Elettrificazione della mobilità: a che punto siamo?

Istantanee sui trasporti - L’industria automobilistica ha avviato una profonda riconversione evitando i carbura
/ 02.01.2023
di Riccardo de Gottardi

Lo scorso mese di settembre l’Accademia della mobilità, una società del Touring Club Svizzero che si qualifica come una «cellula di riflessione e di azione» dedita allo studio e alla promozione delle conoscenze sulle trasformazioni del settore dei trasporti, ha dedicato ai veicoli elettrici una giornata della sua «Arena della mobilità», una manifestazione che ogni anno riunisce esperti proveniente da tutta l’Europa.

Il motore elettrico non è un’invenzione degli ultimi anni. Era già conosciuto a fine ottocento. Ma è solo nell’ultimo decennio, a fronte dei problemi ambientali e climatici e delle incognite riguardo alla sicurezza dell’approvvigionamento in carburanti fossili, che la spinta verso la mobilità elettrica si è fatta irresistibile. L’industria automobilistica ha avviato una profonda riconversione, ben illustrata dalla crescente offerta di modelli ibridi ed elettrici; la maggior parte dei produttori intende passare esclusivamente all’elettrico al più tardi entro il 2035. La via è dunque tracciata. Una serie di ostacoli sono stati superati o sono in procinto di esserlo. Alcuni riserve, o miti come li ha definiti Martin Bolliger, responsabile del servizio di consulenza sulla mobilità del TCS, sono caduti.

C’è chi pretendeva che l’automobile elettrica non fosse sostenibile dal punto di vista ambientale. Oggi risulta invece che, considerato l’intero processo dalla fabbricazione, alla produzione di energia, all’uso e all’eliminazione e al riciclaggio, essa presenta un profilo migliore rispetto al motore termico, purché l’elettricità provenga da fonti rigenerabili. Infatti, a dipendenza del modello considerato, le emissioni di CO2 sono inferiori a partire da una percorrenza di grosso modo 30'000 km.

C’è chi temeva che non si disponesse dell’energia per alimentare un parco veicoli convertito alla nuova trazione elettrica. Giova ricordare a tal proposito che oggi circa un terzo dell’energia finale è consumata in Svizzera dal settore dei trasporti e di questo terzo il 95% è di origine fossile. Con la diffusione della trazione elettrica, come si è detto molto più efficiente, viene progressivamente a diminuire l’uso dei carburanti fossili. L’energia elettrica per le automobili è per contro destinata ad aumentare. Entro il 2050 la sua incidenza sul totale passerà dall’attuale 0.4% ad un previsto 15-20%. Si tratta di un incremento importante ma gestibile nell’ambito della strategia energetica elvetica, che, accanto all’obiettivo di una maggiore efficienza e quindi riduzione dei consumi, postula la sostituzione delle energie fossili con la produzione di energia elettrica da fonti indigene e rigenerabili.

L’uso dell’auto elettrica non è ancora del tutto privo di condizionamenti. Sono tuttavia in fase di superamento. Lo sviluppo delle batterie per assicurare una maggiore autonomia è in corso, la diffusione dell’uso sta riducendo i costi, la rete per la ricarica si amplia velocemente. La guida di un’auto elettrica si sta anche rivelando piacevole, silenziosa e confortevole. A quando un parco veicoli completamente elettrico?
Nel 2021 il parco delle automobili ha raggiunto in Svizzera 4,7 milioni di unità. I veicoli completamente elettrici erano 70'223, ossia l’1.5%. Se consideriamo anche gli ibridi plug-in (43'223) arriviamo a una quota del 2.5%. Nelle nuove immatricolazioni il numero delle auto elettriche è in forte ascesa. Questi pochi elementi ci fanno capire che il percorso verso un parco elettrico è ancora lungo. La Confederazione, nello scenario di riferimento delle sue ultime previsioni dell’ottobre 2021, valuta che nel 2050 la metà del parco automobili sarà elettrico. Per essere in linea con la strategia energetica e climatica perseguita questa quota dovrebbe essere ben superiore e fissarsi all’80%. Per questo motivo la stessa Confederazione, tramite Svizzeraenergia, ha stabilito una Roadmap Elettromobilità 2025 che, con il coinvolgimento di 59 organizzazioni pubbliche e private, punta a far sì che entro questa data la metà delle nuove immatricolazioni sia costituito da modelli elettrici o ibridi plug-in (oggi il 22.2%), disporre di 20'000 stazioni di ricarica accessibili a tutti (stato agosto 2022:8'588) e promuovere la ricarica a casa e sul posto di lavoro. Le misure per incentivare questo cammino vanno dall’informazione capillare e dalla puntuale consulenza alla definizione di standard per gli allacciamenti elettrici e alla realizzazione di stazioni di rifornimento. In diversi Cantoni sono previsti contributi per l’acquisto dei veicoli e/o per le stazioni di ricarica. La Confederazione stessa ha rinunciato all’imposizione fiscale dei veicoli elettrici (ciò che invece non è il caso per i carburanti), prevede contributi per stazioni di ricarica in aree pubbliche e intende inasprire le norme per le emissioni dei motori termici.

La riconversione del parco veicoli all’elettricità costituisce in definitiva una delle maggiori sfide politiche, tecnologiche ed economiche mai sonora affrontate. Lo è del resto ad un livello ancora maggiore la concretizzazione delle strategie energetica e climatica 2050 volte a rendere il Paese indipendente dalle fonti non indigene e ad annullare le emissioni di gas a effetto serra.

Sarà sufficiente per gestire la mobilità del futuro in modo sostenibile? Gli economisti mettono in guardia da due possibili controtendenze. Da un lato la crescita demografica tende inevitabilmente a ridurre i vantaggi ottenuti a seguito dell’incremento dei consumatori. Dall’altro lato si manifesta il cosiddetto «effetto rebound» o «effetto rimbalzo». Nel gergo hockeystico designa la corta respinta del portiere su tiro dalla media distanza, che solitamente si conclude con una seconda battuta ravvicinata che non lascia scampo. In economia il minor costo grazie alla maggiore efficienza tende a ridurre il consumo di risorse solo in parte, poiché automaticamente può generare anche nuovi bisogni o opportunità e quindi spingere il consumo stesso a un nuovo rialzo. Sono sufficienti motivi per ribadire che le soluzioni ai problemi della mobilità e della sua sostenibilità vanno inserite in una strategia più ampia nella quale devono trovare spazio anche misure per evitare gli spostamenti, per condividerli usando uno stesso veicolo, e per incoraggiare quelli a piedi, in bicicletta e con i trasporti pubblici.