All’inizio di luglio il Consiglio di Stato ticinese ha licenziato il messaggio per la nuova revisione della legge tributaria. Nella presentazione del progetto e nei commenti si è designata questa proposta come quella di un fisco più moderno. La domanda che i non specialisti si possono porre è perché il fisco debba essere modernizzato. Sgombriamo il campo dalle possibili confusioni.
La legge tributaria del Canton Ticino, come quelle degli altri Cantoni e della Confederazione, viene rivista, con frequenza irregolare, per far posto a cambiamenti che sono sempre ispirati dalla maggioranza politica del momento. Poiché queste modifiche sostituiscono le regole vigenti esse son sempre «moderne» nel senso che sono dei nostri tempi rispetto a quelle che sono state varate 20, 30 o anche più anni fa e che erano «moderne» allora. Ma il fatto che le norme siano nuove («moderne») non dice niente rispetto al problema di sapere se le stesse siano giustificate e debbano essere approvate. La risposta al quesito sulla bontà delle misure sarà esclusivamente politica.
Da questo profilo, per quanto riguarda le leggi tributarie dei Cantoni svizzeri, ci sembra che emergano due posizioni, che possono essere contrastanti. La prima, che è quella che prevale nei Cantoni romandi e nel Cantone Basilea città, è che la legge tributaria deve servire da base per la redistribuzione del reddito. Le classi di reddito elevate vanno quindi tassate con aliquote alte e quelle basse, invece, vanno, nella misura del possibile liberate dal peso fiscale.
L’altra posizione, che prevale nei Cantoni di lingua tedesca, in particolare in quelli della Svizzera centrale, è che l’onere fiscale, specie per i contribuenti con redditi elevati, può influenzare in modo importante l’attrattiva di un Cantone come residenza per le persone ricche. E allora vale il principio di fissare per i redditi alti aliquote di imposizione che siano concorrenziali con quelle degli altri Cantoni. Il ragionamento che sta dietro a proposte di questo tipo è semplice: i ricchi contribuenti, che sono mobili, sceglieranno di insediarsi nel Cantone che riesce ad avere le aliquote di imposizione dei redditi alti più basse.
Detto in parole più spicce: con le nuove proposte fiscali il nostro Consiglio di Stato si propone di rafforzare la posizione concorrenziale del Canton Ticino nella corsa per appropriarsi i contribuenti ricchi, disposti a cambiare domicilio per pagar meno imposte. Ma ce ne sono ancora di questi contribuenti? Pare di sì. Nel corso degli ultimi due anni, per fare un esempio, la Svizzera è diventata la destinazione più ambita dai ricchi contribuenti che lasciano la Norvegia per pagare meno imposte. Si parla di diverse centinaia di zii Paperone norvegesi che avrebbero lasciato il loro Paese per venire qui. Sembra che il Ticino sia per questi renitenti fiscali una delle destinazioni preferite. Diversi si sono già insediati a Collina d’Oro. Con un effetto di lievitazione immediato sulle risorse fiscali pro capite di questo Comune, che già erano largamente superiori alla media.
Stando all’annuario di statistica ticinese del 2021, le risorse fiscali pro-capite di Collina d’Oro erano pari a 8467 franchi. Due anni più tardi erano salite a 9815. In due anni (grazie ai norvegesi?) l’aumento nelle risorse fiscali pro capite di Collina d’Oro è stato pari al 15,9%. In Ticino, nel medesimo periodo, l’incremento nelle risorse fiscali pro capite dei Comuni è stato invece solo del 4,9% passando da 4183 a 4388 franchi. Il calcolo del nostro Consiglio di Stato è quindi facilmente comprensibile. Se facciamo pagare meno imposte alle persone ricche e queste si insediano nel nostro Cantone ecco che gli introiti fiscali potrebbero subire un’accelerazione, come è stato il caso di quelli di Collina d’Oro. E di aumentare i proventi fiscali il Canton Ticino ha veramente un grande bisogno se vuole, entro i termini che si è stabilito lui stesso, cercare di uscire dalla trappola del deficit permanente e tornare a essere meno dipendente dalla perequazione finanziaria della Confederazione o dalla partecipazione, sempre un poco aleatoria, agli eventuali profitti della Banca Nazionale.
Chi politicamente difende il principio della giustizia fiscale non sarà certamente pronto ad accettare le elucubrazioni di chi pensa che il Ticino ha solo da guadagnare rafforzando la sua posizione nella concorrenza fiscale intercantonale per i ricchi. Per fortuna abbiamo la possibilità del referendum per decidere sulla contesa. All’elettorato spetterà quindi, molto probabilmente, l’ultima parola.