Ritorno al passato

Mondoanimale - I cavalli sempre presenti nella diciannovesima edizione di una rievocazione storica al Castelgrande, dai Romani al Medioevo
/ 08.05.2017
di Maria Grazia Buletti

Nel Medioevo il cavallo era di uso comune e i suoi molteplici impieghi spaziavano dalla battaglia, ai trasporti, all’agricoltura. Esso era segno distintivo di una classe sociale della quale era l’elemento fondamentale. Con la fine dell’Impero Romano, perdutosi il costume di combattere in «ordine chiuso», l’elemento decisivo delle battaglie divenne il combattente a cavallo pesantemente armato. Di pari passo, nell’agricoltura si abbandonò l’uso dei buoi per trainare l’aratro, mettendo al loro posto il cavallo che si rivelò molto più prestante e leggero.

Con questa breve «galoppata» nella storia, manco a dirlo, scritta pure a grandi paragrafi dagli zoccoli del cavallo, siamo entrati pari pari nell’epoca storica del principe azzurro. Ma che principe? Imperatore! E grazie alla presenza e prestanza dei cavalli, Bellinzona si prepara a vivere la consueta rievocazione primaverile della vita medievale. La Spada nella Rocca avrà luogo il fine settimana del 20 e 21 maggio, al Castelgrande di Bellinzona, e presenterà come di consueto uno scenario medievale in cui immergersi totalmente, con un ulteriore ritorno al passato nella messa in scena di domenica del passaggio di una settantina di legionari Romani.

Con la collaudata manifestazione, Castelgrande tornerà a vivere i fasti della fine del XII secolo, quando Federico I (il Barbarossa) scendeva ripetutamente in Italia nel tentativo di sedare le rivolte delle città italiane. La storia narra che durante queste «calate», le fortificazioni di Bellinzona e le loro mura svolgevano un ruolo cruciale nella strategia di conquista, fungendo da testa di ponte sicura e insuperabile per le truppe imperiali.

Quanta vita ha attraversato la «strettoia» dei Castelli: sovrani, messaggeri, commercianti, mandriani, pellegrini, guerrieri, profughi, mendicanti… e l’Imperatore. Il primo castello fu costruito dai Romani molti secoli dopo il periodo neolitico che vide il primo insediamento collinare sotto il comando dell’Imperatore Augusto, nel 15 a. C.

Ma anche quanti cavalli, dal passaggio dei Romani al Medioevo del Barbarossa! Dalle cronache possiamo individuarne differenti tipologie: il destriero era il cavallo da battaglia, di mole considerevole, addestrato con grande cura; il corsiero era impiegato nei tornei dove velocità e mole creavano una massa d’urto considerevole, adatta a disarcionare gli avversari. E poi c’era il palafreniero, cavallo da viaggio, il ronzino: animale da soma forte e resistente. Il Cortaldo era deputato a trasportare le armi e l’equipaggiamento del cavaliere, mentre la chinea era utilizzato dalle dame, perché di piccola taglia e molto docile.

Il terzo weekend di maggio al Castelgrande di Bellinzona coi figuranti della Spada nella Rocca ci saranno davvero i cavalli, a riportare il pubblico a quel tempo, con insediamento di tende, qualche fuoco e la gente del passato (o vestiti come a quei tempi), la cena medievale e i tornei a cavallo. Questi ultimi sono conosciuti anche come giostre (dal latino juxtare, avvicinarsi) e sono una forma di festa d’armi di origine medievale, che nasce come gioco guerresco con l’obiettivo di trarre esercizio della guerra.

I cavalli che saranno «figuranti con la criniera» sono quelli di Cecco della Chiossa (vicepresidente della Spada nella Rocca) e di Alessandro Bonissi, reduci da Fiera Cavalli a Verona nel 2015, dove hanno portato il nome dei cavalieri della Spada e di Bellinzona nella vicina Penisola. I grandi protagonisti equini ci mostreranno come vivevano i loro antenati dell’epoca. Li si potrà ammirare come ogni bambino sogna, racconta Cecco della Chiossa: «Si potranno vedere in tutto il villaggio medievale, nelle manifestazioni e dimostrazioni, nella sfilata del centro cittadino di sabato mattina, giorno di mercato».

E saranno di nuovo i cavalli ad essere protagonisti del combattimento in sella. «È un combattimento che richiede una grande abilità che non si può improvvisare, dunque a quel tempo si preparavano sin dalla giovane età», racconta il nostro interlocutore che ci spiega come, per proteggere il cavallo, vennero studiate apposite armature che lo riparassero dagli attacchi di lance e dalle armi della fanteria. Gli equini «attori» presenteranno un nutrito programma: «Sabato mostreremo una Giostra con l’ausilio di sei cavalli. Poi, mostreremo il «Saraceno», un allenamento medievale fatto con una palla attaccata a un pupazzo rotante. Il cavaliere deve colpirla e schivare il pupazzo (Saraceno) che ruota di conseguenza al colpo».

Queste sono solo un paio di anticipazioni di quanto i cavalli di oggi ci mostreranno entrando nei panni dei loro parenti medievali. E di quelli romani, domenica, nell’evocazione del passaggio legionario a Bellinzona messo in scena dal gruppo di Simone Triscari (la Legio VII Augusta) che brevemente riassume l’evocazione: «I legionari combattevano a piedi, perché la tipica peculiarità era quella della fanteria pesante. Essi non avevano la cavalleria, normalmente formata dalle popolazioni conquistate e divenute associate come i Galli, i Germani, i Celtiberi. Questi fornivano a Roma dei tributi sotto forma di cibo, cavalieri e per l’appunto cavalli.

A Castelgrande si avrà dunque modo di godere di questa immersione nella storia, anche grazie a cavalli di oggi ben accuditi e ben preparati come attori di quel tempo: una bella occasione anche per i nostri bambini che sogneranno a occhi aperti e saranno protagonisti di un’atmosfera medievale in cui ogni cavallo pare Pegaso, nella sua superba bardatura cavalleresca.