Sua maestà la castagna

La grà di Comano, inaugurata questa primavera, mira all’educazione e alla didattica, senza dimenticare il valore del frutto del castagno
/ 05.12.2022
di Elia Stampanoni

Il 2022 è stato in generale un buon anno per le castagne ticinesi, i ricci e i frutti sono stati abbondanti, un po’ meno per l’albero a causa della siccità, anche se le conseguenze si vedranno solo nelle prossime stagioni.

La castagna oltre a essere raccolta (e già quest’attività può essere un sano piacere), viene gustata e valorizzata in tanti modi, alcuni antichi come la tradizione di caricare la grà, termine dialettale che sta ad indicare il metato, ossia l’essiccatoio per le castagne. Di grà ce ne sono diverse in tutta la Svizzera italiana, molte dismesse, alcune recuperate o costruite nuove con obiettivi didattici e culturali, senza dimenticare comunque lo scopo primario di seccare e conservare, a lungo termine, un frutto tanto pregiato. Pensiamo per esempio alle grà di Cabbio, Moghegno, Sonvico e Vezio, oppure a quelle in Bregaglia e in altre valli della Svizzera italiana. 

Da poco anche Comano ha la sua grà, inaugurata lo scorso maggio è situata al Parco San Bernardo, a monte del paese sulla via che conduce all’omonimo eremo con chiesetta. Un’iniziativa resa possibile dal Comune e dal Patriziato locali, i quali si sono anche avvalsi del supporto di un gruppo di amici e dell’aiuto dell’Ente regionale per lo sviluppo del Luganese. L’edificio è stato costruito ex novo, in un luogo appartato, ai margini del bosco e inserito in una selva castanile valorizzata nell’ambito del medesimo progetto. La grà è stata edificata in mattoni e cemento, non essendoci nei paraggi delle pietre adatte allo scopo (mentre per il tetto sono stati usati dei vecchi coppi) e si differenzia così da quelle che si trovano (o trovavano) invece nel nucleo di Comano, annesse alle abitazioni. Lo scopo principale dell’iniziativa è didattico, culturale e sociale, per avvicinare e coinvolgere la popolazione, in particolare i bambini e i giovani, alle tradizioni del nostro territorio.

Le attività proposte, principalmente durante l’autunno, spaziano dalla raccolta fino alla lavorazione: accanto alle necessarie nozioni storiche, culturali e ambientali legate a questo frutto, al bosco e a tutto quanto vi ruota attorno, i ragazzi iniziano con la raccolta delle castagne, che vengono poi messe a essiccare nel metato (270 i chilogrammi caricati quest’anno). Il processo richiede circa due settimane, durante le quali viene acceso un fuoco moderato a pianterreno. I frutti, posizionati su un graticcio al piano superiore, asciugano così dolcemente al fumo, senza cuocere come avviene invece con le caldarroste. Una volta secche le castagne perdono circa un terzo del loro peso e vengono di seguito battute, in modo che la buccia, ora secca, si stacchi. Segue poi la vagliatura (con il vàl) per separare le bucce dai frutti, i quali sono dunque pronti per essere conservati a lungo, un’esigenza vitale nel passato, quando frigoriferi e congelatori non avevano ancora fatto la loro apparizione nelle economie domestiche. Le castagne essiccate trovano poi diversi usi nell’alimentazione, anche quella moderna, ma uno dei più comuni è quello che prevede la macinatura per ottenere farina.

I ragazzi possono quindi seguire l’intero processo, andando poi ad approfondire ulteriori temi a dipendenza dell’età e degli interessi. Assaporano così il castagno e i suoi frutti dall’inizio alla fine, assorbendo emozioni e rivivendo conoscenze, pratiche e tradizioni del passato, lontane ma ancora vive.