Gocce di mercurio (Giltesa)

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Dalla tragedia di Minamata

Nazioni Unite - Un nuovo trattato voluto per proteggere l’ambiente e la salute dalle emissioni antropogeniche di mercurio
/ 09.04.2018
di Marco Martucci

È entrato in vigore di recente un nuovo trattato internazionale delle Nazioni Unite: è la Convenzione di Minamata sul mercurio, che si prefigge di proteggere l’ambiente e la salute dalle emissioni antropogeniche di mercurio, riducendo sia l’estrazione sia l’uso del pericoloso liquido metallo a livello mondiale. Nella lunga genesi di questo trattato, la Svizzera ha avuto una parte importante e la sede del segretariato della Convenzione si trova a Ginevra. 

Minamata è una città del Giappone meridionale, sull’isola di Kyushu. Nel 1956, diversi abitanti di questa città cominciarono ad accusare strani malesseri. Fra questi: diminuzione di vista e udito, disturbi della sensibilità, dolori, difficoltà nel parlare, nei movimenti, formicolii e intorpidimento di braccia, gambe, labbra e lingua, tremore, perdita dell’equilibrio, turbe mentali e disturbi cognitivi, segni tipici di danni al sistema nervoso, fino al coma e alla morte. Era quella che sarebbe stata chiamata sindrome o malattia di Minamata. Da pochi casi isolati, il numero delle persone colpite non fece che crescere e, alla fine, dai dati ufficiali emersero oltre 2200 casi, dei quali 1784 mortali, ma si può supporre che la cifra reale fosse superiore. 

A Minamata era attiva da ancor prima della Seconda guerra mondiale una grande industria chimica, la Chisso, che dava lavoro a tanti abitanti della zona ed era dunque importante per l’economia di tutta una regione e per la crescita del Giappone. In nome di questa crescita non si andava troppo per il sottile e tutti i rifiuti industriali della Chisso venivano sconsideratamente scaricati in mare, nella Baia di Minamata. Fra questi scarti c’era anche un composto del mercurio, il metilmercurio, che ha la caratteristica, condivisa almeno in parte con altri metalli pesanti come il piombo, del bioaccumulo e della biomagnificazione. Il che, in parole semplici, vuol dire che il veleno si accumula dentro gli organismi viventi e aumenta lungo le catene alimentari. Così, durante tutti gli anni nei quali la Chisso scaricava in mare i suoi rifiuti, il metilmercurio veniva assorbito dal plancton, poi dalle alghe, dagli animali più piccoli lungo la catena trofica fino ai crostacei e ai pesci più grandi, come tonni e pesci spada, in concentrazione sempre crescente. Fu il disastro. 

Gli abitanti di Minamata, fra i quali tanti pescatori, si nutrivano principalmente di pesce, in questo caso un pesce saturo di mercurio. Ci vollero anni per chiarire le responsabilità e alla fine la Chisso dovette procedere a risarcimenti per le vite perse e per i malati incurabili, alcuni sopravvissuti fino ad oggi. Furono colpiti indistintamente animali ed esseri umani, vecchi e giovani, anziani e bambini e feti ancora nel ventre della madre. Minamata, purtroppo, non fu l’unica tragedia del mercurio in Giappone. Nove anni più tardi, un disastro simile colpì la zona di Niigata, molto più a nord. 

Oggi si sa quanto pericoloso sia il mercurio, specialmente nei suoi composti come il metilmercurio, e si conoscono i danni, principalmente al sistema nervoso ma anche ai reni; altre ricerche sono ancora in corso: il mercurio potrebbe ridurre la capacità di apprendimento nei bambini, diminuire il quoziente intellettivo e avere altre gravi conseguenze. 

Pur temibile per i suoi effetti su ambiente e salute, il mercurio non è privo di fascino. Unico metallo liquido a temperatura ambiente, era chiamato in greco hydrárgyros, letteralmente «acqua argentea», da cui il simbolo chimico dell’elemento Hg, in latino hydrargyrum e argentum vivum. L’intossicazione da mercurio è nota anche come «idrargirismo». Il nome «mercurio» deriva, ovviamente, dal dio romano dei commerci e dei viaggi, per la sua mobilità. «Argento vivo» è sinonimo di irrequieto. In inglese è mercury ma anche quicksilver, «argento veloce», in tedesco è Quecksilber

Il mercurio forma grandi gocce perché tenuto insieme da notevoli forze di coesione che gli impediscono di bagnare il vetro, su cui scorre senza lasciar traccia. Ha densità elevatissima: un litro di mercurio pesa quasi quattordici chili. È buon conduttore di elettricità. Alla temperatura di 38,8 gradi sotto zero solidifica, diventando come un pezzo d’argento. Scaldato, il mercurio bolle a circa 357 gradi, temperatura bassa per un metallo, ed evapora a temperatura ambiente. 

Sua fonte naturale è il minerale cinabro, il suo solfuro, dal tipico colore rossastro, sul quale non è raro vedere minuscole goccioline di mercurio. Immissioni antropogeniche provengono dall’attività estrattiva e industriale, dalla combustione del carbone, da uso scorretto e negligenza. Varie sono le applicazioni del mercurio, molte delle quali oggi vietate e abbandonate. Qualche esempio: strumenti di misura come barometri e termometri, apparecchiature elettriche, pompe, lampade, batterie, disinfettanti, fungicidi, catalizzatore per reazioni chimiche. Si stima che, nelle case svizzere, vi siano oltre mille chili di mercurio dentro vecchi termometri, la cui vendita è vietata da ormai molti anni: un potenziale pericolo in caso di smaltimento non corretto. 

Un curioso uso del mercurio sono gli amalgami, leghe di mercurio e altri metalli, specialmente oro e argento, preparate a freddo. Un tempo largamente adoperati per le otturazioni dentarie, questo loro uso, sebbene in Svizzera non vietato, è oggi marginale. Come ribadito anche recentemente dalla SSO, Società Svizzera Odontoiatri, la presenza di mercurio nel cavo orale sarebbe «di per sé non pericolosa». Molto rischioso è per contro il suo uso nell’estrazione artigianale dell’oro, come avviene ancor oggi in Sudamerica, che immette nell’atmosfera i tossici vapori di mercurio. 

Curioso e quasi aneddotico è l’avvelenamento cronico da mercurio che colpiva i fabbricanti di cappelli che usavano nitrato di mercurio nella preparazione del feltro e che forse ispirò Lewis Carroll, l’autore di Alice nel Paese delle Meraviglie nella creazione del personaggio del «cappellaio matto», the Mad Hatmaker o Mad Hatter. Ancor oggi in inglese s’usa dire mad as a hatter, un po’ come il nostro «matto come un cavallo» ma l’origine di tale modo di dire non è del tutto chiara. 

Chiaro per contro è il fatto che il mercurio diventa pericoloso quando, respirato come vapore, penetrato attraverso la pelle o ingerito come composto, soprattutto il metilmercurio nel pesce contaminato, raggiunge l’interno del corpo, dove può accumularsi fino a critiche concentrazioni. Attraverso i movimenti dell’aria e delle acque il mercurio può raggiungere ogni parte del mondo: un problema globale. Eccessivi allarmismi sono decisamente fuori luogo ed è improbabile che, almeno da noi, possa ripetersi una catastrofe di Minamata. La prudenza è comunque d’obbligo. Triste a dirsi, è proprio grazie a quel dramma umano e ambientale che noi oggi siamo coscienti dei pericoli del mercurio e prendiamo provvedimenti per evitarli.