I costi dei trasporti sono al centro di attenzione e frequenti discussioni: in famiglia, sul posto di lavoro e, a suon di interpellanze, interrogazioni e mozioni parlamentari, nell’arena politica. Si discute quando si tratta di scegliere l’abbonamento più adeguato per i propri tragitti quotidiani, di verificare la fattura del garagista, di controllare quali deduzioni per le spese di trasporto sono ammesse nella dichiarazione fiscale, di capire i criteri per il calcolo dell’imposta di circolazione, di esprimersi sull’adeguamento del costo della vignetta autostradale, sull’aumento dell’IVA per finanziare le nuove infrastrutture oppure ancora del costo del parcheggio per la sosta della propria automobile. Spesso si dibatte sulla riduzione del prezzo dei biglietti ferroviari o persino della concessione della gratuità per l’uso di tutti i trasporti pubblici. Le vittime predestinate della decisione finale sono due: il borsello del consumatore oppure il reddito del contribuente dopo l’accertamento fiscale. Per il consumatore si tratta di far quadrare i conti famigliari, per le imprese di coprire i propri costi e realizzare un profitto e per gli enti pubblici di mantenere l’equilibrio finanziario sul medio termine.
Per fornire qualche elemento di giudizio è interessante considerare l’incidenza della spesa specifica per i trasporti sul complesso delle spese e del reddito del consumatore. Per questa valutazione ci viene in aiuto la periodica inchiesta sui conti delle economie domestiche condotta dall’Ufficio federale di statistica. Essa ne quantifica i redditi e ne analizza le abitudini di consumo. I dati vanno interpretati con prudenza in funzione della categoria di reddito considerata e delle differenze tra le diverse regioni del Paese.
Se si considera un’economia domestica media sul piano nazionale la spesa per i trasporti ammonta a 753 franchi mensili; in Ticino il valore corrispondente arriva a 659 franchi. L’incidenza sul complesso delle spese mensili si fissa all’8,6 rispettivamente al 9%.
Approfondendo l’analisi per le diverse fasce di reddito si constata che questa incidenza percentuale non muta nella sostanza: oscilla tra il 7,2% per la categoria di reddito più bassa e il 9,3% della categoria medio-superiore.
A valori leggermente più elevati, che si situano tra il 9,5 e il 12,8%, si giunge invece se consideriamo l’incidenza sul reddito disponibile, ossia sull’importo di cui può liberamente disporre l’economia domestica media dopo deduzione delle cosiddette spese obbligatorie (assicurazioni sociali, imposte, assicurazione malattia di base). In termini assoluti la differenza tra la media ticinese e quella svizzera, appena inferiore a 100 franchi mensili, è verosimilmente generata dal livello tendenzialmente superiore dei salari e dei prezzi oltralpe. In termini relativi l’impatto è tuttavia pressoché identico.
Emerge però un quadro diverso sul piano nazionale e cantonale se si esamina la suddivisione della spesa complessiva media per i trasporti nelle sue due componenti: quella per i trasporti individuali motorizzati (automobile, motocicli e biciclette) e quella per i trasporti pubblici (treno, bus, tram, aerei e battelli, esclusi gli impianti di risalita). In Svizzera ai primi è destinato il 77,3% dell’importo complessivo e ai secondi il 22,7% mentre in Ticino si arriva all’88% rispettivamente al 12%. Come si evince dal grafico nel nostro cantone i trasporti individuali incidono sul totale della spesa mensile per il 7,9% e i trasporti pubblici per l’1,1%.
È questo un indizio che conferma come in Ticino il trasporto pubblico non goda ancora della diffusione e del favore di cui beneficia a nord delle Alpi; è meno utilizzato e dunque incide in modo molto marginale sulla spesa del consumatore rispetto a quella per i trasporti motorizzati individuali.