Per comprendere il segreto delle proprietà terapeutiche di un’erba medicinale bisogna indagare nel suo «fitocomplesso», vocabolo che indica la naturale combinazione di principi attivi curativi della pianta con sostanze di natura diversa. Si rimane stupiti dalla grande ricchezza del fitocomplesso racchiuso nell’alchemilla e quindi della varietà dei disturbi per i quali è indicata, sebbene per alcuni sarebbe stata a volte sopravalutata in passato: nel XVI secolo, la si riteneva in grado di sanare un enorme numero di malattie (ma soltanto nel caso in cui, seguendo le indicazioni astrologiche, fosse stata raccolta sotto il segno dei gemelli e del cancro…).
Il nome deriva dalla parola araba «alkemelich» che significa «alchimia»; le sue foglie ampie, rotondeggianti e graziosamente frastagliate ricordano quelle della malva: hanno un margine dentellato e nascondono piccole ghiandole. Su queste foglie, durante la notte, si deposita una quantità di rugiada talmente copiosa che al mattino può essere raccolta e conservata. Conoscevano questa rugiada e ne facevano uso le antiche guaritrici, mentre gli alchimisti, nei secoli passati, fondendola con altri ingredienti la utilizzavano per la ricerca della pietra filosofale, ritenendo misteriosamente che tale rugiada fosse in grado di «congelare» il mercurio.
Alchemilla vulgaris L., della famiglia delle Rosaceae, è il nome scientifico; più che una specie si tratta di un gruppo che cresce in prati, pascoli e boschi, fino alla regione alpina. Come succede con altre piante, accanto al nome scientifico troviamo nomi popolari, diversi da regione a regione; sono nomi che testimoniano l’amore e la fiducia che in tempi lontani, e forse anche ai nostri giorni, le persone nutrivano per le piante medicinali. Purtroppo spesso lo stesso nome popolare indicava due specie diverse, ciò che genera talvolta confusione. Questi erano e in parte sono i curiosi nomi attribuiti all’alchemilla (secondo alcuni testi): «erba memoria», «pianta del parto», «manto di nostra signora», «erba rossa», «stellaria», «ventaglina» o «piede di Leone». In tedesco è chiamata «Frauenkraut», ossia «Erba delle donne».
Per scorgere questa piccola pianticella occorre ricercarla con cura, anche perché è abbastanza rara. La si riconosce, come detto, dalle grandi foglie semicircolari a forma di ventaglio e dai minuscoli fiorellini giallo-verdi che sbocciano tra luglio e agosto. Sono molte le varietà esistenti, e tutte condividono le medesime proprietà medicinali. Si utilizza solo la parte aerea della pianta, cioè foglie e fiori, che si raccolgono preferibilmente da maggio a luglio; per ogni pianta vi è un tempo balsamico ideale per la sua raccolta. La fitoterapia moderna stabilisce regole rigorose per l’utilizzazione delle piante coltivate, dal momento della semina a quello della raccolta, che deve avvenire in luoghi e tempi atti a favorire la migliore resa dei suoi principi attivi; la pianta coltivata deve possedere caratteristiche il più possibile simile a quelle della pianta selvatica. Per tornare alle sue molte proprietà, l’alchemilla è astringente, cicatrizzante e antisettica per piccoli tagli, è antiinfiammatoria per il mal di gola, di denti e per il cavo orale, inoltre rilassa il sistema nervoso. Due o tre tazze di infusione al giorno troverebbero un ottimo impiego anche nell’obesità e nell’insonnia, e i diabetici potrebbero berne spesso. Raccomandiamo comunque, come facciamo sempre, di consultare un medico o una persona competente prima di farne uso.
La vera forza dell’alchemilla (un po’ come per altre piante come la salvia o il trifoglio o la cimicifuga), sta nella cura dei disturbi provocati dalle mestruazioni, per le emorragie interne ed esterne, e per attenuare il bruciore vaginale dovuto a infezioni micotiche. È insomma la pianta «tutto fare» per i disturbi della donna.
Scriveva il famoso parroco erborista svizzero Johan Künzle (1857-1945): «Col tempestivo e prolungato uso di quest’erba medicinale diventerebbero superflui due terzi di tutte le operazioni fatte alle donne. Guarisce tutte le infezioni addominali, febbri, ulcere ed ernie. Ogni puerpera dovrebbe bere un quantitativo di quest’erba per 8-10 giorni: numerosi bambini avrebbero ancora la loro mamma, e molti vedovi affranti le loro mogli, se avessero conosciuto questo dono di Dio!». E con questo ci sembra abbia detto tutto. «Tritata e applicata esternamente – continua Künzle – l’Alchemilla guarisce ferite, punture e tagli. I bambini che malgrado una buona alimentazione hanno una muscolatura debole rinvigoriscono con l’uso continuato di questa tisana».
«Combinata con la Borsa del pastore, una comune pianta che cresce spontanea nei prati, l’Achemilla – scrive invece la famosa erborista guaritrice Maria Treben (1907-1991) nel suo La salute dalla farmacia del Signore – libera dall’atrofia muscolare e da gravi e inguaribili malattie muscolari. Questa pianta preziosa viene applicata contro la sclerosi multipla e dal Burgenland mi è stato riferito che, con l’infuso di alchemilla bevuto o impiegato esternamente per frizioni sulla regione cardiaca in caso di gravi affezioni di questa muscolatura, si erano ottenuti miglioramenti notevoli. Così il nostro creatore – conclude Maria Treben – nella sua grazia ha fatto crescere un’erba per ogni malattia, per ciò non gli saremo mai sufficientemente riconoscenti!».