Se consideriamo i parchi regionali e naturali, non c’è confronto tra il nostro cantone e il Grigioni. Quest’ultimo, oltre allo storico Parco nazionale della bassa Engadina, fondato nel 1914 e che è il più antico delle Alpi, ha creato negli ultimi anni quattro parchi regionali. Biosfera in Val Müstair, Parco naturale del Beverin, Parco della Val Calanca, ultimo nato, e il Parc Ela, che è il più grande della Svizzera e si estende dalla Valle dell’Albula a quella del Giulia, con i passi del Settimo, Julier e Albula. In Ticino, invece, nel recente passato, ci sono state discussioni, dibattiti, controversie per cercare di realizzare due progetti di parco, nel Locarnese e nella valle di Blenio: falliti entrambi.Il Parc Ela, che prende il nome dal pizzo che sta al centro della regione, copre una superficie di 659 km2 e comprende sei comuni: Davos Wiesen, Schmitten, Alvra/Albula, Bergün Filisur, Surses (Savognin), Lantsch/Lenz, dove vivono 5’726 abitanti. Il Parc Ela ha ricevuto nel 2012 il marchio «Parco naturale regionale» da Berna. In Svizzera ce ne sono altri 15. Dettaglio da non sottovalutare è che i comuni hanno di fatto realizzato il parco prima ancora che venisse riconosciuto ufficialmente dall’autorità federale: circolavano già gli opuscoli informativi che lo descrivevano e promuovevano. Un’iniziativa dal basso di grande valore e che dimostra che le comunità montane, se si danno da fare, possono raggiungere obiettivi ragguardevoli e significativi.
«La partecipazione della popolazione è un fattore decisivo – ci dice la nuova direttrice del Parc Ela, Veronika Widmann - Qui ci sono atteggiamenti molto diversi che possono convivere: c’è una parte della popolazione che si impegna e si coinvolge nelle nostre iniziative, proponendo spunti e progetti, e altri abitanti che non hanno particolare interesse. Noi cerchiamo sempre di insistere sul fatto che i progetti non devono svilupparsi nei nostri uffici, ma necessitano di conoscere le esperienze e i bisogni degli abitanti per sapere in quale direzione lavorare. Il Parco ha lo scopo di contribuire allo sviluppo regionale in sintonia con la popolazione. Noi abbiamo una visione, è ovvio, ma occorre il sostegno della gente, altrimenti il lavoro del Parco non vale niente».
Parc Ela è caratterizzato da diversi aspetti: la flora e la fauna, con 70 specie di mammiferi, rappresentano il punto forte; poi ci sono i villaggi, quasi incontaminati, con una vivace cultura romancia, tedesca e anche italiana (anche se Bivio, confluito in Surses, ha perso buona parte della sua italianità); tre torbiere d’importanza nazionale (Alp Flix, Alp da Stierva e Valle del Settimo); i prodotti regionali che vengono protetti e promossi e, non da ultimo, il trenino rosso della Ferrovia retica, patrimonio dell’Unesco, con le linee dell’Albula e del Bernina, che offre capolavori di ingegneria come il viadotto Landwasser, vicino a Filisur.
Incontriamo la giovane direttrice del Parco a Tiefencastel, nei suoi uffici a due passi dalla rotonda stradale, bivio fra la valle del Giulia e quella dell’Albula. Sotto l’ufficio scorre con irruenza il fiume Albula. Veronika Widmann, 36 anni sudtirolese o, se preferite, altoatesina, è un’economista con specializzazione in sostenibilità ed è piena di entusiasmo per il nuovo incarico assunto a febbraio. Quali sono i suoi obiettivi? «Il mio primo compito è lavorare sulla struttura del Parco, la gestione deve diventare più professionale e più efficace. Negli ultimi anni ci sono stati molti cambiamenti e l’organizzazione è mutata parecchio: si è passati da un team di tre persone a una dozzina. Ho il mandato di mettere a punto nuove procedure di gestione per garantire il miglior funzionamento di tutta la struttura. Un obiettivo fondamentale è la promozione dello sviluppo sostenibile nella regione, che si articola in tre settori: natura e paesaggio, economia sostenibile e educazione. Finora la priorità è stata la natura, che è l’essenza del Parco, il motivo per cui il Parco è nato. Ora la promozione deve concentrarsi sull’economia sostenibile. Abbiamo tante iniziative e tanti progetti che cercano di promuovere l’agricoltura, sostenere la gente che lavora nel Parco e le piccole aziende tradizionali. Anche il turismo riveste un ruolo importante e va declinato in modo sostenibile. Per questo cerchiamo di collaborare con i diversi attori sul territorio, guardando anche alle buone pratiche all’estero: ci sono tanti esempi interessanti, non deve essere tutto inventato da zero. Abbiamo una rete di partner con i quali lavoriamo su progetti precisi, sviluppando la rete logistica per la commercializzazione dei prodotti locali. Collaboriamo con gli alberghi che vogliono sviluppare un piano di azione per diventare più ecologici e più sostenibili. Ultimamente abbiamo iniziato un progetto per creare e mettere in rete gli artigiani, organizzando incontri che favoriscano la diffusione delle idee innovative che nascono nella regione. Il Parco deve avere il ruolo di facilitatore per sviluppare e sostenere idee che possano giungere da attori economici diversi. Dobbiamo favorire la motivazione e la mentalità costruttiva».
Si parla molto di turismo sostenibile che, negli ultimi anni, si sta diffondendo un po’ dappertutto. Un turismo che deve privilegiare la scoperta di territori anche periferici e che cerca di limitare il più possibile l’impatto negativo sull’ambiente, favorendo la conoscenza dei luoghi, delle culture, delle tradizioni e delle comunità locali. «Al centro di tutto c’è l’esperienza individuale, - precisa Veronika Widmann - per vivere l’esperienza della natura e del paesaggio non sono necessarie installazioni particolari; non si tratta di realizzare un parco nel Parco, ma di mettere in luce e dimostrare le ricchezze che abbiamo, le particolarità, le unicità, la potenzialità del territorio, dalla geologia a Bivio alla varietà dei boschi e della fauna. Tante peculiarità che non sono nemmeno conosciute dagli abitanti della regione. Poi abbiamo un patrimonio culturale che va promosso e fatto conoscere. L’anno scorso abbiamo organizzato sette eventi attorno alla tematica delle ricchezze del suolo, ripercorrendo la storia dei romani che transitavano attraverso i nostri valichi o studiando le orme dei dinosauri scoperte sul corno di Tinizong. Abbiamo un patrimonio da valorizzare e questo è un nostro compito».
Un Parco che offre la possibilità di scoprire un’orma di dinosauro? Non male come originalità. Ma non è la sola. I luoghi che meritano una visita sono molti: la chiesetta di Stugl, sopra Bergün, che risale al tredicesimo secolo, ed è decorata con affreschi di pittori della scuola di Giotto; la chiesa di Mistail, a Tiefencastel, uno dei più vecchi edifici sacri della Svizzera con tre absidi perfettamente conservate; le rovine del castello di Belfort, appartenuto ai baroni di Vaz, che nel tredicesimo secolo governavano su gran parte dei Grigioni; il passo del Lunghin, sopra quello del Settimo, dove nascono tre fiumi che portano le loro acque nel Danubio, nel Reno e nel Po.
Come sono i rapporti fra il Parco e il Cantone e i Comuni? «Con il Cantone – spiega la direttrice – ci incontriamo ogni tre o quattro mesi, il nostro interlocutore è l’Ufficio della natura e dell’ambiente. Abbiamo rapporti anche con l’Associazione dei parchi dei Grigioni, per definire lo stato dei nostri lavori. Anche con i Comuni abbiamo rapporti regolari per farli partecipare ai nostri piani di azione. Ora stiamo preparando la pianificazione dei prossimi quattro anni ed è molto importante coinvolgere i comuni, per capire quali sono le loro idee e come intendono muoversi. Il nostro rapporto con il mondo della politica è decisamente positivo».
L’anno scorso il Parco ha concluso la sua prima fase di vita. Ora la Direzione deve presentare la pianificazione per i prossimi quattro anni, per poi poter accedere ai finanziamenti. «Proponiamo i progetti che vogliamo fare nei prossimi quattro anni. – ci dice Veronika Widmann - Ci sono cinque obiettivi che valgono per tutti i parchi svizzeri e che vanno rispettati: preservazione della natura, promozione dell’economia sostenibile, sensibilizzazione e educazione, management e comunicazione e ricerca. Coerentemente con questi obiettivi definiamo i progetti e facciamo proposte pratiche con le richieste dei mezzi finanziari. Vale la regola del 50%. La Confederazione finanzia il 50% se Cantone e Comuni garantiscono a loro volta il restante cinquanta. Il nostro bilancio è di 2,3 milioni di franchi l’anno».
Un’ultima domanda, prima di lasciare l’ufficio di Tiefencastel. La nuova direttrice non ha ambizioni di grandezza, non pensa di ampliare il Parco? «Vogliamo restare senz’altro il Parco più grande della Svizzera! – afferma ridendo di gusto Widmann – Stiamo valutando se ci sono possibilità di svilupparci. Non ci sono idee concrete. Abbiamo ancora sette anni per varare il prossimo piano di sviluppo. Se fra tre o quattro anni ci fosse qualche opportunità in questo senso, potremmo discuterne. Il nostro confine a nord è Lantsch/Lenz, poco dopo c’è Lenzerheide, ma lì non funziona, abbiamo già valutato, ci sono criteri diversi. Finora non abbiamo esaminato in quale direzione potremmo ingrandirci. Per ora abbiamo sei comuni e tanti attori, basta così».
Il Parc Ela è una storia di successo che in questi dodici anni si è consolidata. Il marchio di qualità è riconosciuto in tutta la Svizzera, ha permesso di irrobustire l’identità della regione, che riesce a qualificarsi per originalità e sostenibilità a due passi dall’Engadina, ormai sempre più condizionata dal turismo di massa, con uno scempio edilizio. Parc Ela è ancorato alla regione e agli abitanti e guarda avanti per percorrere nuove vie.