Non occorre andare lontano per osservare (e magari per ammirare) alcuni significativi esempi di architettura sofisticata e costruita da un energico e straordinario ingegnere: la formica rosso-nera dei boschi di conifere (con esclusione di quelli popolati dal pino silvestre), che abita con sei specie differenti tutte le Alpi.
Comodamente seduti potrete raggiungere Carì (1650 metri) sopra Faido in Leventina, oppure la regione circostante Acquacalda (1850 metri), salendo verso il Passo del Lucomagno, il grande bosco a 1950 metri). Ma se volete osservare la più vasta e numerosa colonia, è necessaria un’escursione di un paio di ore nella valle Maggia. Forse, la più vasta finora censita in Ticino, e scoperta dal forestale Marco Dönni.
Salirete alle Cantine dell’Alpe Cortino (1400 metri) e su una superficie di alcuni ettari scoprirete un assembramento di ben 22 formicai (acervi) tra loro collegati, e cioè inter-connessi da una fitta rete di «camminamenti». Alcuni di questi acervi possono raggiungere un metro di altezza e una circonferenza di diversi metri, insediati in un bosco di abeti bianchi e larici. Vi troverete la dimora di diversi milioni di formiche in alacre attività. E tutto ha avuto origine qualche centinaio di anni or sono grazie a un’unica formica regina, fondatrice del primo nucleo di formicai.
Questo imponente esercito di formiche nella buona stagione (che si protrae per oltre sei mesi) occupa un territorio di caccia esteso su qualche chilometro quadrato. Qui il suolo e gli alberi sono incessantemente ripuliti di ogni piccolo essere vivente in movimento. Si tratta di molte tonnellate predate e apportate nei formicai nell’arco di un anno di vita attiva, per nutrire la regina della casa e le larve sempre fameliche. E siccome 10mila formiche rosso-nere pesano un chilogrammo i conti sono presto fatti: all’Alpe Cortino vive qualche quintale di formiche!
Acervi. Queste funzionali strutture formano estese reti di unità sociali tra loro collegate. Queste possono riprodursi e svilupparsi in permanenza, restando collegate con il libero scambio di formiche operaie lungo le tracce odorose percepite, veri messaggi chimici, e che uniscono i vari formicai. Una super-colonia di Formica lugubris, scoperta nel Giura svizzero nel 1980, e descritta da Daniel Chérix, occupava 70 ettari, ed era formata da 1200 formicai (acervi) interconnessi grazie a cento chilometri di «camminamenti». Questo imponente monumento biologico era popolato da parecchi milioni di operaie, accompagnate da migliaia di formiche regine.
Nel 1979 i giapponesi Higashi e Yamauchi descrivevano una supercolonia di Formica yessenei (una specie appartenente al gruppo rufa), sicuramente la più vasta colonia animale finora conosciuta a livello mondiale. Essa copriva una superficie di 270 ettari nell’isola di Hokkaido. La popolazione stimata era di 306 milioni di formiche operaie, e di un milione di formiche regine. Questa enorme popolazione viveva in diverse migliaia di nidi tra loro interconnessi!
Dalla taiga siberiana, ove la temperatura minima può raggiungere sessanta gradi sotto zero (ma i formicai sono ben protetti sotto la neve), alle fitte abetaie della Scandinavia e del Nord America, su una estensione di oltre 20 milioni di chilometri, le formiche rosso-nere sono ovunque con miliardi di nidi, incuranti delle renne, degli orsi e degli ermellini che popolano i loro stessi territori.
E sui nostri monti, con gli aghi dell’abete bianco a 1200 metri di altitudine, attraverso lariceti e abetaie (Picea abies), e con quelli delle lande di ginepri fino a 2200 metri, c’è dovizia di materiali per costruire i formicai. Questi costituiscono una struttura composta principalmente da materiale organico tratto dal bosco: aghi di conifere, frammenti di licheni, spoglie di insetti. Inoltre frammenti di roccia, grumi di terriccio, glomeruli di resina apportati dalle formiche operaie con funzioni battericide e antisettiche.
Occorre osservare, inoltre, che la costruzione e la manutenzione del formicaio (acervo) avvengono utilizzando quasi esclusivamente un materiale vegetale, che presenta una molto bassa conducibilità termica: assorbe e perde calore molto lentamente (Geiger 1950). Le foglie (aghi) del pino cembro sono lunghe 4-6 centimetri, e quelle del ginepro alpino soltanto 10 millimetri. È probabile che le differenti specie di formiche rosso-nere si adattino a trasportare questi materiali che hanno pesi differenti. Il formicaio è una struttura vegetale permanentemente asciutta e secca ove non si formano fenomeni di marciume, e quindi assenza di batteri e micro-funghi. È un micro-ambiente completamente isolato dagli altri numerosi biotopi del bosco, saturo di acido formico, una sostanza chimica tossica e irritante secreta dalle formiche. Queste sono prive di pungiglione, spruzzano a molti centimetri di distanza un aerosol a base di acido formico con funzioni difensive e offensive.
I formicai hanno un’architettura molto complessa e funzionale, in quanto devono assolvere diverse esigenze micro-climatiche che assicurano la vitalità, della dimora. Queste esigenze sono ottenute grazie alla presenza e alla febbrile attività delle formiche, innanzitutto con il loro metabolismo: centinaia di migliaia di formiche generano calore. La struttura stessa è molto complessa e razionalmente suddivisa in vari settori, a seconda se questi servono per la dimora regale, per gli allevamenti (uova, larve), per il deposito di cibo che durante la buona stagione viene senza sosta raccolto e portato a casa, e infine il settore riservato al deposito dei rifiuti. Il bruco di una farfalla e la larva di un imenottero defogliatore (tentredinide) sono organismi ricchi di proteine e di grassi, veri serbatoi di nutrienti.
La parte esterna del formicaio è un sofisticato collettore solare grazie alla sua forma conica opportunamente rivolta a sud, e con un angolo di inclinazione di 45°–50° che favorisce l’assorbimento del calore solare indotto. Da ricordare che l’acervo costituisce la parte esterna dell’intero nido, e protegge la parte interna che si sviluppa nel terreno sottostante. Nell’acervo non vivono e prosperano soltanto le formiche, ma anche una più o meno ricca e differenziata consociazione di coinquilini più o meno tollerati. In un formicaio investigato a Faido in Leventina (700 metri) sono state censite ben 43 specie di artropodi, principalmente insetti.
Si tratta di predatori a carico delle uova e delle larve delle padrone di casa, demolitori delle materie legnose che compongono l’essenziale della costruzione. Spacciatori di droga poiché le formiche sono ghiotte delle sostanze zuccherine ricche di alcaloidi. Spazzini di tutti i resti organici inutili per le proprietarie. Opportunisti che godono del calduccio che si crea all’interno degli acervi: ben 12-15°C in più rispetto alle temperature esterne. Infine, qualche altra specie di formiche tollerate, come il Formicoxenus nitidulus. Ma non sempre le padrone di casa sono sagge!
Ricerche comparate svolte in varie località alpine hanno dimostrato che il formicaio è una entità biologica con carattere di «insularità» nell’ecosistema forestale. Infatti, la mesofauna nella lettiera a pochi metri di distanza dal formicaio ha caratteristiche delle sue componenti del tutto differenti. Questa constatazione mette ancor più in risalto la singolarità e l’isolamento topografico ed ecologico delle formiche rosso-nere nell’ambito della complessa e affascinante biodiversità del bosco. «Chiuse nel loro mondo fatto di messaggi chimici, le formiche sono ignare dell’esistenza dell’uomo. Il loro strano cervello tripartito elabora informazioni ricevute principalmente da uno spazio di soli pochi centimetri intorno al loro corpo. E non hanno alcuna costruzione mentale del tempo a venire. È stato così per decine di milioni di anni, e così continuerà a essere per un futuro indefinito». (Hölldobler & Wilson, 1997)