L’osservazione e il monitoraggio di specie marine nel loro ecosistema è solitamente una sfida anche nelle migliori condizioni ambientali. Alcuni anni orsono andai ad Arctic Bay, nell’Artico canadese, per realizzare un reportage «ai confini del mondo», considerato che il campo base, costituito da tende di diverse dimensioni, era eretto sul floe-edge: cioè laddove la banchisa ghiacciata termina e ci si trova al cospetto del largo canale che si dirige verso il Mare Glaciale Artico.
I soggetti principali del mio viaggio fotografico erano gli spettacolari panorami che si possono ammirare in una rara luce cristallina, i gruppi di beluga e di narvali che sono veramente difficili da avvicinare poiché timidissimi e sospettosi. In quel viaggio si presentò inaspettatamente l’occasione per fotografare lo squalo della Groenlandia, un animale talmente raro e raramente studiato che se ne conosceva solamente l’esistenza, sino agli studi pubblicati nel 2016 dal biologo Julius Nielsen, dell’università di Copenhagen.
È particolarmente difficile studiare animali che vivono a profondità considerevoli, in acque con visibilità praticamente inesistente e in ambienti che sono coperti da una spessa coltre di ghiaccio e neve per alcuni mesi l’anno. La loro elusività rende evidente quanto poco ancora oggi si conosca degli ecosistemi marini artici.
Lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) è risultato essere l’animale vertebrato più vecchio che si conosca. Tuttavia, per quanto possano sembrare tantissimi i 400 anni attribuiti ad alcuni esemplari, sono nulla se confrontati alla longevità della Idra (o polipo d’acqua dolce), un invertebrato che continua incessantemente a rigenerare le proprie cellule e che, in condizioni favorevoli, si ritiene sia in grado di vivere e replicarsi all’infinito. O alle barriere coralline, alcune delle quali hanno un’età stimata di 4mila anni.
Documentare l’età dello squalo è stata una vera sfida scientifica. I ricercatori solitamente analizzano la struttura delle ossa, e gli squali – essendo pesci cartilaginei – in generale ne hanno pochissime. Alcune specie di squalo presentano poche vertebre calcificate che mostrano i cerchi di accrescimento, simili agli anelli concentrici dei tronchi degli alberi, i quali possono essere utilizzati per calcolare l’età. Tuttavia lo squalo della Groenlandia è totalmente privo di strutture rigide, ha un corpo soffice, più simile a un grande pesce gatto e molto diverso dagli squali più noti, massicci e possenti come lo squalo bianco o eleganti e agili come lo squalo blu.
Lo squalo della Groenlandia, al contrario, ha un corpo molle, grasso, ed è estremamente lento, paragonabile a un bradipo sulla terraferma, tanto da essere considerato uno squalo letargico che si muove con un minimo consumo energetico.
Il biologo Julius Nielsen ha determinato l’età di alcuni esemplari pescati accidentalmente datando il carbonio presente nella parte più interna del cristallino, con il sistema del decadimento del Carbonio 14. Il cristallino si forma prima della nascita, durante la vita uterina, quindi la sua età corrisponde all’età dell’animale. Con questa metodologia è stato appurato che il più vecchio degli animali esaminati aveva ben 392 anni e non era morto di vecchiaia, essendo stato pescato accidentalmente.
La maggior parte degli esemplari viventi ha grandi problemi di vista, colpa di un parassita, un copepode (Ommatokoita elongata), che vive attaccandosi a uno dei due occhi e danneggia permanentemente la cornea. Tuttavia nell’ambiente in cui vivono, la vista è un elemento trascurabile, data la scarsa visibilità in acque superficiali e la mancanza di luce a elevate profondità. Per cercare cibo e sfamarsi essi si affidano soprattutto all’olfatto. Questo squalo è un vero spazzino del mare e si nutre prevalentemente di carcasse (spesso in decomposizione) e di foche, che lo squalo attacca mentre dormono in acqua, per sottrarsi alla cattura da parte degli orsi polari.
È stato calcolato che il tasso di crescita dello squalo della Groenlandia sia di circa un centimetro all’anno, e proprio questa lentezza potrebbe essere il segreto della sua longevità. Elemento che, tuttavia, lo espone a un altro poco auspicabile primato. Da un recentissimo studio condotto dal Norwegian Polar Institute e dalla Windsor University canadese, sembra infatti che lo squalo della Groenlandia sia l’animale più contaminato al mondo. E l’accumulo di sostanze tossiche, principalmente il PCB (policlorobifenile) un composto organico utilizzato in passato come isolante e in disuso da moltissimi anni, è strettamente correlato alla longevità degli esemplari.
La carne fresca dello squalo non è commestibile a causa dell’alta concentrazione di acido urico (gli squali non hanno i reni per espellere l’urina). Un tempo, se non c’era altro, gli esquimesi la davano in pasto ai cani, che prendevano la cosiddetta «sbornia da squalo», restando ubriachi per giorni sotto gli effetti allucinogeni dell’ossido di trimetilammina. Può essere consumata solo dopo un processo di fermentazione ed essiccazione, in cui sono specialisti gli islandesi che preparano tradizionalmente la carne di squalo fermentata (kæstur hákarl in islandese).
Gli squali della Groenlandia sono stati oggetto di pesca intensiva sino alla metà del 1900. I popoli nordici cacciavano in abbondanza questi pesci per estrarne olio di fegato utilizzato come combustibile per lampade e come lubrificante industriale. Oggi le popolazioni degli squali della Groenlandia sono fortunatamente stabili.
Considerata l’importanza dei grandi predatori nel controllare le dinamiche degli ecosistemi, il ruolo dello squalo della Groenlandia rappresenta un anello essenziale della catena alimentare delle regioni artiche.