Riaprirà secondo le previsioni nel 2024, a quattrocento anni esatti dall’inizio della sua costruzione, il santuario della Madonna d’Ongero, piccolo capolavoro dell’arte barocca situato a Carona in mezzo al bosco. Ci vorranno quindi ancora due anni prima che il santuario dedicato a santa Maria di Loreto possa essere restituito a fedeli, pellegrini e altri visitatori quale luogo di culto e sede di pregiate opere artistiche. La «chiesetta sulla montagna», come l’aveva definita Hermann Hesse in un suo scritto, è oggetto di un intervento di restauro globale iniziato lo scorso mese di ottobre. Un intervento urgente visto il precario stato di conservazione di tutte le componenti del luogo sacro. Il progetto, curato dallo studio d’architettura Tecnoclima di Lugano, è commissionato dalla locale Parrocchia che può contare sul contributo finanziario di un gruppo di benefattori, contributo che sarà affiancato da sussidi federali, cantonali e comunali. La Parrocchia da parte sua sta procedendo a una raccolta fondi per coprire il resto dei costi. Molto amato dalla comunità caronese, punto di riferimento nel Luganese e fonte di richiamo anche per persone provenienti da oltre i confini cantonali, il santuario della Madonna d’Ongero nell’intento dei promotori dei restauri tornerà a vivere con nuove iniziative che interesseranno tutti i suoi elementi, dalla Via Crucis alle campane, al misconosciuto eremo.
L’entusiasmo è palpabile mentre visitiamo il cantiere con la presidente del Consiglio parrocchiale Cornelia Deubner-Marty e la vicepresidente Marielle Chollet Rampa. Le due giovani donne, originarie rispettivamente dei cantoni Svitto e Friburgo, risiedono a Carona da diversi anni e come gli altri abitanti sono molto legate al santuario. Durante i lavori è privo della statua della Madonna, delle tele della Via Crucis e di altri arredi sacri, ma colpisce sempre per la sua ricchezza e bellezza. La chiesa sorge al termine di una Via Crucis in pendenza con sette cappellette per lato le cui tavole sono esposte il Venerdì Santo e la seconda domenica di settembre quando si celebra la festa della Madonna d’Ongero.
«Al momento anche le tavole sono oggetto di restauro», spiegano le nostre interlocutrici. «Speriamo inoltre di poterne realizzare delle copie da lasciare sempre visibili nelle rispettive Stazioni».
Concluso nel 1640, il santuario fu costruito a partire da una piccola cappella risalente al 1515 nella quale era racchiusa un’immagine miracolosa di Santa Maria di Loreto. Miracolosa, secondo la tradizione, perché legata alla guarigione di una ragazza sordomuta. «Ci sono tre versioni di questo evento – racconta il parroco di Carona don André-Marie Jerumanis – che meriterebbe indagini storiche più approfondite». Don Jerumanis spiega anche un’altra ricorrenza: «Sempre secondo la tradizione orale, all’origine del pellegrinaggio che ogni anno la prima domenica di luglio parte dalla chiesa di Sant’Abbondio a Gentilino con meta la Madonna d’Ongero vi è un voto espresso per risparmiare la Collina d’Oro dalla peste diffusa nella regione nel XVII secolo».
I lavori di restauro del complesso sacro sono iniziati dalla torre campanaria. Proseguono le rappresentanti del Consiglio parrocchiale: «La muratura necessita un rinforzo, così come quella della sagrestia. A livello di campane bisogna cambiare il castello in ferro; saranno sostituiti anche i solai e le scale lignei». Dal campanile lo sguardo si posa su un annesso sottostante. È l’eremo, presente da tempo immemore, ma poco conosciuto. Spiegano le nostre guide: «Negli anni Novanta del secolo scorso è stato ammodernato ricavandone al pianterreno una zona giorno con camino e cucina, una camera da letto e un bagno. Anche il sottotetto offre spazio per dormire, ma è molto spartano. Qui saranno realizzati un nuovo bagno e due camere illuminati da tre lucernari. Il pianterreno sarà privo di barriere architettoniche, così da favorire gli ospiti con disabilità. La ristrutturazione dell’eremo permetterà di intensificarne l’uso includendo anche incontri allargati come ad esempio i ritiri di preparazione alla Cresima».
Ai diversi interventi sovrintende Luca Giordano coadiuvato dai suoi colleghi Marino Cattaneo e Roberta Testa. Il team ha concluso il relativo studio di fattibilità la scorsa primavera. Luca Giordano e i suoi colleghi collaborano da una decina d’anni con l’Ufficio dei Beni Culturali (UBC diretto da Endrio Ruggiero) per il restauro di edifici sacri tutelati. A Carona si è già occupato del restauro esterno della chiesa parrocchiale dedicata ai santi Giorgio e Andrea e di quello integrale di santa Marta. Riguardo alla Madonna d’Ongero aggiunge: «Nel 2016 è stato effettuato un primo intervento urgente per salvare gli affreschi e riparare la copertura. Purtroppo dopo un anno sono iniziati a cadere internamente pezzi di stucco. Essendo un notevole esempio di arte barocca, la chiesa della Madonna d’Ongero è particolarmente ricca di questo tipo di decorazione. Per questioni di sicurezza è quindi stata chiusa. Questa seconda fase di restauro implica lavori sostanziali per evitare in futuro il rischio di degrado subito in passato soprattutto a causa delle infiltrazioni d’acqua». Sul cantiere interverranno diverse ditte di artigiani e due squadre di restauratori che si occuperanno di commesse diverse. I lavori si svolgono sotto la supervisione dell’UBC rappresentato dalla restauratrice Helena Bernal.
Famosa per gli affreschi settecenteschi di Giuseppe Antonio Petrini presenti nella navata, la chiesa della Madonna d’Ongero deve però ad Alessandro Casella la maggior parte delle sue decorazioni. «Su questa notevole impresa decorativa – precisa la Parrocchia di Carona nell’opuscolo inviato per la raccolta fondi – manca però a tutt’oggi uno studio approfondito».
Dall’interno all’esterno dove le pavimentazioni del sagrato e della Via Crucis sono, oltre che in un precario stato di cura, inadeguate per accogliere le persone con difficoltà motorie. «L’intervento – spiega Luca Giordano – prevede il riordino conservativo completo per la Via Crucis e una nuova pavimentazione in porfido rosa per il sagrato. Questa pietra veniva estratta proprio a Carona da una vena che giunge fin oltreconfine, a Cuasso al Monte, dove una cava è ancora attiva. Scegliendo una posa a rizzada si assicurerà un adeguato inserimento nel contesto boschivo. La nuova pavimentazione risponde a una duplice esigenza: permettere all’acqua di defluire verso il perimetro esterno del sagrato e facilitare l’accesso a tutti i visitatori».
I costi complessivi sono stimati in un milione e mezzo di franchi di cui circa un terzo a carico della Parrocchia. Quest’ultima ha già potuto contare sul determinante contributo di alcuni benefattori coordinati dall’imprenditore Riccardo Braglia, residente a Carabbia.
L’importanza del santuario è dimostrata anche dalla sua presenza nella mostra Barocco. Epoca di contrasti, in corso fino al 15 gennaio 2023 al Museo nazionale a Zurigo.
«Prima di tutto – precisa don André-Marie Jerumanis – il santuario della Madonna d’Ongero è però un luogo per eccellenza di preghiera mariana per i fedeli e un luogo di grande tradizione e cultura per tutta la popolazione. È un posto incantevole che favorisce la contemplazione e la meditazione. Nella frenetica vita dei nostri giorni, questi luoghi sono sempre più apprezzati, proprio come suggeriva già Hermann Hesse». L’opuscolo della Parrocchia riporta questa frase dello scrittore: «Ci sono molte cose che mi legano alla chiesetta sulla montagna: amo in particolare la segretezza, il magico silenzio, quel nascondersi e aspirare all’invisibilità, il timido sottrarsi al rumore e alla folla, un riserbo che credo di comprendere sino in fondo» (da Festa della Madonna in Ticino, 1924, pubblicato in Incanto e disincanto del Ticino, Armando Dadò, Locarno 2013).
«Dopo la presenza di un eremita negli anni Sessanta del Novecento e più tardi della comunità latino-americana Palabra Viva nei fine settimana – spiega il sacerdote – la vita all’eremo e al santuario si è ridotta. Il restauro vuole rilanciarla sulla base di richieste che ho ricevuto anche da artisti».
Da venticinque anni parroco di Carona e professore alla Facoltà di Teologia di Lugano, don André-Marie Jerumanis guarda quindi con fiducia, assieme all’intera Parrocchia, all’importante percorso di restauro appena iniziato al santuario della Madonna d’Ongero. Due anni di lavori permetteranno di preservare un monumento di importanza nazionale ridandogli non solo splendore ma anche nuova vita.