Serata

Le guide nello zaino

Il castello di Serravalle così come la guida pubblicata dalla SSAS saranno i protagonisti di una conferenza con Silvana Bezzola Rigolini e Valeria Frei che si terrà mercoledì 23 agosto alle 19.00 sulla piazza esterna della Biblioteca cantonale di Bellinzona.

Moderato da Stefano Vassere, direttore delle Biblioteche cantonali, l’incontro è intitolato «Le guide nello zaino. Ticino culturale da sfogliare e visitare». 


Storia e fascino del Castello di Serravalle

Territorio - Una nuova guida edita dalla SSAS e un progetto di valorizzazione importante ridanno lustro al maniero
/ 14.08.2023
di Stefania Hubmann

Scoprire la storia del castello di Serravalle sul posto a conclusione del progetto di valorizzazione, ma pure attraverso i suoi reperti attualmente esposti al Palazzo dei Landfogti a Lottigna, il tutto con il prezioso supporto di una nuova guida dedicata al maniero dalla rinomata collana Guide storico-artistiche della Svizzera. Edito dalla Società di storia dell’arte in Svizzera (SSAS), l’opuscolo Il castello di Serravalle, rigoroso dal punto di vista scientifico ma agile da consultare, costituisce la prima pubblicazione al termine di un progetto comprendente indagini archeologiche e valorizzazione durato due decenni. Il 2023 è quindi l’anno in cui il castello della bassa Valle di Blenio viene riconsegnato in tre diverse forme alla popolazione locale, a un ampio ventaglio di visitatori – la guida è disponibile anche in tedesco – e a tutti gli interessati a scoprire, conoscere ed esplorare lo sperone roccioso di Serravalle che ha rivelato l’esistenza di un castello precedente (risalente al X secolo), oltre a reperti eccezionali dal punto di vista archeologico.

Partiamo anche noi a ritroso, come deciso sia per la guida, firmata dall’archeologa e storica Silvana Bezzola Rigolini, codirettrice del progetto di scavi, sia per l’esposizione in una delle due sedi del Museo storico etnografico Valle di Blenio. La mostra è stata curata dalla stessa archeologa unitamente all’architetto e museografo Nicola Castelletti al quale è stata affidata la rilettura contemporanea dell’edificio per renderlo fruibile. Emerge così già un primo aspetto importante di questo progetto: l’interdisciplinarità che ha visto riunite archeologia e architettura. Il dialogo fra le due discipline ha potuto svilupparsi sul lungo periodo, giungendo a risultati gratificanti per entrambe e soprattutto per l’obiettivo dell’iniziativa volta a riunire in un unico programma ricerca e valorizzazione.

Un’iniziativa promossa in primis dall’Associazione Amici del Castello di Serravalle (premiata nel 2013 dall’Associazione svizzera per la protezione dei beni culturali) che all’inizio del nuovo Millennio si è rivolta all’Accademia di architettura dell’USI. La sensibilità dell’architetto Aurelio Galfetti, allora direttore dell’ateneo, ha permesso a Silvana Bezzola Rigolini, dopo un primo studio preliminare, di condurre una ricerca archeologica sul campo dal 2002 al 2006, in collaborazione con l’Università di Basilea (prof. Werner Mayer), l’Ufficio dei beni culturali del Canton Ticino, finanziata dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica e sostenuta da enti nazionali, cantonali e locali. Al termine delle indagini archeologiche, tramite un concorso di architettura, è stato scelto il progetto del neolaureato dell’Accademia Nicola Castelletti per valorizzare il sito. Per i seguenti sedici anni i due professionisti hanno quindi cercato di capire le reciproche esigenze nell’intento da un lato di far risaltare le caratteristiche del castello e dall’altro di rendere questo luogo visibile e godibile.

«Oggi il castello restituisce a visitatori e ricercatori la sua storia», spiega Silvana Bezzola Rigolini. «I risultati delle cinque campagne di scavo hanno superato le nostre aspettative, permettendo in primo luogo di documentare l’esistenza di un castello precedente (Serravalle I) a quello oggi visibile (Serravalle II), il primo risalente al 900, il secondo edificato attorno al 1230 con successivi ampliamenti e distruzione definitiva nel 1402. Il progetto di valorizzazione ha permesso ad esempio di evidenziare in superficie i ritrovamenti murari del primo castello conservati sotto il piano di calpestio, così da rendere visibile parte della sua planimetria».

«Se le immagini dall’alto permettono di identificare la planimetria completa di Serravalle II – precisa da parte sua Nicola Castelletti – il castello è comunque ben visibile anche dal basso grazie al risanamento della selva castanile e relativo taglio degli alberi invasivi. Sono inoltre stati riattivati i sentieri che portano allo sperone roccioso e posata una discreta illuminazione all’interno delle mura. Il castello, con nuove sedute in ferro, è così diventato anche uno spazio ricreativo da godere sia di giorno, sia la sera in occasione di eventi culturali».

Nella guida, testi e immagini invitano alla scoperta di questo luogo situato in posizione strategica all’inizio della Valle di Blenio. «Il castello di Serravalle è oggi il meglio conservato della valle ed era l’opera castrense più importante della regione, accanto al castello di Curtero, a Torre, completamente distrutto nel 1182…» si legge nella parte dedicata all’inquadramento storico.

Dall’architettura del castello spostiamo l’attenzione ai ritrovamenti riconducibili a diversi ambiti. Uno dei più significativi è stato rivelato proprio da un pezzo di muro. Si tratta di un affresco di cui è visibile una riproduzione in loco. Spiega Silvana Bezzola Rigolini: «Il grande frammento di affresco costituisce l’unico esempio di decorazione parietale dell’inizio del XIV secolo ritrovato in un edificio civile a livello regionale. Con numerose altre tipologie di reperti contribuisce a identificare il castello come una dimora signorile, la cui architettura difensiva aveva essenzialmente valore simbolico e di rappresentanza del potere dei residenti». Un altro ritrovamento di incomparabile valore archeologico è quello dei proiettili di trabucco (macchina d’assedio). «Quest’ultimo è una macchina da guerra di origine bizantina», prosegue l’esperta. «I cinque proiettili ritrovati (di due diversi calibri) sono tra le testimonianze più antiche dell’utilizzo del trabucco in Occidente, impiegato in questo caso nell’ambito della distruzione del primo castello».

All’affresco e al trabucco la guida dedica due box di approfondimento. Nella quarantina di pagine ve ne sono altri su ulteriori aspetti significativi del progetto. Per Valeria Frei, responsabile dell’Ufficio Svizzera italiana della SSAS, è una soddisfazione vedere riuniti nella guida i risultati di una ricerca di così ampio respiro, completi delle informazioni riguardanti l’esistenza di due castelli. Al riguardo precisa: «Il contributo del Comune di Serravalle, da sempre convinto sostenitore dell’intero progetto, ha permesso di arricchire la collana delle guide SSAS con un monumento il cui interesse travalica i confini cantonali coinvolgendo, oltre al pubblico, anche la comunità scientifica. La versione in lingua tedesca sarà quindi pure molto apprezzata». Pubblicate da quasi novant’anni, le guide storico-artistiche della Svizzera sono riconosciute per la loro autorevolezza e in diversi casi rimangono l’unica pubblicazione riservata a un determinato edificio. «L’opuscolo è curato in ogni dettaglio – prosegue Valeria Frei – motivo per cui ha richiesto quasi un anno di lavoro. Il suo valore passa attraverso i testi, le fotografie (la maggior parte di Roberto Gianocca) e la grafica affidata a Claudio Lucchini. La guida è inoltre disponibile come eBook».

Nelle immagini dell’opuscolo, come dal vivo nella mostra, ci sono dettagli che colpiscono. Pensiamo, ad esempio, alle tracce di riparazione tuttora visibili sul frammento di un grande recipiente in pietra ollare. Questo e altri reperti contribuiscono a mostrare come si svolgeva la vita al castello di Serravalle. Nicola Castelletti: «Dalla quotidianità del castello oggi, diventato un piacevole parco, il percorso dell’esposizione porta a scoprire la quotidianità medievale del signorile palazzo. I bambini possono farlo tramite una postazione interattiva incentrata sulla tavola. I reperti in mostra si riferiscono però a più ambiti. Oltre alla tavola e alla cucina, sono rappresentati l’artigianato, l’intrattenimento, il cavallo con il cavaliere e, molto importante, la sfera militare». Su quest’ultima si sofferma pure Silvana Bezzola Rigolini: «Entrambi i castelli sono stati distrutti con grande violenza come testimoniano l’impiego del trabucco per il primo maniero e il ritrovamento di migliaia di punte di freccia per dardo di balestra per il secondo. Quest’ultimo venne assediato, saccheggiato e dato alle fiamme».

L’architettura e i reperti dei due castelli permettono di rivivere un significativo spaccato di storia della regione che si estende per cinque secoli. Ciò è possibile fra le mura del castello, leggendo la Guida della SSAS e visitando la mostra allestita fino al 5 novembre a Lottigna. Scoperta, esplorazione e conoscenza sono quindi riunite nella valle come auspicato dal progetto di valorizzazione e dopo la prima mostra organizzata nel 2016 a Bellinzona. Silvana Bezzola Rigolini, Nicola Castelletti e Valeria Frei sottolineano d’altronde il ruolo chiave svolto dalla comunità locale nella realizzazione del progetto, oggi arricchito della guida.