione, accompagnata da grugniti e soffi, qualche zanna che si intreccia e molto grasso che si schiaffeggia tra i vari esemplari. Dopo poco tempo tutto si acquieta, sino al caos successivo.

Alcuni individui sono davvero curiosi. Non eravamo preparati al fatto che i trichechi fossero così curiosoni, e siamo rimasti sorpresi a vederli nuotare vigorosamente verso di noi, in acqua bassa, senza alcun cenno di timore o sospetto. Essere caricati da animali selvatici del peso di quasi una tonnellata è un’esperienza indimenticabile. Comunque ogni esemplare sembra avere una propria personalità, alcuni talmente timidi da non poter essere avvicinati. 

Sebbene i trichechi siano goffi e impacciati sulla superficie emersa, sorprendentemente si trasformano in animali aggraziati e idrodinamici quando sono in acqua. Come tutte le specie che vivono in Artico, la loro capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali sarà un elemento cruciale per la loro sopravvivenza.