Leggere la realtà comunale nelle sue molteplici sfaccettature nell’ottica di genere a favore di una società più inclusiva, più armoniosa, più forte. È quanto sta compiendo la Città di Mendrisio, unico comune in Ticino ad avere un dicastero dedicato in modo specifico alle politiche di genere. Frutto di un lungo lavoro iniziato nel 2016, è attivo dall’inizio della legislatura 2021-2024 in risposta a una visione condivisa a livello interpartitico. Visione che si è dapprima concretizzata nell’allestimento del Bilancio di genere (2020) per valutare la situazione di partenza. Il Dicastero Politiche sociali e Politiche di genere ha da parte sua presentato l’estate scorsa il Piano di azione che sta entrando nel vivo con iniziative concrete in linea con il Piano di azione cantonale per le pari opportunità, la Strategia Parità 2030 adottata dal Consiglio federale nel 2021 e l’Agenda 2030 dell’ONU. Sul ruolo di un dicastero dedicato al genere e sui relativi sviluppi abbiamo intervistato la municipale di Mendrisio Françoise Gehring Amato, capo dell’innovativo dicastero.
Signora Gehring Amato, quali sono gli obiettivi di un dicastero incentrato sulle Politiche di genere?
Uno degli obiettivi principali è creare una Città più inclusiva, attenta alle pari opportunità per tutti, indipendentemente dal genere. A questo scopo ci si dota degli strumenti necessari per osservare con gli occhiali di genere servizi, bisogni, necessità, risorse, criticità e margini di manovra. In questo modo si possono creare i presupposti per stimare la domanda di servizi da parte di cittadine e cittadini. Attraverso questa lettura e attenzione al genere la Città di Mendrisio aspira a un cambiamento sostanziale a livello delle politiche, fungendo nel contempo da stimolo per altri settori sul territorio affinché adottino l’ottica di genere come prassi usuale. A livello cantonale Mendrisio viene spesso portata ad esempio per le politiche attente alle pari opportunità e ai processi partecipativi legati alla responsabilità sociale, processi che partono già dall’infanzia.
Un dicastero specifico dedicato al genere è quindi una necessità per promuovere le pari opportunità?
Attraverso un dicastero specifico si sottolinea l’importanza del tema, favorendo quel lavoro interdisciplinare e interdipartimentale che caratterizza le tematiche di genere, attraverso un coordinamento unico ma sinergico. Le politiche di genere vanno infatti a toccare settori diversi a cominciare dall’educazione. Gli studi di genere confermano quanto i diversi atteggiamenti di maschi e femmine siano appresi e come l’educazione abbia un ruolo fondamentale nell’indirizzare bambine e bambini verso percorsi di maggiore o minore parità. Vi sono poi le questioni legate al rischio di fragilizzazione economica e alla conciliabilità famiglia e lavoro. Quest’ultima interessa sempre più anche le giovani generazioni di uomini. La prima invece è emersa fra le criticità messe in luce dal Bilancio di genere. I dati relativi all’utenza dell’Antenna sociale mostrano che le donne sole o a capo di famiglie monoparentali o ancora in età avanzata sono maggiormente esposte alla precarietà economica.
Come è stato accolto il Piano di azione delle Politiche di genere presentato lo scorso giugno?
Il Piano in questa prima fase è stato presentato in vari settori dell’Amministrazione dove ha suscitato interesse come pure concrete collaborazioni su obiettivi e azioni comuni. Si tratta anche in questo caso di una prima a livello ticinese e, benché le politiche di genere meritino di essere ambiziose, abbiamo deciso di partire da punti molto tangibili, in particolare riguardo alla conciliabilità famiglia e lavoro. Alla luce dei risultati scaturiti dal primo Bilancio di genere, stiamo analizzando l’attuale situazione delle offerte di accoglienza dell’infanzia e le relative esigenze delle famiglie.
A Mendrisio la volontà di implementare le pari opportunità è condivisa a livello politico. Ciò si traduce in un consenso anche a livello di Amministrazione e popolazione?
Nell’ambito della parità, come testimonia la storia delle conquiste in Svizzera, occorre perseveranza e, per certi versi, anche pazienza. Ogni passo conquistato va inoltre difeso tenacemente. Ciò detto, all’interno dell’Amministrazione di Mendrisio sono già numerose le persone attente alle questioni delle pari opportunità e con regolarità vengono organizzati momenti formativi. Per quanto riguarda la popolazione, se penso alla risposta allo sciopero delle donne del 2019, posso dire che la parità è un tema cha fa breccia. Spetta comunque all’Ente pubblico un ruolo attivo nell’implementazione delle pari opportunità.
Oltre alla conciliabilità famiglia e lavoro, quali altre azioni sono già state messe in atto o sono previste a breve termine?
Stiamo lavorando molto sul tema dei familiari curanti che è centrale, perché riveste pure un’importanza sociale. Il primo passo in questa direzione è costituito da momenti di formazione all’interno dell’Amministrazione. La questione della conciliabilità famiglia e lavoro si pone anche a questo livello, per cui vorremmo allestire una campagna di informazione e di sensibilizzazione all’indirizzo delle aziende del territorio affinché siano orientate a recepire i recenti cambiamenti normativi e le opportunità offerte a livello cantonale per il supporto in questo specifico settore. Abbiamo inoltre avviato, nell’ambito dell’educazione di genere, un percorso conoscitivo e formativo con l’Istituto scolastico comunale, collaborando con le/i docenti delle scuole materne ed elementari sugli stereotipi di genere; attraverso un sondaggio abbiamo raccolto le loro opinioni e l’anno prossimo saremo pronti con momenti formativi ad hoc per le/i docenti interessati.
Riguardo ai tre assi strategici del Piano di azione, ci sono priorità da evidenziare?
I tre assi strategici sono: pari opportunità nell’Amministrazione comunale, nella sfera professionale e nel contesto formativo. Tutti e tre sono importanti, ma nel 2023 è intenzione della Città rafforzare in modo particolare la sfera delle pari opportunità nell’Amministrazione comunale grazie anche all’assunzione di un/a responsabile delle Risorse umane con la/il quale il Piano di azione verrà rivisto e ampliato. È inoltre prevista l’introduzione di altre figure chiave quali la/il delegata/o per le politiche di genere e una «persona di fiducia» in caso di molestie e mobbing. Detto in precedenza del tema della conciliabilità famiglia e lavoro, un’attenzione speciale sarà riservata anche al contesto formativo. Oltre a una collaborazione con le scuole, il Dicastero intende proporre progetti e approfondimenti su questioni essenziali come la violenza di genere e il linguaggio inclusivo. In tal senso stiamo definendo delle possibili collaborazioni sul piano cantonale.
Qual è oggi il problema maggiore da affrontare in una prospettiva di genere?
Viene da dire che sono tutti problemi maggiori. Penso che la libertà di poter scegliere e di autodeterminarsi sia fondamentale. In questo senso il contrasto a ogni forma di discriminazione e violenza mi sembra urgente, perché entrambe generano tantissima sofferenza. In questa società estremamente competitiva ognuna/o deve poter trovare una strada da poi riuscire a seguire autonomamente. La formazione, l’istruzione e l’educazione devono pertanto garantire pari opportunità di partenza, pari strumenti, pari diritti per il proprio sviluppo personale. Si tratta di riconoscere la dignità di una pluralità di esperienze, senza prevaricazioni né discriminazioni, né giudizi di valore.