Nuove varietà e nuovi metodi di lotta. Sono questi i due punti forti emersi durante l’ultima Giornata del viticoltore organizzata da Federviti e Agroscope al Centro del verde di Mezzana. Fondamenti su cui fa affidamento la viticoltura del futuro, con l’aspettativa di ridurre l’impiego di prodotti fitosanitari di sintesi (chimici).
Una tendenza, quella delle nuove varietà, che non è comunque una novità, dato che già diversi vitigni resistenti o meno suscettibili alle malattie (interspecifiche) vengono coltivati con buon esito, garantendo raccolti di qualità in un contesto vitivinicolo oggi ancora incentrato sui classici vitigni, con il Merlot in prima fila. Ne è un esempio la varietà Divico, selezionata dal centro di ricerca Agroscope di Cadenazzo e omologata nel 2013 come particolarmente interessante per il Ticino.
Dopo il successo dei vitigni Gamaret, Garanoir, Diolinoir, Carminoir e Galotta, affermatisi per il loro potenziale di qualità e la loro resistenza al marciume degli acini, la stazione di ricerca ticinese si è attivata (dal 1996) per la ricerca di nuove varietà resistenti alle principali malattie fungine della vite (oidio e peronospora).
Divico è stata ottenuta con incroci naturali tra Gamaret e Bronner (quest’ultimo è una selezione ottenuta dall’istituto tedesco di Friburgo (Staatliches Weinbauinstitut Freiburg) e porta i geni per la resistenza alla peronospora e all’oidio provenienti dalle viti selvatiche americane e asiatiche). Un vitigno interessante per la qualità enologica (vicina alla media) e soprattutto dotato di ottime caratteristiche agronomiche con un’elevata sopportazione alla peronospora, all’oidio e al marciume grigio. Divico, così denominata in onore di un leggendario conduttore svizzero, s’indirizza verso una viticoltura più ecologica, dove risulta possibile ridurre drasticamente l’utilizzo dei prodotti fitosanitari.
Agroscope continua comunque a lavorare, in collaborazione con altre stazioni di ricerca e istituti, alla creazione e scoperta di varietà che possano avere dei rendimenti e una qualità paragonabile ai vitigni tradizionali, ma senza l’impiego sistematico di prodotti fitosanitari di sintesi.
Lo sviluppo di nuove varietà riveste un interesse ancor maggiore se si considerano i cambiamenti climatici in corso. La temperatura in 150 anni è aumentata di 1,3-1,6 °C circa, accompagnata da una chiara diminuzione del numero di giorni di gelo, da un aumento del numero di giorni estivi e tropicali e da una netta diminuzione delle nevicate. Un insieme di condizioni mutevoli che hanno un’influenza diretta sulla vite e sui suoi parassiti, e che potrebbero aumentare l’attrattività di vitigni interspecifici come Divico. Ma sarà soprattutto il consumatore, con le sue scelte, a deciderne la sorte.
Per ridurre l’utilizzo dei prodotti chimici nei vigneti, le possibilità non si esauriscono però con la scelta delle varietà. Per il Merlot, per gli altri vigneti classici, ma anche per le varietà interspecifiche (che ricordiamo non sono immuni alle malattie, ma solo più resistenti), la giusta scelta del prodotto, le dosi e il giusto tempismo sono essenziali per la buona riuscita della strategia di lotta.
A tal proposito è sicuramente utile il portale Agrometeo, definito come un dispositivo di supporto alle decisioni. Si tratta di una piattaforma a disposizione di tutti, dove trovare gli strumenti e le informazioni per una migliore gestione della lotta fitosanitaria in agricoltura. Agrometeo si basa su una rete costituita da oltre 150 stazioni che rilevano i dati microclimatici (precipitazioni, temperatura, umidità) e la loro evoluzione, poi utilizzati in modelli per elaborare previsioni sui rischi di attacchi da parte di malattie fungine o parassiti.
Le centraline trasmettono costantemente (ogni dieci minuti) i valori percepiti, mentre i modelli si basano sulle conoscenze della biologia dei parassiti in relazione ai fattori meteorologici. Attualmente, oltre che per la peronospora e l’oidio, sono disponibili pure dati per la tignola e la tignoletta, due insetti che interessano il viticoltore.
Grazie a Agrometeo il viticoltore trova consigli su dove e come intervenire con i suoi trattamenti fitosanitari, ottenendo pure indicazioni sul dosaggio, un fattore essenziale per avere il massimo dell’efficacia e il minimo spreco, il tutto a favore dei costi ma anche dell’ambiente.
Un terzo tema di rilevanza per una viticoltura più ecologica è senz’altro quella delle sostanze naturali, sempre più valide alleate nella lotta antiparassitaria. La ricerca sta infatti testando diversi alternative che, pur non dando ancora delle garanzie assolute, forniscono dei risultati confortanti. In questa categoria di sostanze rientrano per esempio estratti di alghe o di piante come la laminarina o l’olio di arancio, sottoprodotti animali come il siero di latte, oppure anche altre sostanze naturali come zolfo o rame, che possono però avere effetti negativi se utilizzati in modo eccessivo (accumulo nel terreno).
Tra i derivati della natura rientrano pure microorganismi come batteri o funghi che possono distruggere il patogeno oppure ostacolarne la crescita. Altre sostanze si dimostrano invece particolarmente efficaci nell’aumentare le capacità di resistenza della vite, rendendola così meno suscettibile agli attacchi parassitari. Accanto alla scelta della varietà, l’utilizzo dei giusti prodotti al momento giusto e nella dose giusta è quindi la scelta vincente per il viticoltore che desidera un prodotto il più possibile sostenibile.