Valle della Motta (Coldrerio) è stata per anni sinonimo di rifiuti per la presenza della discarica. Da quasi altrettanti anni, però, non è più così. Dal 2005 la struttura dell’Azienda cantonale dei rifiuti (Acr) è infatti completamente chiusa per i rifiuti solidi urbani; resta operativa solo come stazione di trasbordo per i rifiuti del Mendrisiotto che qui vengono raccolti e compressi prima di essere trasportati a Giubiasco.
Un’analoga situazione esiste a Bioggio, mentre i rifiuti del Sopraceneri vanno diretti al Termovalorizzatore cantonale. Oltre a essere centro di trasbordo, il sito di Coldrerio è ancora attivo in una minima parte quale luogo di smaltimento per i rifiuti ticinesi che non possono essere bruciati o depositati in una discarica per materiale inerte (rifiuti non combustibili). Accoglie residui dei dissabbiatori dell’impianto depurazione acque, diversi materiali non combustibili, terre inquinate e materiale proveniente da risanamenti, per un totale quasi irrisorio di circa 2800 tonnellate annue.
Di rifiuti in Valle della Motta ne sono comunque arrivati, e restati, moltissimi a partire dal 1991, quando la discarica divenne il luogo di deposito per i rifiuti solidi urbani di tutto il Sottoceneri (negli ultimi anni solo del Mendrisiotto): si parla di 1,5 milioni di tonnellate, una montagna. Un quantitativo che è stato depositato su una superficie di circa 5 ettari, accumulandosi per un’altezza massima di circa 40 metri e colmando così l’alveo che fu appositamente adattato in fase di progettazione.
Per depositare tutti questi rifiuti fu infatti preparato un sottofondo impermeabilizzato che impedisce ai materiali o ai liquidi fuoriuscenti dai rifiuti di penetrare nel terreno. La discarica è quindi una sorta di grande vasca a tenuta stagna in cui per 15 anni sono finiti i sacchi dei rifiuti del Sottoceneri. Tutto l’invaso fu preparato con vari materiali isolanti e sopra ai rifiuti veniva regolarmente messa della terra per limitare la dispersione nell’ambiente di sostanze o l’emissione di odori. Inutile negare che, nonostante tutte le precauzioni, durante l’attività della discarica, le esalazioni maleodoranti non sono mancate e anche diverse plastiche sono state sparse dal vento nelle vicinanze.
Dal 2001 al 2005 la discarica della Valle della Motta è stata però gradualmente chiusa e la superficie si presenta oggi come una vasta collina, coltivata a prato e in gran parte con alberi boschivi. Un’area verde a due passi dall’autostrada A2 e dall’adiacente Parco della Motta.
I rifiuti, come detto, sono sotterrati e ricoperti da uno strato isolante, su cui è stato di seguito depositata una fascia terrosa di 180-250 centimetri. Dormono ma ancora si muovono: la parte organica di quanto finiva nei sacchi dei rifiuti (tra il 1991 e il 2000 la raccolta era molto meno differenziata) si sta di fatto ancora decomponendo e continua a sviluppare dei gas e produrre del percolato. Quest’ultimo, un liquido simile al liquame di depurazione delle acque, viene raccolto tramite un sistema di tubature previsto e posato all’inizio della costruzione della discarica e viene in seguito recuperato, raccolto e depurato.
Il gas generato dalla decomposizione e fermentazione dei rifiuti viene invece captato e raccolto tramite una cinquantina di pozzi. Il gas, formato da metano e da anidride carbonica (CO2), è un elemento ancora ricco di energia ed è infatti servito per produrre energia elettrica sia per le strutture della discarica sia per il consumo della popolazione (l’energia prodotta veniva messa in rete). Per questo esisteva un generatore di 600 kW, poi sostituito da uno da 250 kW, che però con il diminuire della produzione di biogas sono stati smantellati.
Oggi il biogas che si sviluppa ancora dai rifiuti è troppo esiguo per giustificare un generatore e pertanto il gas raccolto viene semplicemente bruciato con una moderna torcia. La fiaccola ha il pregio di eliminare il gas metano trasformandolo in CO2, con il vantaggio di ridurre di 25 volte l’effetto serra sull’ambiente. La conseguenza benefica per l’atmosfera è anche riconosciuta dalla Confederazione che sussidia questo tipo di smaltimento, ritenuto decisamente più sostenibile.
Dalla discarica non fuoriesce quindi nessuna sostanza, dato suffragato dalle analisi che vengono regolarmente eseguite nelle acque adiacenti alla zona di deposito. Da tempo anche gli odori sono terminati e, infatti, camminando sulla superficie della discarica di circa cinque ettari, non ci si accorgerebbe di essere sopra 40 metri di rifiuti (circa 1’100’000 mq), se non fosse per i camini di captazione che qua e là ancora s’intravedono. In futuro, quando tutta la materia organica avrà terminato di fermentare, di produrre percolato e di generare dei gas, la superficie potrebbe eventualmente anche tornare a uso pubblico quale area di svago.
Per ora dell’area adibita a discarica in Valle della Motta si sono già impossessati una ricca flora con erbe, fiori e alberi tipici di un ambiente naturale, ma anche i primi mammiferi che già soggiornano all’interno del perimetro dell’ormai ex discarica. Un ripopolamento facilitato dall’adiacente superficie boschiva mai utilizzata quale discarica, dai biotopi e superfici di compensazione creati ai margini della superficie adibita per 15 anni a raccolta dei rifiuti e, non da ultimo, dalla presenza del Parco della Valle della Motta. In particolare alcuni biotopi situati sul sedime dell’Azienda cantonale dei rifiuti (Acr), responsabile della struttura, sono inseriti nell’inventario federale dei siti di riproduzione di anfibi di importanza nazionale e vengono gestiti in accordo con le autorità.
Di fatto, quando nel 1988 si decise di trasformare una parte della Valle in discarica, furono necessarie delle misure di compensazione. Si adottarono di conseguenza degli interventi mirati per la ricostituzione di ambienti nella rimanente area della Valle della Motta, dando vita all’omonimo parco (vedi «Azione» del 24 luglio 2017).
Il Parco della Valle della Motta si estende oggi su 163 ettari in territorio di Coldrerio e Novazzano, diramandosi per alcuni chilometri verso Chiasso e dando origine a un paesaggio agricolo e forestale del tutto particolare. La discarica rappresenta circa il 5% dell’intera superficie del parco che presenta uno scenario da scoprire con una passeggiata, accompagnati dal fiume Roncaglia che per diversi tratti corre accanto al sentiero didattico creato all’interno del parco.
Altre discariche chiuse in Ticino, di cui l’Acr si occupa pure di sorvegliare le emissioni gassose, il percolato e il rinverdimento, si trovano a Casate, Croglio, Nivo e Pizzante. Quest’ultima, situata nel Locarnese, presenta una ricca flora e fauna, che permettono di aumentare la biodiversità sul Piano di Magadino.
Info: www.aziendarifiuti.ch