Bibliografia
- Dietrich Barsch, Rock-glaciers - Indicators for the Present and Former Geoecology in High Mountain Environments, Springer Verlag (Heidelberg-New York-Tokyo), 1996, 331 pp.
- Lionel Higgins et Norman D. Riley, Guide des Papillons d’Europe, Delachaux et Niestlé (Lausanne), 1971, 415 pp.
- Hugh M. French, The PeriglaciaI Environment, Longman Limited (Edinburgh), 1996, 141pp.
- Rémy Knafou, Les Alpes, Presses Universitaires de France (Paris), 1984, 127 pp.
- Angelo Valsecchi. Greina, la nostra tundra. Club Alpino Svizzero sezione Ticino (Lugano), 2003, 61 pp.

Parnassius phoebus (Lionel Higgins)

Una natura complessa e molto preziosa

Biodiversità - Dal Lucomagno al San Bernardino, zone di grande pregio ambientale e naturalistico
/ 04.09.2017
di Alessandro Focarile

«Se la tendenza dovesse mantenersi incontrastata, il futuro è la Disneyworld delle Alpi: potentissimi impianti trasportano il turista in quota, dove potrà marciare in fila indiana lungo itinerari predisposti posando lo sguardo su boschi e vette dall’accesso vietato» (Le Alpi, Club Alpino Svizzero 2016).

Dalle porte di Nizza a quelle di Vienna, le Alpi si estendono lungo 1200 chilometri. È la più importante catena montuosa dell’Europa geografica (che comprende anche il Caucaso e gli Urali). Dai primordi dell’occupazione umana, e cioè 8000 anni da oggi, ha sempre costituito un ostacolo e, nello stesso tempo, un luogo di passaggio per popolazioni che cercavano il calore verso il Mediterraneo – da Nord verso Sud – e il tramonto del sole verso l’Atlantico, da Est a Ovest. 

A livello mondiale, nessun altro sistema montuoso ha conosciuto nel corso del tempo (e conosce) una così intensa e capillare presenza umana. Durante un breve periodo di neppure 130 anni, l’uomo ha realizzato la costruzione di 18 tunnel internazionali ferroviari e autostradali, e ha organizzato 11 parchi nazionali nei territori di sei Paesi alpini a salvaguardia dell’ambiente e dei suoi contenuti naturalistici.

Le Alpi Lepontine, che si estendono tra il passo del Sempione (2005 metri) e quello dello Spluga (2115 metri), sono un settore della catena alpina tra le Alpi occidentali e quelle orientali. I bacini imbriferi che vi sono compresi alimentano ben tre mari: quello del Nord, il Mar Nero, e il Mediterraneo, attraverso il Reno, il Danubio, il Rodano e il Po. Si tratta di un cruciale nodo idrografico a livello europeo. È inoltre un territorio-cerniera dal punto di vista strutturale e naturalistico. A livello alpino, le Lepontine sono costituite dai più importanti affioramenti di gneiss e graniti, con la presenza più o meno cospicua di rocce carbonatiche (calcari, dolomie, calcescisti). Questa varietà litologica è all’origine di suoli che generano (come corollario) una flora diversificata.

Nell’ambito di questo settore si configura una zona che ci riguarda più da vicino, e precisamente quella tra il passo del Lucomagno (1905 metri) e quello del San Bernardino (2116 metri), e che doveva essere compresa nella proposta area del Parco dell’Adula. Durante i passati decenni era stata proposta qualche iniziativa turistico imprenditoriale. Se realizzata, avrebbe sconvolto tre zone di grande pregio ambientale e naturalistico. Precisamente la creazione di un centro di sport invernali a Dötra nel comune di Olivone (alta Valle Blenio), con la costruzione di infrastrutture e impianti di risalita, sbancamenti di terreni, manomissione della copertura arborea e manomissione del reticolo idrico in un settore interessato da fenomeni carsici. La costruzione di un invaso per scopi idro-elettrici, che prevedeva la distruzione dell’altipiano della Greina, l’unico esempio di tundra nelle Alpi ticinesi. Infine, la costruzione di un altro invaso in alta Valle Curciusa. Questa valle, pur trovandosi idrograficamente nel bacino del fiume Reno (a settentrione), per una centenaria storia di proprietà di pascoli, appartiene amministrativamente al comune di Mesocco a sud. 

Una energica e documentata azione di protesta, ha fatto sì che questi tre progetti non fossero attuati. Anche con il favore di mutate situazioni ambientali ed economiche: la progressiva diminuzione delle precipitazioni nevose nel corso degli ultimi trent’anni e le mutate situazioni economiche a seguito della liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica hanno reso improponibile la costruzione di nuovi invasi nelle superstiti aree geografiche disponibili in questo settore alpino.

Dalle formazioni boschive di bassa e media quota nella Mesolcina e in Valle di Blenio si può costruire un profilo forestale completo fino ai conifereti a 2000 metri, con tre specie di pino, compreso il cembro, i larici e gli abeti rossi (Picea abies). II contatto tra rocce basiche (calcareo-dolomitiche) e quelle acide (gneiss) è all’origine di una flora molto ricca e significativa, in quanto coinvolge le caratteristiche ecologiche di entrambe le formazioni vegetali. Un esempio: la contigua presenza dei due rododendri hirsutum e ferrugineum, le rose delle Alpi nell’alta Valle Blenio. 

Nell’area centrale, che era stata proposta per il Parc Adula, erano stati analizzati i pregi naturalistici e di conseguenza il valore e il significato del territorio dal punto di vista paesaggistico. Tra le unità ambientali (ecotopi) considerate di elevato significato naturalistico ne vanno ricordate sei. 

Il primo ecotopo è caratterizzato dai querceti con rovere al bosco della Motela in alta Mesolcina e dai boschi di tigli (una rarità) ad Est di Mesocco. La presenza del maggiociondolo (Laburnum) alle soglie della catena alpina, estrema penetrazione verso nord di questo albero peculiare del clima insubrico, mite e umido (termofilo). 

Il secondo ecotopo è dato dalle selve di pino cembro nella zona del Lucomagno, fino a 2000 metri. Ultime vestigia di un popolamento continuo che ricopriva superfici di migliaia di ettari, come è stato documentato grazie alle analisi dei pollini in bacini torbosi dalle Alpi Marittime alla Slovenia, su un’estensione di oltre mille chilometri.

Terzo, le torbiere particolarmente diffuse nella zona tra San Bernardino villaggio e il passo omonimo. In quest’ultimo settore vi sono decine di bacini di tutte le dimensioni, popolati da una flora e da una fauna entomologica del tutto peculiari. Inoltre altrettanto cospicuo è il paesaggio delle torbiere tra Campra e il Piano Signano (Valle Blenio). Tutti singolari e didattici esempi di ambienti boreali nel cuore delle Alpi. Le più estese torbiere del Cantone Ticino sono ubicate nell’alta Valle Malvaglia (Alpe Quarnei), e nell’altipiano del Motterascio, confinante con la celebre Greina. Al Motterascio è stata scoperta la singolare fioritura di alghe (Tovelia sanuinea) che conferiscono un colore rosso sangue alle acque stagnanti della torbiera.

Quarto, i vistosi esempi di quelle particolarità morfologiche legate al tardo glacialismo, e cioè i rock-glaciers, i ghiacciai attualmente sotterranei, sui quali galleggiano coltri di detriti rocciosi in lento defluire verso il basso per gravità (zona del Simano, in Valle Blenio).

Quinto ecotopo, le numerose e vistose testimonianze del glacialismo: rocce montonate e lisciate dall’esarazione, cuscinetti di soliflusso originati dalla permanente azione del gelo e del disgelo che ne provoca il sollevamento sul terreno circostante, i suoli poligonali con simile origine, cordoni morenici con differenti stadi di colonizzazione vegetale. Tutti esempi di paesaggi plasmati dai ghiacciai e che meriterebbero, ciascuno, un’adeguata illustrazione.

Sesto e ultimo ecotopo, lo straordinario territorio della Greina e del Motterascio, la tundra alpina ticinese sospesa e pianeggiante a 2000 metri tra i bacini di due mari: il Mediterraneo a sud, il Mare del Nord a settentrione. Con la sontuosa fioritura della sassifraga cigliata (Saxifraga aizoides) che nutre i bruchi del raro Parnassio di Febo (Parnassius phoebus, foto), una farfalla esclusivamente alpina e delle regioni boreali dell’Asia. Una regione alpina unica e preziosa per i suoi contenuti naturalistici e ambientali, ricca di un fascino del tutto particolare, efficacemente descritta con sensibilità e passione da Angelo Valsecchi (2003).

Tra il Lucomagno e il San Bernardino; una regione alpina di casa nostra che merita di essere frequentata e conosciuta.