Animali ben tutelati in Svizzera

Mondoanimale - Incoraggianti le informazioni dell’Usav circa la situazione nel nostro Paese
/ 22.05.2017
di Maria Grazia Buletti

Lo scorso febbraio il popolo ticinese è stato chiamato alle urne per esprimersi sull’iniziativa promossa dalla deputata leghista Sabrina Aldi che chiedeva di inserire il principio di protezione giuridica agli animali nella Costituzione cantonale. Approvata dal Parlamento cantonale nell’ottobre del 2016, l’iniziativa non era passata per un minimo scarto di 35 schede di differenza fra i votanti favorevoli e quelli contrari. Cosa che a marzo ha convinto la deputata dei Verdi Tamara Merlo a richiedere il riconteggio delle schede. 

Il tiepido entusiasmo della popolazione su un tema così sensibile non è da imputare a uno scarso interesse verso le condizioni degli animali, bensì a riflessioni più specifiche legate alla necessità di una maggiore protezione giuridica degli animali rispetto alle condizioni legali attuali. Ad esempio, interpellato dai media prima delle votazioni cantonali, l’ex consigliere agli Stati Dick Marty ha affermato che «se si vogliono tutelare gli animali, gli strumenti ci sono già». 

Chi con gli animali ci lavora è di avviso analogo, come il segretario dell’Unione dei contadini ticinesi (Uct) Sem Genini che, con il proprio sodalizio, si è dissociato dall’iniziativa: «Riteniamo che le leggi a livello svizzero siano già molto ferree». Sulla stessa linea, anche se possibilista, il presidente della Società protezione animali di Bellinzona (Spab), Emanuele Besomi: «Come Protezione animali non abbiamo nulla in contrario perché tutto ciò che va a favore degli animali è positivo. E lo è naturalmente anche rimarcare nella Costituzione una maggior sensibilità degli animali. Però, ritengo che la nostra Legge federale sia estremamente completa: parla già di dignità, specificando cosa si intende (ad esempio, l’animale non deve essere sottoposto a umiliazione o a sofferenza psicologica)». Quello che invece, secondo Besomi, manca in Svizzera sono più strutture per controllare e gestire gli abusi. 

In perfetta linea con la percezione ticinese dei differenti interlocutori sollecitati è l’Ufficio federale sicurezza alimentare e veterinaria (Usav) nella pubblicazione del suo Rapporto sulla protezione degli animali 2016. Fascicolo nella cui prefazione Kaspar Jörgen spiega che «l’attuale legislazione sulla protezione degli animali definisce che essi possono provare paura e dolore, proprio come gli esseri umani. Essa non tutela soltanto il benessere dell’animale, bensì anche la sua dignità, quindi il suo valore intrinseco».

Secondo Jörger, le diverse aspettative della società, della politica, dei detentori di animali, delle organizzazioni per la protezione degli animali, nonché le nuove conoscenze e i risultati ottenuti dalla ricerca, portano a richieste di divieti e inasprimenti o alleggerimenti di testi di ordinanze, in parte con interessi discordanti fra di loro. Sta di fatto che, dice, «la densità normativa della legislazione svizzera sulla protezione degli animali raggiunge tuttavia a poco a poco i suoi limiti». 

L’Usav pone un importante punto fermo nella valutazione di nuove necessità legali e inasprimenti delle regolamentazioni vigenti: «Nella situazione ideale non deve essere l’autorità a comprovare che un animale sia trattato male o tenuto in modo non conforme alle prescrizioni minime legali, ma spetta al detentore di animali mostrare di possedere le competenze e le giuste installazioni per tenere e accudire in modo adeguato, trattandoli in modo rispettoso». 

La giusta base giuridica e pragmatica di una buona protezione degli animali deve essere dettata senza ombra di dubbio dal senso di responsabilità del detentore piuttosto che dall’inasprimento di regole e divieti. Senso di responsabilità le cui fondamenta sono state gettate nel 2008, dalla revisione totale della legislazione sulla protezione degli animali, nella quale è stata attribuita grande importanza alla formazione e al perfezionamento dei detentori di animali. Parecchie, da allora, le campagne informative lanciate dall’Usav e fra tutte spicca la strategia Più informazione che regolamentazione nella quale, spiega Jörger: «Si mira a motivare i detentori di animali ad acquisire e ampliare le conoscenze sulle esigenze degli animali e sui loro comportamenti caratteristici di ogni specie, nonché a far sì che essi siano in grado di offrire loro, spinti sempre dal senso di responsabilità, condizione di detenzione ottimali». 

L’Usav è cosciente del fatto che trasmettere le informazioni in modo tempestivo e corretto al grande pubblico (e in particolare ai detentori di animali) rappresenta sempre una grande sfida nell’ambito della protezione degli animali. A questo proposito: «Il contributo della divisione Comunicazione del nostro ufficio federale della sicurezza alimentare e veterinaria illustra quanto e in che modo sosteniamo la campagna Più informazione che regolamentazione». 

Fino ad oggi, l’Usav ha riconosciuto 14 piani di formazione per la detenzione e l’accudimento di diverse specie animali e a sette anni dall’entrata in vigore delle disposizioni relative alla formazione, si è commissionata una valutazione di efficacia, utilità e qualità della formazione per l’ottenimento degli attestati di competenza, con focus sui corsi per detentori di cani: «I risultati della valutazione sono contenuti nel Rapporto dell’Usav sulla protezione degli animali 2016». E sono risultati incoraggianti, in ragione del fatto che fare leva sul senso di responsabilità dei proprietari di animali pone per davvero le fondamenta di una buona costruzione del rapporto uomo-animale.