«Non importa se non avete denaro o poderi, il solo fatto di possedere un cane vi rende ricchi», ha detto lo scrittore di inizio Novecento Louis Sabin. Con circa 500mila esemplari annunciati in tutta la Svizzera alla banca dati Amicus possiamo affermare che secondo questo paradigma la popolazione elvetica è ricchissima. Con circa 29mila esemplari censiti, i ticinesi non sono da meno.
Non possiamo passare oltre al dato interessante già emerso nell’articolo Educare cani e padroni («Azione» no. 41/2017): la razza maggiormente rappresentata è quella del minuscolo Chihuahua. Questo cagnolino, tanto superficialmente sottovalutato quanto sconosciuto nella sua vera indole, è presente in Svizzera con 25mila esemplari annunciati e detronizza il Labrador (24’900). A seguire, a conferma della predilezione per le piccole taglie, lo Yorkshire Terrier (19’400) e il Jack Russel Terrier con i suoi 17’600 esemplari annunciati.
Per analizzare le ragioni di quest’impennata di «taglie tascabili», e nello specifico del Chihuahua, abbiamo interpellato la presidente della neonata Associazione Chihui Dog Club Lugano (www.chihuahualugano.ch e su FB), la signora Ingrid Urbani che si dice assolutamente stupita di quest’impennata della razza perché si sarebbe attesa una battuta d’arresto: «C’è stato un periodo in cui in tutto il mondo, e in Europa soprattutto, ci si è lasciati influenzare dalla moda americana del Chihuahua. Mi riferisco all’emulazione di Paris Hilton che ha mostrato questi suoi cagnolini portandoli a passeggio nelle borsette e agghindandoli in ogni modo, possibilmente a tono con i suoi outfit e i colori dei suoi abiti».
La nostra interlocutrice ammette che a causa della poco consona pubblicità della razza Chihuahua, questo cagnolino non è molto amato in pubblico: «Come lo si è visto accompagnare queste persone Vip, è considerato un cane di difficile gestione, un accessorio, brutto perché ritenuto dai più simile a un topo e talvolta molto rompiscatole. Un’immagine divenuta luogo comune, purtroppo molto diversa dalla natura della razza che riserva invece ampie e interessanti sorprese positive».
Lei stessa dice di aver sempre avuto cani di una certa taglia («pastori tedeschi soprattutto») e, pur avendo oggi due simpaticissimi Chihuahua che conosceremo più avanti, racconta di non aver pensato subito a questa razza quando voleva adottare un cagnolino: «Come la maggior parte delle persone, ho preso in rassegna ogni genere di piccoli cani come il Maltese, il Jack Russel, i Bassotti: tutti, diciamocelo, più amati dei Chihuahua, anche se poi conoscendo davvero i Chihui, si impara ad apprezzarli come non mai e ci si rende conto di quanto siano sbagliati i pregiudizi che si sono creati attorno a questa meravigliosa razza messicana antica e sconosciuta».
La nostra interlocutrice non pensa che l’aumento esponenziale di queste taglie in miniatura sia dovuto all’inasprimento della legge sulla tenuta dei cani varata in molti Cantoni, compreso il Ticino: «Chi vuole evitare di adottare un cane presente sulla lista (soggetto a restrizioni) ha a disposizione una marea di alternative al Chihuahua». E allora ci facciamo spiegare perché lei stessa ha adottato due Chihuahua, Red Hot Chili Pepper di sei anni e Don Gino (all’anagrafe Prince of Persia) di cinque anni: un modo di comprendere anche le peculiarità per nulla scontate della razza.
«Il Chihuahua è stato una vera scoperta anche per me. A dispetto delle sue dimensioni ridotte ha le stesse esigenze di un qualsiasi cane di ogni taglia, ma ha peculiarità proprie che non si trovano nelle altre razze: a causa della sua ipersensibilità è empatico più di altri verso il suo padrone e questo ci porta a dovergli accortezze particolari. Ciò significa che va trattato come un cane e non come un gioco o, peggio, come un accessorio, ma in modo particolare e rispettoso delle sue caratteristiche».
La presidentessa del Club dedicato interamente ai Chihuahua raccomanda di prendere questa razza con la giusta dose di ironia: «Ad esempio, con il freddo hanno bisogno di essere vestiti perché sono piccoli e non posseggono grasso sottocutaneo. Se poi li copriamo adeguatamente ma ci mettiamo anche qualche strass di ironia non muore nessuno, basta rispettarne specie e razza: sono e rimangono cani veri, con la loro dignità e non sono soprammobili, portachiavi o accessori, mi ripeto».
Di fatto, Ingrid conferma quanto Louis Sabin affermò già a suo tempo: «Anche il più piccolo cagnolino è un cuor di leone, pronto a fare qualsiasi cosa per difendere la casa, il padrone e la padrona». In effetti lei afferma: «Il Chihuahua soffre della sindrome di Napoleone: si sente piccolo ma vorrebbe essere grande. Inoltre, ha spiccate doti da guardia perché ha i sensi ancor più raffinati del Pastore tedesco che però, data la mole, incute più timore». Informarsi bene prima di scegliere un cane è d’obbligo, informarsi meglio nell’adottare un Chihuahua è imperativo: «È divertente, attento e ironico, ma non è un cane per tutti a causa della sua ipersensibilità e del suo attaccamento estremamente devoto e protettivo al padrone; le sue minuscole dimensioni lo rendono delicato e non è molto adatto ai bambini, a meno che il bambino sia sempre accompagnato da un adulto in una gestione equilibrata. Vive a stretto contatto con l’essere umano, dunque non è adatto ad essere lasciato solo a casa troppo a lungo. E ha bisogno della compagnia dei suoi consimili coi quali è necessario socializzi».
Viste le sue dimensioni e conosciuta la proverbiale inclinazione a socializzare con i suoi conspecifici («Anche perché noi proprietari siamo un po’ apprensivi per questi nostri piccolissimi amici e ci agitiamo nel vederli giocare con cani grandi che potrebbero involontariamente far loro del male»), Ingrid e alcune amiche hanno fondato il Chihui Dog Club Lugano: «Ci troviamo periodicamente in un campo cinofilo ad Agno, per aperitivi in città e altre attività che coinvolgono proprietari e permettono ai nostri Chihui di scorrazzare e socializzare felici. Tutti i Chihuahua sono i benvenuti, naturalmente!».