Dove e quando
Il territorio come palinsesto: l’eredità di André Corboz, Mendrisio, Teatro dell’architettura. Orari: ma-ve 14.00-18.00; sa-do 10.00-18.00; lu chiuso. Fino al 5 febbraio 2023. arc.usi.ch


La città di André Corboz

Il Teatro dell’Architettura di Mendrisio dedica una retrospettiva al lavoro e agli studi dell’intellettuale ginevrino
/ 14.11.2022
di Alberto Caruso

Il territorio come palinsesto, l’eredità di André Corboz è il titolo della mostra inaugurata lo scorso 3 novembre al Teatro dell’Architettura di Mendrisio. Nella lingua italiana palinsesto è una parola sottoutilizzata rispetto alla sua potenzialità espressiva. In realtà la sua etimologia è complessa e molto interessante. Si riferisce ai manoscritti antichi, costituiti dalle tavolette incerate o dalle pergamene che, una volta incise dalla scrittura, potevano essere raschiate e rese disponibili per una seconda scrittura. Un po’ come gli attuali CD-RW, che sono riscrivibili dopo la prima masterizzazione.

In un piccolo saggio pubblicato nel 1983 André Corboz ha definito il territorio come un palinsesto, mettendo a fuoco il concetto della continua cancellazione e riscrittura, della permanente trasformazione cui è sottoposto. L’urbanizzazione e l’industrializzazione hanno annullato la classica divisione tra città e campagna, con la prevalenza della prima, che ha assoggettato la seconda alle sue logiche produttive, infrastrutturali e di potere. Il territorio è il supporto materiale, la scena di tutte le attività umane, al cui studio Corboz si è dedicato con una produzione immensa di scritti, interventi, disegni e fotografie, dagli anni ’60 agli inizi del nuovo secolo.

Dal punto di vista dell’allestimento, questa mostra è una sfida vinta dai curatori André Bideau e Sonia Hildebrand. Ordinare e presentare al pubblico un fondo librario e documentale come quello che Corboz ha lasciato alla Biblioteca dell’Accademia non è certamente un’operazione assimilabile al mettere in mostra delle opere d’arte o un progetto di architettura. Mappe, disegni, documenti e fotografie, ordinate per temi e sottotemi, sono introdotte da didascalie essenziali e di grande formato, che guidano alla comprensione delle indagini di Corboz, sottolineandone gli aspetti più attuali. È una mostra impegnativa, ma questo è proprio il suo pregio, in questi tempi di comunicazioni troppo veloci e semplificate.

È il territorio svizzero l’oggetto principale dei suoi studi, durante i quali il ginevrino Corboz (1928-2012) ha registrato le trasformazioni territoriali della «città svizzera» mettendo in evidenza gli aspetti drammatici della diffusione insediativa e intervenendo criticamente contro le posizioni antiurbane dei modelli pianificatori. I primi studi importanti li ha dedicati a Carouge, il borgo settecentesco situato alla periferia di Ginevra, pubblicando nel 1968 Invention de Carouge 1772-1792, un poderoso volume di indagini basate su una forma di mappatura visiva che si avvale di diagrammi e fotografie dell’autore. Le planimetrie storiche di Carouge, con la rappresentazione dei tracciati medioevali e della loro relazione con la sovrapposta maglia ortogonale del piano illuminista sono didatticamente esemplari delle trasformazioni urbanistiche che hanno interessato la città europea.

Secondo Corboz sono le periferie urbane – cioè i luoghi che nella densa stratificazione del territorio sono stati più recentemente «riscritti» – i luoghi più interessanti del processo di urbanizzazione, quelli che si prestano agli esiti più imprevedibili, come opere d’arte aperte. A questo proposito appare evidente la consonanza di sensibilità, oltre che di pensiero, con le idee di Aurelio Galfetti.

Il lavoro di André Corboz è un modello dal punto di vista etico. Il suo atteggiamento nei confronti dell’oggetto indagato è rigorosamente diretto alla critica. Il mestiere dell’intellettuale è di assumere una distanza scientifica rispetto alla realtà, per indagare come storicamente si è costituita, e in quale modo è stata continuamente cancellata e riscritta. Bisogna leggere la forma materiale della città come l’esito di molteplici e complessi processi, ognuno dei quali ha lasciato una traccia da scoprire e capire. Senza lo sguardo critico questo immenso lavoro sarebbe inattuale e perderebbe di senso.

È poi attualissimo il suo pensiero sul riuso, sulla conservazione e rigenerazione del patrimonio edilizio storico. Anche i manufatti esistenti sono un palinsesto, un patrimonio di memorie e di trasformazioni da indagare e comprendere. Già dagli studi su Carouge, Corboz metteva in evidenza la necessità di un salto di qualità degli studi urbani, superando l’attenzione limitata al singolo monumento storico per estendere l’indagine all’impianto complessivo delle compagini edilizie. Il suo atteggiamento nei confronti del lavoro dei pianificatori a lui contemporanei e della normativa pianificatoria è di distanza: per Corboz è la conoscenza del territorio e della sua storia la chiave determinante per il progetto urbanistico.

La mostra illustra i più diversi aspetti della ricerca di Corboz, dagli studi sugli edifici di Palladio e sulle loro relazioni con il territorio urbanizzato della campagna veneta, agli studi sulle immaginifiche vedute veneziane di Canaletto, agli studi sulla fondazione delle città americane, che considerava una vera e propria utopia realizzata.