Quando pensiamo agli animali selvatici, soprattutto di questi tempi, ci viene in mente il lupo. Poi pensiamo ai cinghiali. Non di certo alle mucche! O meglio: potremmo pensare a Maggie, Mrs. Calloway e Grace: le mucche alla riscossa (Home on the Range, 2004) del lungometraggio Disney diretto da Will Finn e John Sanford. Ambientato nel vecchio West, il film ha come protagonista un bizzarro terzetto di mucche da latte che, fra mille peripezie, devono catturare un famigerato ladro di bestiame per incassarne la taglia che serve a salvare la loro fattoria dal pignoramento. Uno spensierato e divertente lungometraggio fantastico nel quale le mucche si ribellano e scappano dalla fattoria proprio per salvarne le sorti.
Storia di fantasia, dicevamo. Eppure, talvolta la realtà la supera davvero: prova ne è che dal 2011 in Liguria vive allo stato brado una mandria di mucche. «Sono bestie che si sono inselvatichite e appena vedono qualcuno scappano nel bosco», racconta a inizio marzo di quest’anno il sindaco di Masone, Enrico Piccardo, ai media genovesi incuriositi della bizzarra mandria. Mucche che, alle nostre latitudini, vediamo di norma pascolare pacifiche in qualche prato o in un alpeggio estivo. «Non ci resta che usare un drone per individuarle e abbattere almeno i tori perché sono pericolosi», conclude sconsolato il primo cittadino di Masone, riferendosi ai danni che queste mucche, ribattezzate «ribelli», causano a orti, colture e frutteti.
La loro storia risale alla fine anni Novanta, quando un’azienda agricola dell’entroterra genovese del comune di Mele ottiene un finanziamento europeo per il mantenimento di una mandria di settanta mucche di razza Limousine che vivono allo stato brado. Si tratta di mucche per le quali l’obiettivo primario dell’azienda sta nel desiderio di mantenere il terreno pulito con lo scopo di prevenire gli incendi. Le notizie dell’epoca riportano che poi, in seguito a indagini effettuate dalla magistratura, i finanziamenti europei vengono bloccati. A quel punto, l’azienda in questione non può più farsi carico dei costi di mantenimento delle mucche e la mandria passa sotto la tutela del comune di Mele. Ma non c’è pace per queste mucche e il loro destino prende una nuova piega. Stavolta una brutta piega, perché anche il Comune non riesce a mantenere la mandria e a quel punto interviene direttamente la magistratura che, per ordine dell’allora pubblico ministero Silvio Franz emana un ordine di cattura delle cosiddette «Vacche delle Giutte», il cui destino sarà di andare a una stalla-mattatoio in Lombardia. Il magistrato non ha però fatto i conti con la natura di queste vacche dalle quali riemergono ben presto scaltrezza e abilità, retaggio del loro carattere selvatico sviluppato in anni e anni di vita libera.
Dal 2011 le mucche riescono a darsi letteralmente alla macchia: si sa che si dividono in due gruppi e si spartiscono il territorio nel quale ancora oggi vivono. Notizie recenti riportano che una parte di esse si è stabilita nei boschi di Mele e Masone, l’altra ha varcato il crinale appenninico e si è spostata nell’entroterra di Savona, tra Urbe e l’Area montana del Beigua. Fatto sta che le due piccole mandrie di mucche ribelli non sono passate inosservate e, come già spiegava il sindaco di Mele, al loro passaggio hanno lasciato parecchi danni a colture, frutteti e orti.
Da qui l’ordine di abbattere gli esemplari maschi, che però non sono affatto concordi con questa loro nuova condanna a morte e si danno parecchio da fare per difendersi. A conferma di ciò sta quanto riportato da un gruppo di escursionisti che la scorsa estate percorrevano l’Alta Via dei Mondi Liguri quando si sono trovati davanti alla carica dei bovini. Questo ci fa comprendere che se da una parte è vincente l’uso di un drone per individuare questi capi di bestiame ormai selvatico, d’altro canto non è per nulla ovvio attuare la soluzione prospettata. A tutto vantaggio delle mucche protagoniste di questo articolo, ma non solo.
Le «vacche ribelli» della valle Stura sono infatti diventate le protagoniste di un film di alcuni giovani produttori genovesi che hanno deciso di raccontarne gesta e sorti. Si tratta del fotografo genovese Paolo Rossi, specializzato in ricerche documentaristiche sui lupi, di Stefania Carbonara, videomaker e del naturalista Alessandro Ghiggi.
A riassumere la situazione ci ha pensato sempre qualche tempo fa il sindaco di Masone, Enrico Piccardo: «Con due tori, la mandria si è oramai riprodotta: erano cinque capi e ora sono più di una dozzina. Ribadiamo che vacche hanno inoltre perso le loro caratteristiche vivendo allo stato brado: è loro cresciuto il pelo, ma soprattutto sono cambiate geneticamente. Saltano come caprioli, escono la notte come i lupi per cibarsi e di giorno restano nei boschi. Quando c’è siccità vanno a bere nel torrente Stura e hanno così dimostrato di aver imparato a sopravvivere».
Questa primavera passata, in fase di realizzazione e raccolta di fondi per il filmato, Paolo Rossi ha rilasciato questa dichiarazione a «Genova24.it»: «Gli abbattimenti sono sporadici a causa del comportamento selvatico e dal buon tasso riproduttivo della mandria errante, però vogliamo realizzare il cortometraggio prima che sia troppo tardi». Imprendibili: così sono state definite le mucche ribelli liguri, anche se le trappole fotografiche di chi ha realizzato il cortometraggio le hanno potute «catturare» almeno in foto nel loro selvatico peregrinare (quella in pagina non ritrae le vacche in questione).
E pensando ai videomaker possiamo dire che, per una volta, a dare la caccia a queste vacche libere non sarà qualcuno che le vuole far fuori, ma persone che ci presenteranno un filmato della vita delle «Vacche ribelli», degne eredi di antichi progenitori selvatici.