In soccorso dei volatili

Mondoanimale - La salvaguardia e la protezione dell’avifauna indigena richiede costante e competente impegno
/ 26.03.2018
di Maria Grazia Buletti

«Tutte le specie animali che abbiamo sul nostro territorio, compresi dunque anche gli uccelli selvatici, hanno sofferto per i parecchi cambiamenti di habitat e di urbanizzazione da parte dell’uomo che si sono susseguiti nel corso degli anni», Célia Diaz è presidente dell’Associazione protezione uccelli selvatici (APUS). Attiva in tutto il canton Ticino, l’associazione persegue gli obiettivi di salvaguardia, protezione e cura dell’avifauna indigena. Il sodalizio, nato anni fa con il nome di SOS Uccelli selvatici, ha subito dunque un’evoluzione nel tempo e oggi è attivo più che mai attraverso l’impegno di volontariato di parecchie persone che a loro volta sono coadiuvate dalla popolazione sempre più sensibile al comune intento di cura e protezione della fauna, compresa quella inerente gli uccelli. 

«In seno alla nostra associazione abbiamo sviluppato diversi cambiamenti dovuti per lo più alle accresciute esigenze per poter operare sempre meglio sul territorio», dice la signora Diaz che parla della necessità di ampliare la sede e il centro di recupero per gli uccelli selvatici, per i quali si è reso necessario trovare un posto più grande e creare altre condizioni di accoglienza dei volatili. «Ci siamo spostati da Losone a Intragna, dove queste condizioni di partenza sono date. Sul sito internet (www.apusapus.ch) si trovano numero telefonico, indirizzo e-mail e tutte le indicazioni per poterci raggiungere in caso di domande o di ritrovamento di volatili che necessitano aiuto». Ritornando alle difficoltà con cui i volatili sono sempre più confrontati (la cui salvaguardia oggi è considerata importante anche da Cantone e Confederazione) la nostra interlocutrice prende ad esempio rondini e rondoni: «Si tratta di specie sempre più vicine alle persone, molto legate ai paesi, alle città e al mondo urbano in cui ritornano sempre nel loro ciclo migratorio. Si stima che nell’arco degli ultimi 20 – 30 anni queste specie hanno perso circa il 40 percento della loro popolazione». 

Questa importante diminuzione degli effettivi può essere imputata all’urbanizzazione e alla crescente difficoltà di trovare luoghi di nidificazione, in quanto gli edifici attuali non sono più adatti come quelli di un tempo ad accogliere i nidi». La Diaz parla di «un’intolleranza verso questi animali che prima non c’era»: «Oggi si guarda con diffidenza ai «nidi che sporcano», li si distrugge in modo indiretto anche a causa della nuova architettura che non offre più nicchie e fessure come le case di un tempo, dove l’arrivo di rondini e rondoni era salutato con gioia e meraviglia». La carenza alimentare è una delle altre cause della diminuzione di queste specie: «Gli insetti scarseggiano sempre più e ciò è probabilmente legato all’uso massiccio di pesticidi nell’agricoltura». 

A questo si aggiunge la difficoltà legata alla migrazione: «Quando ritornano, non trovano più i loro nidi e non faranno più i piccoli». Una situazione difficile, che spinge APUS a lavorare a 360 gradi: «Oltre alla sensibilizzazione della popolazione sulle problematiche di cui abbiamo parlato, ci impegniamo nel soccorso e intervento sul terreno in diverse situazioni di minaccia e difficoltà degli uccelli selvatici; attraverso il nostro Centro (ndr: attivo sotto la vigilanza dell’Ufficio del veterinario cantonale) ci prendiamo cura di quelli che necessitano di una riabilitazione e ci occupiamo della loro reintroduzione in natura; siamo attenti alla protezione delle colonie e dei luoghi di nidificazione naturali e urbani, e infine curiamo azioni e progetti mirati sempre alla salvaguardia di specie caratterizzate da effettivi in diminuzione». 

Si parlava della richiesta e gradita collaborazione della popolazione che può sempre rivolgersi ad APUS: «Ai privati capita per lo più che in primavera trovino piccoli caduti dal nido o giovani che stanno facendo le prime prove di volo, vicino a casa o nel giardino stesso. Vedendoli, la gente ci chiama spesso e questo rappresenta la maggior parte dei nostri interventi nei quali consigliamo di riposizionare il piccolo, quando è possibile, o di consegnarcelo in cura, ricordando che essi sono molto delicati e necessitano di essere allevati e rimessi in libertà da persone competenti e specializzate». Nessun fai da te, dunque, per poter dare una chance di sopravvivenza ai piccoli bisognosi per i quali spesso è comunque sufficiente vengano sistemati all’esterno, nel loro ambiente: «Cince, merli, passeri giovanissimi può bastare rimetterli nel nido, nella siepe, nell’albero da cui vengono, in modo che siano seguiti nuovamente dai loro genitori in sicurezza e tranquillità, lontano dai predatori». Così potranno superare quel momento di difficoltà iniziale e dopo due settimane, ci spiega l’esperta: «esso diventa indipendente avendo superato la fase critica».

Alle prime uscite dal nido, i volatili non sono subito esperti di volo e questo è normale, sebbene poi sono da considerate altri casi che necessitano di attenzione ed eventualmente soccorso: «Rondini e rondoni sanno volare benissimo, passando tutta la vita in volo. Non è normale vederli lì per terra e quando capita di trovarne uno così significa che c’è un problema: non sta facendo prove di volo e soprattutto non sarà preso a carico dai genitori. Sono uccelli molto delicati e potrebbero ad esempio aver sbattuto contro un vetro, essere stati predati o altro». Allora vale la pena di contattare APUS, dove spiegano come sistemare il volatile per trasportarlo eventualmente al Centro per le cure: «Per tranquillizzarlo, esso va posizionato subito in una scatola di cartone con buchi per far entrare l’aria e un asciugamano sul fondo. Gli uccelli selvatici si stressano molto con la nostra presenza, perché ci considerano pur sempre predatori. Al buio nella scatola riacquistano subito la necessaria tranquillità e sono facilmente trasportabili». Con questo aiuto, passeri, merli, cinciallegre, rondoni comuni, rondini e balestrucci in difficoltà godono di un’opportunità per tornare più sani e forti nei loro cieli.