L’acqua è fondamentale per la vita sulla Terra. Necessaria, anzi indispensabile, per noi e per il nostro ambiente. Vista come risorsa costituisce un fattore determinante di sviluppo sociale ed economico, ma per ottenerlo bisogna che sia accompagnata dalla consapevolezza che l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici di base è un diritto umano. Eppure proprio mentre ci rendiamo conto che sono tanti e complessi i problemi legati all’acqua che toccano il nostro pianeta, constatiamo anche che molti governi non hanno la volontà, l’energia e magari nemmeno le risorse per affrontarli nel modo giusto.
Facendo proprie queste premesse l’ONU ha inserito tra gli obiettivi della sua Agenda 2030 (per la precisione è l’obiettivo n° 6), quello di «garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti». Un simile obiettivo figurava già tra gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) e quindi, per ampliare il discorso e renderlo più completo e più preciso nelle applicazioni, l’Agenda 2030 vi ha aggiunto ulteriori sotto-obiettivi legati ad aspetti cruciali per lo sviluppo sostenibile.
I paragrafi riguardano la gestione delle risorse idriche, lo smaltimento delle acque reflue, la qualità dell’acqua, la protezione e la riabilitazione degli ecosistemi. Il 22 marzo di ogni anno si celebra la «Giornata mondiale dell’acqua», ogni volta con un tema ufficiale diverso. Quest’anno sarà l’acqua come diritto. Nel 2017 si è trattata invece l’importante questione pratica delle acque reflue, quelle che portano con sé gli spurghi della nostra vita quotidiana. Secondo quanto prescrive l’obiettivo 6.3 dell’ONU bisogna «Migliorare entro il 2030 la qualità dell’acqua eliminando le discariche, riducendo l’inquinamento e il rilascio di prodotti chimici e di scorie pericolose, dimezzando le quantità delle acque reflue non trattate e aumentando considerevolmente il riciclaggio e il reimpiego sicuro a livello globale».
È importante l’averlo messo per iscritto ed è importante che ognuno si adoperi per raggiungere gli obiettivi perché l’acqua è anche fondamentale per la protezione della salute. Le situazioni planetarie sono assai variegate e a volte non comparabili. Si sa che un terzo della popolazione mondiale non ha accesso sicuro all’acqua potabile mentre noi la utilizziamo perfino nel gabinetto. Di questo non dobbiamo sentirci colpevoli, ma è bene renderci conto di come ogni problematica vada affrontata nel contesto e nel luogo dove si presenta, cercando le soluzioni ecologiche appropriate.
In un simposio organizzato dalla FOSIT (la Federazione delle ONG della Svizzera italiana) lo scorso novembre a Lugano, il direttore della Direzione dello Sviluppo e della cooperazione svizzera, ambasciatore Manuel Sager, ha illustrato la situazione, corredando la sua conferenza di molte cifre. «Oltre 2,4 miliardi di persone sono ancora costrette a vivere senza impianti igienico-sanitari appropriati – ha detto – e quasi un miliardo di persone deve ancora espletare le proprie funzioni corporali all’aperto». La cosa non è da sottovalutare: tocca in particolare l’Africa sub-sahariana, l’India, l’Indonesia, la Mongolia, la Bolivia, per citare alcuni siti.
Un dato riportato da WASH (Water, Sanitation, Hygiene) dice che in 27 nazioni, soprattutto in Africa, più di un quarto della popolazione defeca all’aperto. La pratica non costituisce solo un’offesa per l’ambiente, ma è anche una via di trasmissione di malattie che portano a morte, malnutrizione, ritardo di crescita e danni cognitivi. Tutto lo sporco alla fine finisce nel cibo: attraverso le mosche, le mani sporche, i fluidi che con l’acqua impregnano il terreno e contaminano anche i raccolti. Un altro dato dice che circa l’80% delle acque reflue degli insediamenti e impianti industriali finisce nell’ambiente senza alcun trattamento. Per questo l’inquinamento di fiumi, laghi e falde acquifere sotterranee continua ad aumentare.
Le riserve d’acqua sono ripartite in maniera molto disuguale sulla superficie del pianeta e la domanda aumenta costantemente a causa dell’aumento demografico e per i consumi legati a un benessere che cresce e che domanda sempre più acqua per le sue produzioni. Le proiezioni in questo senso sono inquietanti: nel 2050 il 52% della popolazione mondiale vivrà in aree caratterizzate da scarsa disponibilità d’acqua. La gestione di questa risorsa limitata è fondamentale per uno sviluppo sostenibile e assumerà un ruolo centrale in molti settori come la sanità, la sicurezza alimentare e l’approvvigionamento energetico.
La Svizzera fornisce già importanti contributi nell’attuazione dell’Agenda 2030 per quanto concerne l’acqua, offrendo competenze tecniche e diplomatiche per la sua gestione. Può vantare oltre 40 anni di esperienza in questo campo. La Confederazione investe tra l’altro circa 180 milioni di franchi all’anno in tutto il mondo per migliorare l’approvvigionamento idrico rendendolo più sicuro. Utilizza programmi bilaterali e multilaterali, regionali e globali, servendosi dell’Aiuto umanitario.
Che la Svizzera sappia gestire le acque potabili sul proprio territorio è cosa nota. La sua rete di distribuzione è lunga 88’600 Km, cioè come il doppio della circonferenza della Terra, di cui oltre 28mila Km di allacciamento alle singole utenze. In Ticino, secondo un dato delle AIL, vi sono 13mila clienti allacciati alla rete, che è lunga 400 Km e fornisce 13 milioni di metri cubi di acqua potabile all’anno. Come si sa, quest’acqua viene da sorgenti, dalla falda e dal lago. Nel corso degli anni sta diminuendo la percentuale di acqua di sorgente, ma le altre fonti la sostituiscono egregiamente. Ne consumiamo circa 300 litri a testa al giorno e, anche se la Svizzera si trova nella fortunata situazione di meritarsi l’appellativo di «castello d’acqua», si deve tener alta la guardia e soprattutto badare a non sporcare e inquinare la propria preziosa risorsa.
Durante la settimana in cui cade la giornata mondiale dell’acqua il «Consiglio mondiale sull’acqua», con cadenza triennale, organizza un Forum sul tema scelto. Questo anno l’ottava edizione del Forum si terrà a Brasilia dal 18 al 23 marzo. Costituirà come sempre una piattaforma nella quale tecnici e politici dibatteranno su questioni economiche, sociali e ambientali legate al bene comune acqua.
Parallelamente un Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua (FAMA) affronterà il tema dell’approccio all’acqua come diritto, con l’obiettivo di unificare la lotta contro quelle aziende che tentano di trasformare l’acqua in una merce, privatizzando serbatoi e fonti naturali. Anche Papa Francesco in Italia lancerà un appello per far comprendere al mondo il valore dell’elemento più prezioso per tutti.