Un «macho» con le pinne

Mondoanimale - È il luccio a essere stato eletto pesce dell’anno 2023 dalla Federazione svizzera di pesca
/ 12.06.2023
di Maria Grazia Buletti

Può raggiungere una lunghezza di oltre un metro e trenta e pesare più di venti chili; è caratterizzato da un corpo allungato, leggermente compresso ai lati, mentre la pinna dorsale e quella anale si trovano in posizione molto arretrata rispetto alle altre specie ittiche: stiamo parlando del luccio, designato «pesce dell’anno 2023» dalla Federazione svizzera di pesca (FSP).

«Maestro cacciatore», definito pure «macho» per la sua natura bellicosa di esperto predatore, il luccio non è una specie minacciata o a rischio di estinzione. Si infrange così la consuetudine secondo cui ogni volta si debba attirare l’attenzione del pubblico su una specie in difficoltà: «Al contrario, in Svizzera è ampiamente diffusa soprattutto nei laghi», conferma il capo dell’Ufficio della caccia e della pesca cantonale Tiziano Putelli, indicando il luccio come specie al «vertice della piramide alimentare», a suffragio del fatto che sappia «tener testa ai suoi simili e alle mutevoli condizioni ambientali».

Dal canto suo, per voce del presidente Roberto Zanetti, la Federazione svizzera di pesca (FSP) sottolinea che «nonostante i cambiamenti delle sue condizioni di vita dovuti alla pressione urbana, alla sistemazione delle rive dei laghi e al cambiamento climatico, più che una specie minacciata il luccio è un pesce che si impone e dà piacere, in quanto fra quelli più attrattivi e apprezzati dai pescatori». Ne è prova che «a fronte di tre quarti di tutte le specie di pesci autoctone estinte, minacciate o che dipendono dal nostro aiuto, le popolazioni e le rese di pesca sono stabili da vent’anni».

Putelli ne conferma la presenza nel Ceresio e nel Verbano; quest’ultimo è il lago in cui, dati di pesca ittica alla mano si può dedurre che abbondi di più. L’apertura della pesca di una specie ittica fa da cartina di tornasole della sua proliferazione nelle acque, spiega Putelli: «In Svizzera, e in Ticino, si applica il principio della pesca sostenibile: ciò significa che quando un pesce è presente con numeri limitati, la sua pesca viene chiusa come è successo, ad esempio, per l’anguilla». Vale a dire che una specie aperta alla pesca non dovrebbe essere a rischio di estinzione. Ciononostante, per quanto attiene al luccio, l’esperto afferma anche che «nella posizione del pescato (ndr. pesca professionale a scopo commerciale), il luccio occupa le posizioni basse».

Lo dimostrano i dati statistici del 2021 della pesca professionale nel lago di Lugano portati ad esempio: «Nel pescato professionale, le catture del luccio con le reti nel lago Ceresio sono state di 376 chili complessivi, a fronte dei 3000 di lucioperca, 3700 di pesce persico e 1300 di coregone». Egli la definisce per questo motivo «quasi una pesca accidentale», per il semplice fatto che la sua richiesta nella cucina non risulta particolarmente elevata come quella di altre specie: «È penalizzato dalle sue molteplici lische che sono molto più numerose di quelle, ad esempio, del lucioperca, del coregone o del pesce persico. Vanta comunque una carne magra e di tutto rispetto, destinata però a una cucina più ricercata».

Resta inoltre preda ambita particolarmente interessante per i pescatori dilettantistici che si confrontano con un pesce tutt’altro che facile da catturare, dalle grandi dimensioni e dallo spirito battagliero: «Si tratta infatti di una pesca più mirata a un pesce di grossa taglia (una sorta di confronto, una battaglia con un degno avversario) che necessiterebbe un’attrezzatura particolare soprattutto a causa della sua dentatura particolarmente tagliente, perché con quella di base la preda viene persa facilmente».

La FSP conferma la necessaria abilità di chi si dedica a questa pesca, anche per la possanza della mascella inferiore del luccio: «I suoi denti sono impressionanti e affilati come rasoi; più di un pescatore ha già subito serie lesioni alle mani e alle braccia a causa di una manipolazione incauta». D’altronde, anche nel suo habitat naturale il luccio risulta essere egemone indiscusso, pure con la nomea di essere cannibale: «Si nutre di pesci, uccelli acquatici, serpenti e mammiferi come ratti e topi. Quindi, non si limita ai propri simili, anche se il cannibalismo fra i lucci sembra avere una funzione di regolazione della popolazione della specie».

La logica conclusione a cui giunge il sodalizio è che «a causa del suo comportamento aggressivo e bellicoso, esso non è adatto come pesce d’allevamento». Considerato un «pesce solitario», resta immobile vicino a sponde o strutture in acqua, osserva la preda e poi la cattura con velocità fulminea grazie alla potente mascella e all’accelerazione repentina: «Ama particolarmente nascondersi nei canneti e, man mano che cresce, i suoi nemici si fanno sempre più rari».

Qualche dote emerge, però, dalla sua natura così particolare: «In quanto grande predatore all’apice della catena alimentare, il luccio svolge un ruolo importante nell’ecosistema e regola in parte le popolazioni di alcune specie ittiche attraverso uno spettro selettivo di prede», conclude il portavoce della FSP che comunque ne esplicita la natura opportunista che porta questo pesce dell’anno 2023 a nutrirsi «di ciò che può ottenere più facilmente».