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Mercoledì 27 aprile, alle 18.30, avrà luogo una conferenza pubblica virtuale, con i medici Stefano Cafarotti e Andrea Saporito. Vedi link


Nuovi bisogni e qualità di vita

Medicina - Nelle cure dei pazienti oncologici, la presa a carico del dolore merita particolare attenzione
/ 25.04.2022
di Maria Grazia Buletti

Ancora oggi la diagnosi di tumore viene vissuta come una condanna a morte. «Spesso ha un impatto catastrofico sulla qualità di vita, a prescindere dalle buone prospettive terapeutiche, e gran parte di questa reazione deriva da un vissuto interiore emotivo caratterizzato per lo più da luoghi comuni oramai ancestrali, in cui la parola cancro equivale a morte». A parlare è il dottor Andrea Saporito, primario di anestesiologia all’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli, che alla percezione del dolore vede pure correlato gran parte di questo atteggiamento comune a molti. Tutto potenziato «da un’eventuale esperienza di intervento chirurgico che è sempre spersonalizzante in quanto, nel frangente, l’individuo smette le vesti di persona e diventa una malattia, un organismo da curare».

Eppure, lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione. «I tumori sono una malattia soprattutto dell’età avanzata e il numero di nuovi casi cresce in relazione al progressivo invecchiamento della popolazione», afferma il dottor Stefano Cafarotti, primario di chirurgia toracica e responsabile dei Centri Oncologici Specialistici (COS) EOC, ponendo l’accento su evoluzione oncologica e presa a carico del paziente: «Negli ultimi anni, tecniche diagnostiche, chirurgiche e radioterapiche hanno registrato importanti progressi». Così come le terapie mediche hanno contribuito ad aumentare la speranza di guarire e ridurre le recidive, «aumentando i tempi di sopravvivenza dei pazienti con malattia avanzata e favorendo in molti casi una stabilizzazione e una cronicizzazione del tumore anche della durata di anni».

Gestione individualizzata dei pazienti e complessità delle cure sono realtà: «Lo stato dell’arte nei trattamenti dei tumori solidi più diffusi fa sì che queste malattie oggi si curino sempre meglio, perciò si guarisce sempre più spesso. Possiamo dunque bilanciare l’aumento di incidenza dei tumori con l’evoluzione delle cure oncologiche, oggi integrate e interdisciplinari». Siamo nel contesto dei Centri Oncologici Specialistici EOC (i cui medici incontreranno la popolazione in un Oncoforum, giovedì 12 maggio dalle 9, Aula Polivalente USI, Campus Lugano EST, previa iscrizione su sito eoc): «Sono centri di competenza organo-specifici che si occupano in modo coordinato, integrato e interdisciplinare di prevenzione, diagnosi, cura e follow-up dei pazienti». Ciò comporta il beneficio di una diagnosi precoce e l’avvio immediato del percorso diagnostico e cura che, così strutturato, fa sì che il tempo massimo standard entro il quale comunicare la diagnosi è all’incirca di una settimana; mentre tra diagnosi e inizio della cura non si oltrepassano le quattro settimane».

Il dottor Saporito ricorda pure che questa uniformità fra la sensazione dei pazienti e quanto percepito dalle diverse figure professionali coinvolte è determinante per riuscire a garantire loro la migliore qualità di vita possibile: «Non si cura l’organo, bensì il paziente nella sua completezza mente-corpo». I nuovi bisogni del paziente oncologico tornano al centro, così come l’assoluta attenzione alla sua qualità di vita: «È necessario coinvolgere attivamente il paziente, indagando la sua nuova vita costituita da piccoli o grandi disturbi che possono comprometterne la quotidianità, ma che sono ancora troppo spesso sottovalutati dai clinici».

Se ne deduce un ritorno all’approccio olistico del paziente, attraverso un ventaglio di figure curanti, secondo l’esigenza di ciascuno, spiega Cafarotti: «L’infermiere di riferimento accompagna il paziente in tutti i suoi passaggi e può segnalare le sue necessità perché impara a conoscerlo bene; lo psico-oncologo e altre figure completano la presa a carico individuale».

In questo quadro accorto e accudente del paziente oncologico, un aspetto saliente è dato dalla presa a carico del dolore, spiega Saporito: «Il mio compito come responsabile anestesista in un centro che fa chirurgia oncologica è cercare di rendere quanto più possibile umana un’esperienza altrimenti alienante, che è quella di passare attraverso un percorso diagnostico in cui l’intervento è la cosa di impatto emotivo più pesante». Ciò restituisce umanità alla persona stessa e si fa in diversi modi, tra cui la seria considerazione del dolore e il relativo trattamento, partendo dal presupposto che chi sta provando dolore forse non si chiede cosa esso sia perché lo sa fin troppo bene. Si chiede invece come esso possa essere lenito o eliminato.

L’anestesista sottolinea la natura del dolore come «un’esperienza molto individuale, per l’entità non strettamente correlata alla sede e alla causa, per l’espressione molto diversa da persona a persona, per la complessità della sua percezione ed espressione e per innumerevoli cause di natura non medica bensì sociale, individuale, di vita, che ne influenzano a loro volta la percezione». Anche in questo campo (anestesiologico e terapia acuta del dolore) si sono fatti grandi passi avanti, di pari passo alla conoscenza sempre più approfondita del funzionamento del nostro sistema nervoso: «Si è capito che il cervello è plastico e si modifica in base agli stimoli, come qualsiasi cosa in natura: lo stimolo doloroso modifica il sistema nervoso sensibilizzato dal meccanismo di percezione del dolore: il corpo si rende più sensibile, ed è sempre più nota la correlazione con il sistema immunitario, a dimostrazione del fatto che il corpo umano funziona in un tutt’uno. Si è compreso che i meccanismi alla base della percezione del dolore, che è importante non cronicizzi, sono spesso gli stessi alla base dei circuiti neurali responsabili di emozione, ansia, umore e stress».

Saporito definisce come «peccato originale della medicina occidentale» il non aver considerato tutto ciò per lungo tempo nel passato. Nell’imperativo categorico di «togliere il dolore il più possibile, rispettando la dignità della persona» sta il trattamento individualizzato e si colloca la presa a carico olistica. Il dolore è un’esperienza fisica, morale, sociale, culturale intrinseca alla natura umana, mai eliminabile totalmente. Ma, conclude Saporito: «Ciò non significa che ci si debba rassegnare e la medicina si deve fare carico del dolore nella sua soggettività, complessità e incertezza anche nel paziente oncologico». Così come si fa carico di malattie gravi, usando tutti i mezzi a disposizione, e facendo il proprio dovere di curanti.