«Un po’ di rispetto, è un cadavere morto»

/ 24.04.2023
di Ovidio Biffi

È dura portare avanti una rubrica con cadenza mensile. Sono troppi gli avvenimenti che suggeriscono il tema da presentare e spesso arruffano quanto hai in preparazione dato che l’attualità, un giorno sì e l’altro pure, impone aggiornamenti e abbandoni. Per dire, all’inizio avrei voluto parlare di Henry Kissinger, l’ultimo dei dinosauri della geopolitica, che alla vigilia del suo centesimo compleanno sforna un tomo di seicento pagine, cento per ognuno dei grandi leader che lui ha conosciuto e servito. Poi ecco le elezioni cantonali e pensavo di preparare una dissertazione sulla vittoria della lista senza intestazione che mette a nudo un andazzo che i partiti archiviano tranquilli, incuranti della perdita di credibilità e della pericolosità di scelte e indirizzi.

Vedendo che anche la politica nostrana perde subito attrazione, mi convinco che forse è preferibile un tema meno impegnativo. Prevale allora l’idea di trattare il problema della diminuzione del pubblico delle sale cinematografiche e in generale del cinema, passando dall’arrivo di Super Mario Bros alle dimissioni del direttore della casa del cinema di Locarno, magari con excursus sulle micidiali proposte di distribuzione in streaming e sulla faticosa ricerca di un nuovo presidente del Festival. Tutto subito oscurato: c’è il vacillare prima, il fallimento quasi certo poi e infine il salvataggio del Credit Suisse. Ma la storia esce dai miei radar dopo il penoso inciucio PS-UDC alle Camere federali. Magistrale nel dire tutto il collega Philippe Castella de «La Liberté»: i partiti che hanno votato contro la scelta del Consiglio federale in realtà «si sono accontentati di lanciare pietre contro il camion dei pompieri, dopo aver atteso saggiamente nel loro angolo che l’incendio fosse ben spento (…) e nascondendo la legittima indignazione per le lezioni non apprese dalla crisi finanziaria del 2008».

Nuova ricerca e sbatto contro l’insopportabile parossismo di violenza di un video che arriva dall’Ucraina (bestie umane che attuano una decapitazione). Credo che sia stata quella iniezione di orrore a impormi una scelta agli antipodi, una pacifica notizia de «la Repubblica» online riguardante la soia: considerato un vero e proprio «cibo-medicina» nella tradizione cinese, usata nella cosmetica protegge dall’ossidazione con effetti anti-age sul viso, rassodanti sul corpo e idratanti sui capelli. Scaccio subito il presumibile sconcerto di chi legge e mi conosce, dicendo che non intendo spacciare un viso senza rughe o un corpo rassodato e capelli idratati: andando verso gli ottanta è d’obbligo quello che natura e pigrizia decretano. Se ne parlo è per collegare la notizia dell’impiego esterno della soia in cosmetica con l’uso interno che da oltre 30 anni faccio della lecitina, un derivato della soia (tecnicamente un «fosfolipide coinvolto in diversi processi all’interno dell’organismo umano») che assumo ogni mattina come integratore alimentare. Il «vizio» è cominciato oltre 40 anni fa quando nella redazione di «Azione» giunse un imprenditore italiano che sperava di convincere Migros a inserire tra i suoi prodotti anche la lecitina dei Ferruzzi e Gardini. Ma non erano ancora tempi di integratori e di proposte alimentari alternative e il mio ingenuo tentativo prima a Sant’Antonino e poi anche a Migros Bund fallì.

Da quell’imprenditore però accettai un consiglio: al mattino due cucchiai di lecitina. Per quarant’anni ho potuto spiegare, e spero di continuare a farlo, a diversi dottori che è grazie anche alla lecitina se i miei valori e parametri smentivano le loro congetture abbinabili al mio peso in eccesso, alla mia refrattarietà al movimento ecc. Un solo rammarico: mentre da noi la lecitina ha costi notevoli da parafarmaco, in Italia (prodotta da Novartis!) la si acquista a meno della metà. Mi fermo anche perché una notizia di attualità mi sta suggerendo di effettuare un ennesimo cambio: in Svizzera i costi della salute nel primo trimestre sono aumentati di oltre il 7% e i soliti portavoce preavvisano che a novembre rincareranno anche i premi delle casse malati. Il titolo, rivolto a ospedali, primari e ai gioiosi condottieri della Lamal, lo lascerei a Totò: «Un po’ di rispetto, è un cadavere morto».