I buoni propositi ambientali

Ecologia - Nella classifica della competitività sostenibile la Svizzera è ben piazzata
/ 15.01.2018
di Loris Fedele

Quale deve essere il mondo a cui tendere per il bene di tutti? Gli obiettivi delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile (OSS) e l’accordo sul clima siglato a Parigi nel 2015 hanno fornito al mondo l’Agenda 2030, la più potente agenda comune mai vista. Utopica, forse, ma una base su cui lavorare. Avere obiettivi comuni vuol dire che nessuno può autoescludersi.

La Terra è una sola e per portare il mondo sulla strada della sostenibilità bisogna trascinare anche chi è reticente. Succede quindi che mentre Trump proclama di non credere ai cambiamenti climatici e ritira la firma americana dall’accordo di Parigi, proprio in casa sua parecchi Stati non seguano il suo esempio e, sconfessandolo, sostengano con azioni e finanziamenti i programmi che mirano alla salvaguardia dell’ambiente. Grandi associazioni e ONG ecologiste stanno beneficiando di questo effetto boomerang seguito ai proclami del presidente Trump. Sulla base di indicatori stabiliti dalla Banca Mondiale e con dati raccolti dall’ONU, è stato redatto un rapporto che assegna una graduatoria di merito alle nazioni impegnate nel promuovere azioni di sviluppo sostenibile.

La classifica del Global Sustainable Competitiveness Index del 2017 è dominata dalle nazioni nord europee. Dei 135 Paesi elencati la prima è la Svezia, poi Norvegia, Islanda, Finlandia. La Svizzera occupa un lusinghiero 7° posto, davanti all’Austria (8°), alla Germania (14°), alla Francia (19°), all’Italia (31°), solo per citare le nazioni che confinano con noi. In questa classifica di competitività sostenibile la più grande economia mondiale, gli Stati Uniti, occupa il 29° posto. La Cina è al 32°, la Russia al 43°. L’India, seconda nazione più popolata del mondo, figura solo al 121° posto.

La Svizzera si è assunta impegni molto ambiziosi di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Ha attivamente partecipato al Forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile del luglio 2017 a New York. La delegazione era guidata dall’ambasciatore Michael Gerber, incaricato speciale per lo sviluppo sostenibile globale. Per la prima volta si è dato spazio alla verifica tematica di singoli obiettivi contenuti nell’OSS: la riduzione della povertà e della fame, l’alimentazione e la salute, la parità tra donne e uomini, le infrastrutture, l’industria e l’innovazione. Infine vi è stato uno sguardo critico sugli oceani e le riserve marine in generale.

Le azioni in atto appaiono positive ma resta ancora molto da fare. In Svizzera c’è un processo interdipartimentale per l’attuazione dell’Agenda 2030. Nella primavera del 2018 il Consiglio federale presenterà un rapporto sui progressi fatti nella realizzazione dei vari obiettivi e deciderà le tappe successive, chiamando tutti a dare il proprio contributo. L’Obiettivo numero 1 dell’OSS è: porre fine a ogni forma di povertà nel mondo. Le crude cifre ci dicono che una persona su cinque nelle regioni in via di sviluppo vive con meno di 1,25 dollari al giorno. Questo succede soprattutto nell’Asia meridionale e nell’Africa subsahariana. Il traguardo per il 2030 è di dimezzare il numero di questi poveri, tanto più che milioni di persone vivono poco sopra questa soglia e rischiano di ricadere nella povertà: che va oltre la mancanza di guadagno e di risorse per assicurarsi da vivere. Tra le sue manifestazioni vi è anche la malnutrizione, l’accesso limitato all’istruzione, l’esclusione sociale. A ciò si lega l’Obiettivo numero 2: porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile. Circa 795 milioni di persone al mondo, una su nove, sono denutrite.

Se gestite bene, l’agricoltura e la selvicoltura possono offrire cibo per tutti, ma ci vuole un cambiamento profondo nel sistema mondiale agricolo e alimentare. In più il degrado dei nostri suoli, fiumi, oceani, foreste, oltre alla perdita della biodiversità non ci stanno aiutando. Il cambiamento climatico sta esercitando pressioni crescenti sulle risorse. L’agricoltura fornisce mezzi di sostentamento per il 40% della popolazione mondiale: è bene ricordarcelo. Ma sono mal distribuiti.

L’Obiettivo numero 3 è quello di garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età. L’Obiettivo numero 4 mira a garantire l’istruzione di qualità, inclusiva ed equa, e promuovere opportunità di apprendimento continuo per tutti. È chiaro che per molti di questi punti si impone una visione d’insieme. L’istruzione e la sicurezza alimentare, per esempio, incidono molto sull’eventuale successo dei programmi in ambito sanitario.

Di cruciale importanza è il contenuto dell’Obiettivo numero 5: raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze. La disparità tra i sessi nel mondo, in particolare proprio in quelle aree povere già ricordate, costituisce uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica e alla lotta contro la povertà. La scolarizzazione delle ragazze e l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro ha consentito significativi progressi in molti paesi. Se da noi il tema della parità dei sessi ha ottenuto grande visibilità negli ultimi anni, altrettanto non si può dire nei paesi più poveri, dove disparità economica, violenza sulle donne pubblica e privata, discriminazione e assenza di diritti, stanno ostacolando vistosamente qualsiasi forma di progresso.

Le pari opportunità per le donne sono nel mondo una tappa obbligata sul cammino della sostenibilità. A questo si aggiunge, come sostiene qualcuno, che i cambiamenti climatici in atto penalizzino soprattutto le donne. Sono più vulnerabili, particolarmente se vivono in povere aree rurali. Lì vanno a prendere l’acqua, la legna per cucinare, cercano cibo nella foresta. La siccità oppure le inondazioni le colpiscono duramente. Se le risorse diminuiscono, sono le prime a essere lasciate a occuparsi della casa e dei figli e a dover abbandonare la scuola. In presenza di disastri ambientali sono le prime a morire: in parte per fragilità fisiologica, in parte perché se gravide hanno difficoltà di fuga durante evacuazioni forzate, in parte perché per indole naturale in questi casi pensano prima agli altri che a se stesse. Per ragioni di spazio abbiamo qui elencato solo 5 obiettivi, l’Agenda ne contempla 17. Gli altri temi toccano l’acqua pulita e l’igiene, l’energia pulita, il lavoro dignitoso, le infrastrutture, le disuguaglianze tra Paesi, le città sostenibili, i consumi e la produzione, le azioni per il clima, le risorse marine, gli ecosistemi terrestri, la pace e la giustizia, il partenariato globale. Auguriamoci che il 2018 ci faccia avanzare sulla buona strada.