La Svizzera è il Paese dei milionari. Ce lo ripetono ogni anno le classifiche dei più ricchi. Forse sarebbe più esatto affermare che la Svizzera è il Paese del risparmio. Con una quota di risparmio del 19% (sul reddito) la Svizzera è, per quel che riguarda il risparmio, il campione europeo. La statistica ci dice ancora che ogni economia domestica risparmia da noi 1400 franchi al mese. I lettori sanno quanto poco rappresentative siano le medie, in particolare quelle che riguardano la distribuzione della ricchezza. La voglio vedere quella famiglia che con un reddito mensile di 7400 franchi mensili (reddito medio mensile di un’economia domestica a livello nazionale) riesce a risparmiarne 1400!
Una cosa è comunque certa: in Svizzera il denaro è abbondante. Si presenta quindi il problema di come impiegarlo in modo che frutti al proprietario un reddito, un profitto, un interesse o una rendita. Una volta (ma chi si ricorda ancora di quei tempi?), a ogni neonato veniva regalato un libretto di risparmio e un salvadanaio. Poi, con il miglioramento della loro situazione economica, le economie domestiche hanno cominciato ad acquistare obbligazioni della Confederazione o obbligazioni di cassa delle banche. Nel medesimo tempo una parte dei risparmi famigliari finiva nelle assicurazioni e per alcuni fortunati nell’acquisto della propria casa. Più tardi è arrivato il momento di cominciare a giocare in borsa, acquistando ovviamente solo i titoli più sicuri dei listini delle borse svizzere. Un po’ più in là nel tempo alle banche – sempre più in concorrenza tra di loro – è venuta la bella idea di diventare amministratrici di patrimoni. Sulle prime per le nostre banche i modesti risparmi del signor Pinco e del signor Pallino non erano molto interessanti. Ma siccome all’orizzonte si intravvedeva che il segreto bancario per i capitali di clienti stranieri stava arrivando alla fine, i nostri bancari cominciarono a pensare che anche patrimoni relativamente modesti, se sommati, avrebbero potuto rappresentare grandezze finanziarie di un certo rispetto. Il resto è la storia di oggi. Il libretto di risparmio è andato a farsi benedire. Se il vostro conto di risparmio supera una certa cifra subito la banca vi richiamerà al vostro dovere di piccolo capitalista di investire questi soldi, almeno in parte, scegliendo tra gli attrattivi pacchetti che il vostro consulente bancario è in grado di offrirvi, quello che promette di minimizzare il rischio.
Da qualche anno questa involuzione del risparmio ha subito un’accelerazione con la nascita del Bitcoin. Il Bitcoin è una moneta virtuale, che si trova dunque solo in internet. Dal profilo monetario rappresenta, in un certo senso, un passo indietro perché fa ritornare i risparmiatori all’epoca (seconda metà del secolo XIX) in cui non esistevano ancora le banche centrali. Ogni banca autorizzata poteva allora emettere denaro e i risparmiatori non avevano alcuna protezione. Lo stesso vale oggi per i Bitcoin. Investire nei Bitcoin è dunque come fare dell’equilibrismo o dell’acrobazia a grande altezza senza rete di protezione. Infatti dietro il Bitcoin non esiste una banca centrale che opera per mantenere stabile il valore della sua divisa, ma una rete di computer che la gestiscono in modalità peer to peer, ossia senza la presenza di un server centrale. Qualcuno parla, a questo proposito, di Fantasyland. Quel che appare certo, anche a un ignorante dei misteri finanziari, è che per far funzionare un sistema monetario così decentralizzato occorre che i peer si accordino una dose eccezionale di fiducia.
Anche il sistema monetario tradizionale vive sulla fiducia. Ma un conto è dar fiducia a una divisa dietro la quale sta una Banca centrale e, quindi, il Governo di un Paese, e un altro è darla a una delle mille nuove sigle che sono nate nel mercato dei Bitcoin, dietro alle quali stanno dei perfetti sconosciuti. Al momento, questo mercato non sembra andare molto bene perché la FTX, un intermediario tra i più importanti, ha fatto fallimento. Tuttavia c’è chi, come i promotori del piano B (piano Bitcoin?), vorrebbe fare di Lugano, grazie alla ditta Tether (che negozia la divisa stable coin), una criptocentrale importante almeno come Zugo, continua ad avanzare intrepido. Queste persone sono sicure di star realizzando non solo un progetto tecnologicamente di punta, ma anche uno che non potrà avere che un grande futuro. Il rischio di andare a fondo è però grosso. Ricordatevi infatti che, come afferma il giallista Marco Malvaldi: «La fiducia è un capitale che si può perdere in una sola giocata!».