Le nuove tecnologie e i nuovi metodi d’analisi permettono oggi di avere un quadro generale più dettagliato della salute delle nostre acque. Uno studio svolto dall’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam) in collaborazione con i servizi per la protezione dell’ambiente dei cantoni Turgovia, Basilea Campagna, Berna, Vallese, Ticino e altri partner, ha potuto evidenziare come nei piccoli corsi d’acqua dell’intero territorio elvetico vi siano quantità elevate di pesticidi. Stiamo parlando di sostanze provenienti da prodotti fitosanitari e da biocidi, ossia sostanze affini a erbicidi, fungicidi e insetticidi, ma utilizzati in ambito urbano.
Tra i biocidi, che chimicamente sono spesso molto simili ai prodotti fitosanitari, rientrano per esempio sostanze utilizzate come disinfettante per l’igiene umana, animale, alimentare o ambientale, i conservanti per preservare il deterioramento di materiali vari (come legno, fibre, plastiche, carta, oggetti d’arte), ma anche componenti di vernici e pitture. Biocidi sono inoltre le sostanze usate per il controllo degli animali nocivi, per la disinfezione dell’aria e dell’acqua, e per la conservazione di liquidi o fluidi vari nei sistemi di raffreddamento negli impianti industriali.
L’esito dello studio, pur non allarmante, è per lo meno preoccupante, come ha sottolineato l’Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo (Dipartimento del territorio del cantone Ticino) che, anche a seguito della situazione riscontrata, ha voluto lanciare nel maggio del 2017 la campagna di sensibilizzazione «Troppi pesticidi nei corsi d’acqua».
A preoccupare non sono solo gli episodi puntuali che lasciano delle tracce importanti nei corsi d’acqua e quindi anche nei laghi, ma sono pure le contaminazioni dovute all’uso improprio e continuato dei prodotti. Per diminuire i residui di fitosanitari e biocidi, la campagna informativa invita quindi la popolazione alla collaborazione, evitando o riducendo il loro consumo e optando per alternative meno devastanti. In caso di impiego s’invita inoltre al rispetto rigoroso delle indicazioni riportate sulle etichette, sia per le modalità d’applicazione sia per il corretto smaltimento.
Con l’obiettivo di proteggere le acque sotterranee e le riserve di acqua potabile, la Svizzera ha adottato già nel 2001 il divieto generale d’impiego di erbicidi sulle strade, i sentieri e gli spiazzi. Su queste superfici le sostanze vengono, infatti, facilmente dilavate e finiscono in fretta nelle acque, risultando quindi estremamente dannose per gli ambienti acquatici. L’impiego di erbicidi è vietato anche su tetti, terrazze e depositi. Tutti i prodotti fitosanitari (in cui, oltre agli erbicidi, rientrano anche i fungicidi o gli insetticidi) non possono inoltre essere utilizzati nelle riserve naturali, nelle torbiere, nelle paludi, nelle siepi e nei boschetti campestri, dai quali va mantenuta una striscia di tre metri di larghezza. Allo stesso modo lungo le rive, nel bosco e in una striscia di tre metri di larghezza lungo il loro margine è vietato l’uso dei pesticidi.
Nonostante tutti questi provvedimenti i livelli riscontrati nel recente studio promosso dall’Ufam hanno rilevato la presenza eccessiva di pesticidi nelle acque. D’altronde, come cita lo studio, in Svizzera viene stimato l’utilizzo giornaliero di oltre 30mila tipologie di prodotti di sintesi, di cui parte è riscontrabile sotto forma di «microinquinanti organici», ossia sostanze riscontrabili in concentrazioni molto basse (dell’ordine di microgrammi o nanogrammi per litro).
Lo studio dell’Ufam ha evidenziato la presenza, in uno o più campioni, di 105 sostanze diverse sul totale di 277 ricercate. I prelievi in Ticino sono stati svolti nel 2015 in un canale del Piano di Magadino per un totale di 49 campioni d’acqua. Tra le sostanze appurate 100 riguardano i pesticidi (prodotti fitosanitari e/o biocidi) e i loro prodotti di trasformazione e degradazione. Considerate singolarmente, le concentrazioni sono risultate di norma contenute, ma la presenza simultanea in tutti i campioni di molti principi attivi (mediamente 27) si riflette in concentrazioni complessive più consistenti.
Per contrastare la situazione, il Consiglio federale ha adottato lo scorso autunno un piano d’azione sulla diminuzione del consumo di pesticidi nell’agricoltura. Il progetto mira a ridurre del 30 per cento l’utilizzo di prodotti fitosanitari entro il 2027. «Una rinuncia totale – cita il comunicato – oggi non è possibile; i raccolti devono essere protetti da malattie, parassiti e malerbe antagoniste. Senza protezione fitosanitaria la produzione di derrate alimentari dell’agricoltura svizzera sarebbe nettamente inferiore».
Il piano d’azione approvato dal Consiglio federale pone obiettivi chiari: le immissioni di pesticidi nelle acque vanno ridotte e i prodotti che si degradano lentamente nel terreno vanno utilizzati con maggiore parsimonia. Dal piano d’azione è stata stralciata la proposta di una tassa sui prodotti fitosanitari, che verrà però proposta in forma diversa nel dibattito sulla politica agraria previsto nel 2022.
Non sono però solo i contadini a doversi occupare della questione e infatti «tutti gli attori sono coinvolti», come ha commentato Christian Leu, direttore della Sezione qualità delle acque dell’Ufam. L’associazione Sauberes Wasser Für Alle (Acqua pulita per tutti) ha definito «inadeguato» il piano d’azione chiedendo allo Stato di sostenere solo le aziende che non fanno uso di pesticidi. Deluse anche Pro Natura, Greenpeace, BirdLife Svizzera e Wwf, secondo cui le disposizioni non contengono né una protezione esplicita dell’acqua potabile né un divieto dei prodotti più tossici. Di «occasione persa» ha parlato pure Bio Suisse, secondo cui il governo non sta promuovendo la produzione biologica. L’Unione svizzera dei contadini ha invece accolto più favorevolmente il piano d’azione ma vorrebbe che si rafforzassero gli obblighi anche per gli altri utilizzatori di prodotti fitosanitari: aziende edili, ferrovie, comuni o privati.