«Ci sono novità strepitose! Abbiamo salvato un cavallo con una “visita a distanza”; i ragazzi sono stati molto bravi e hanno seguito tutte le nostre indicazioni! Il cavallo sta già meglio a pochi giorni dall’intervento» è la recente telefonata che riceviamo dal veterinario Stefano D’Albena, specializzato in cavalli, che esercita insieme alla collega Francesca Caporelli. «Abbiamo visto dal video il cavallo sdraiato e abbiamo pensato potesse trattarsi di una colica. Poi, con le nostre indicazioni, i ragazzi ci hanno permesso di visitare l’animale e di comprendere che si trattava di qualcosa di ben diverso, probabilmente di neurologico, e abbiamo dato indicazioni per una terapia mirata che già sta dando i suoi frutti».
Una «visita a distanza», seppure azzeccata, non è figlia della pigrizia di un veterinario poco professionista che non vuole recarsi a visitare il suo paziente-cavallo. Il relativo entusiasmo riguarda il fatto che il paziente in questione si trova sull’Isola di Capo Verde e non è semplice, da Lugano, riuscire a dare una mano per risolvere una situazione patologica drammatica nella quale si teme addirittura di perdere il cavallo.
A Capo Verde non c’erano i cavalli, un tempo. In mezzo al mare la vita è molto diversa dalla nostra e trovare farmaci e medici per gli animali non è cosa facile. Solo qualche settimana prima avevamo incontrato i veterinari D’Albena e Caporelli proprio per parlare di quei cavalli, del loro perché e soprattutto del prezioso aiuto che i due medici sono riusciti a dare per migliorare la qualità di vita di questi equini che rappresentano anche una fonte di sostentamento della popolazione locale.
«I cavalli si adattano tantissimo all’ambiente che li ospita e l’esperienza che stiamo vivendo con i cavalli di Sal è un ottimo insegnamento anche per noi».
Siamo nell’Arcipelago di Capo Verde, un grappolo di isole di origine vulcanica nell’Oceano Atlantico. Il clima è caratterizzato da siccità, terreno arido e ventoso, senza prati erbosi e con poca acqua: «Eppure ci sono i cavalli! Sono di derivazione portoghese (lo sbarco dei navigatori portoghesi risale al 1460) e sull’isola di Sal se ne contano una decina circa».
Stefano e Francesca si chiedono innanzitutto come sopravvivano questi equini, cosa mangino, come vengano accuditi e curati. «Il fieno è utopia, per trovare l’acqua bisogna darsi parecchio da fare e importare dalla terra ferma fieno, cereali e il necessario per l’accudimento e il sostentamento di questi animali sarebbe dispendioso». I due veterinari familiarizzano con i proprietari degli animali e comprendono quanto essi tengano ai loro cavalli: «Per loro sono un bene prezioso, in quanto veri e propri collaboratori: sull’isola i più fortunati lavorano nel turismo, altri si arrangiano come possono, e chi ha i cavalli si dà da fare per portare a spasso i turisti, vivendo di questo».
Poi si adoperano per dare loro una mano: «Bisogna pensare che lì non c’è nulla delle comodità che a noi paiono ovvie per il sostentamento e la cura dei cavalli». Azioni quotidiane come la cura degli zoccoli operata dal maniscalco, il controllo dei denti da parte del veterinario dentista, le cure veterinarie di base (suture o medicazione di ferite, vaccinazioni, malattie, gravidanze e parti) non sono scontate. Il problema nasce già dal cibo: «Quando si arriva lì, si capisce subito che non c’è nulla e loro ovviano alla carenza di fieno e nutrienti per il cavallo attraverso un unico prodotto che noi abbiamo studiato a fondo per poter ottimizzare l’alimentazione di questi equini». D’Albena racconta che questo «ammasso di polvere» arriva dal Brasile e assomiglia a uno «sfarinato» nel quale è tritata fibra d’erba e fieno: «Essa viene mischiata con quel bene preziosissimo che è l’acqua, per procurarsi la quale macinano chilometri in bicicletta, sulla quale caricano 40/50 litri alla volta per i loro cavalli».
Stefano e Francesca studiano qualche preparato vitaminico a complemento di questo pastone, ma comprendono presto che le esigenze di questi cavalli vanno ben oltre: «Ad esempio, non hanno mai ricevuto un vermifugo, e noi proviamo a provvedere costantemente a inviarne; bisognava controllare, limare e aggiustare i denti (la dentatura sana e funzionale è essenziale per la masticazione del cavallo), pareggiare gli zoccoli, curare le ferite che con quel clima (e senza disinfettanti e antibiotici) non guariscono facilmente come da noi; controllare le gravidanze, castrare gli stalloni, altrimenti costretti a stare sempre chiusi perché il clima favorisce il continuo estro delle giumente e così via…».
Mai avremmo immaginato una realtà così complessa, nella quale i cavalli si sono adattati in modo esemplare. Ce lo mostrano le fotografie (vedi il servizio completo su www.azione.ch) dei nostri interlocutori: quei cavalli sono molto belli e ben tenuti, assolutamente ben accuditi («i ragazzi se ne occupano con orgoglio e cercano di non far mancare loro nulla, nel limite delle loro forze»). Con entusiasmo e la consapevolezza di dare aiuto come è possibile a questi cavalli che si confrontano con una vita parecchio aspra, i due veterinari ci indicano ciò di cui più necessiterebbero: «Siccome laggiù manca tutto, pensiamo possano far comodo semplici bende da lavoro che potrebbero fare le veci di bendaggi e medicazioni di ferite, vaccini (importantissimi come le paste vermifughe), preparati vitaminici, medicine per equini (anche scadute) e quant’altro».
Nel mostrarci una realtà molto differente da quella in cui siamo soliti immaginare il cavallo, D’Albena e Caporelli raccontano che laggiù sono i benvenuti tutti quelli che possono dare una mano («Un maniscalco che insegni loro a pareggiare gli zoccoli, ad esempio»), insieme al materiale che si potrebbe raccogliere tramite loro, disposti a recarsi periodicamente a Capo Verde per dare continuità a questa solidarietà verso equini che si meritano un miglioramento della loro qualità di vita: «Chi volesse prendere contatto con noi, lo può fare contattando l’Equine Veterinary Service (078 622 15 13, 076 328 15 13 o scriverci a sdhorsevet@gmail.com). Un concreto aiuto ai «cavalli nel vento» di queste isole da sogno, che con il loro spirito di adattamento stanno insegnando parecchio anche a chi si prenderà cura dei nostri equini.