Così simili, così diversi

Mondoanimale - I serpenti hanno singole peculiarità secondo il genere, ma presentano anche alcune somiglianze
/ 09.04.2018
di Maria Grazia Buletti

Lo scorso anno, più o meno in questo periodo, faceva il giro della rete un video che ritraeva la cattura di una trota da parte di un serpente nei pressi del fiume Maggia. Le immagini mostravano il rettile mentre immobilizzava la sua preda e la trascinava a riva. Non era però evidente di quale rettile si trattasse e i media sottolineavano: «Non è chiaro se sia una natrice (ndr: biscia d’acqua) o una vipera». Una differenza sostanziale, visto che anche il profano dovrebbe sapere che la natrice è assolutamente innocua, mentre il morso della vipera è velenoso.

Ma il profano non si lasci trarre in inganno dai luoghi comuni che indicano differenze e analogie nei serpenti: non è tutt’oro ciò che luccica, recita l’adagio, e spesso si può venir depistati da nozioni sì corrette, ma difficili da riconoscere e applicare alla vista di un serpente. Vipera o biscia d’acqua, dunque? 

«L’interpretazione non è sempre così evidente e, comunque, dobbiamo premettere una cosa molto importante: i serpenti sono una specie protetta ed è dunque proibito toccarli o molestarli. Quando ne avvistiamo uno la cosa migliore da fare sarebbe lasciarlo andare in pace per la sua strada, anche perché un serpente non attacca mai, anzi! Ci teme e perciò non si avvicina né ci minaccia in alcun modo. Si tratta di animali di un centinaio di grammi o poco più, che ci stanno alla larga proprio perché ci vivono come potenziali predatori. Se sono in acqua per spostarsi o cacciare, possono passarci accanto ma solo per raggiungere ad esempio la riva opposta». Così esordisce l’esperto e appassionato di rettili Grégoire Meier al quale ci siamo rivolti per meglio comprendere la faccenda di cronaca e soprattutto per imparare a differenziare le vipere dai colubri. 

«Quella che si vede nel video che lo scorso anno girava su internet è una natrice: una biscia d’acqua che non è velenosa». Con questa premessa, Meier ci introduce nel mondo di questi serpenti: «La natrice tassellata e la biscia dal collare cacciano entrambe sia anfibi sia pesci, mentre la vipera non si comporta così: se alcune vipere trovano una rana potrebbero mangiarla, ma non pescano in modo attivo come fa la biscia d’acqua». Quest’ultima si trova facilmente in Ticino, dalle rive del Ceresio alle Bolle di Magadino, a Locarno e lungo i fiumi larghi come il fiume Ticino, da Biasca in direzione Bellinzona: «Le natrici, tassellata o dal collare, possono scaldarsi al sole sulle rive dei nostri laghi dove dormono, digeriscono il pasto e poi pescano tuffandosi per cercare il pesce e gli anfibi di cui si alimentano». 

I filmati amatoriali girati in Valle Maggia hanno creato scompiglio perché mostravano proprio la vita delle bisce d’acqua così come l’esperto ha descritto: «In Valle Maggia nuotano nelle pozze dove si procurano il pesce che portano a riva per poterlo mangiare tranquillamente». Ma niente panico e niente paura, ribadisce Meier: «Esse non sono assolutamente pericolose o velenose per l’uomo, e in più la biscia d’acqua è un serpente che non morsica, nemmeno se dovesse essere molestato». Il nostro interlocutore differenzia la natrice dallo scorzon (in italiano: biacco): «Se lo si afferra, lo scorzon si difende morsicando in modo anche abbastanza vigoroso, pur non essendo velenoso. Al contrario, ripeto: se calpestata, la natrice non morsica, e per difendersi mette in atto un vero e proprio teatro in cui prima si dibatte picchiando la testa vigorosamente contro la gamba, se non funziona finge di essere morta. E allora apre la bocca, fa tutta una mimica, mette la pancia all’aria e riesce a volte addirittura a farsi scoppiare alcune venette in bocca in modo che la fuoriuscita del sangue renda più verosimile la finta morte». 

Ribadendo il concetto di specie protetta, Meier consiglia di stare a distanza debita per non disturbare il serpente in caso di incontro: «In Valle Maggia si sono avvistate anche alcune vipere in riva al fiume: in ogni caso i serpenti non si conoscono perfettamente e le differenze note spesso possono trarre in inganno i meno intenditori: il consiglio è sempre quello di non toccarli assolutamente». Fra le differenze che possono trarre in inganno, ci viene spiegato il cliché della testa triangolare della vipera: «Innanzitutto non è la sola ad avere una testa triangolare: la natrice tassellata ne ha una di simile forma, anche se un occhio allenato ne sa cogliere le differenze». Per questo è facile confonderle e restare nel dubbio. «Dobbiamo dire che quando si sentono minacciati dalla nostra presenza, molti serpenti si gonfiano per apparire più grossi, cercano di appiattirsi e allora anche i colubri che hanno una testa rotondeggiante la fanno apparire più triangolare di come sono in realtà».

Vigono anche altre regole che, dopo le spiegazioni dell’esperto, risultano essere discutibili e per nulla garanti di quanto crediamo: «La vipera ha una pupilla verticale (come i gatti), mentre i colubri, che non sono velenosi, ce l’hanno più rotonda. Però, siccome nel serpente la pupilla si dilata al buio e si stringe alla luce proprio come noi, una vipera in piena ombra potrebbe presentare una pupilla meno verticale e viceversa». Se poi cerchiamo di capire che forma ha la pupilla di un serpente con l’occhio scuro, la cosa si complica, così come nel periodo della muta dove l’occhio si opacizza e la pupilla non è più visibile. 

Ad ogni modo: «La vipera aspis è lunga circa 50-70 cm e l’occhio è grande circa 4 mm. Dunque, se arriviamo a valutarlo significa che siamo già troppo vicini al serpente e questo va contro la protezione di queste specie come pure contro la loro e la nostra sicurezza». Anche il colore del manto può dare adito a malintesi: «La gente vede la vipera grigia o marroncina, con disegni neri. Anche la natrice tassellata ha i tasselli neri e un colore molto simile alla vipera e, infine, quella dal collare, se non si vede la testa col tipico collarino, ha disegni e colorazione pure simili sempre alla nostra vipera». 

Nel dubbio: bisogna lasciarle in pace e mai toccarle perché comunque mai ci attaccherebbero! Non mettiamoci a fare gli erpetologi e lasciamo andare il serpente per la sua strada: «Esso non attacca assolutamente e siamo noi ad aggredirlo avvicinandoci troppo e disturbandolo».