Siamo oramai in piena pre-campagna elettorale e, nel dibattito, la situazione economica è un tema di attualità. Di recente, con i contributi di specialisti e del consigliere di stato Vitta si è discusso, davanti alle cineprese di una delle nostre televisioni, dei problemi economici del Ticino. Io questa discussione non l’ho vista. È il commento un po’ troppo compiaciuto del «Corriere del Ticino» che mi ha fatto saltare la mosca al naso. Non è che il nostro Cantone sia, in questo momento, la sola economia che soffra qualche disagio. È tuttavia tra quelle che, in Svizzera, conoscono le maggiori difficoltà. Nel 2020, il Pil ticinese è diminuito del 5,4%. Solo il Canton Neuchâtel ha conosciuto una diminuzione maggiore. I problemi si accumulano. Accanto al rincaro, in particolare quello dei vettori energetici, e alla caduta dei listini di borsa, che sta erodendo i piccoli portafogli azionari della classe media, la nostra economia patisce i costi dell’invecchiamento della popolazione.
La popolazione attiva del Cantone diminuisce e l’effettivo di frontalieri continua a crescere creando, tra l’altro, incredibili disagi al traffico interno. Se estendiamo l’esame ai singoli rami troviamo un settore industriale in piena riconversione, attività commerciali che lottano per sopravvivere comprimendo i costi, un turismo che vive purtroppo solo delle visite giornaliere dei confederati, un’edilizia che stenta, ma molto, a liquidare l’eccedenza di offerta accumulata negli anni in cui le ipoteche si potevano avere praticamente a tasso zero, un settore bancario che si ristruttura in continuazione e un settore logistico e della moda che sembra orientarsi verso altri porti. Nel 2020 l’economia ticinese occupava 163’300 persone residenti nel Cantone, vale a dire 1900 in meno che nel 2010. Un’altra tendenza che dovrebbe preoccupare chi si interessa alle sue sorti è che mentre nel 2010 le sue attività occupavano un lavoratore (o lavoratrice) non residente su 4, oggi ne occupano quasi uno su tre. In effetti per la popolazione attiva residente nel Cantone gli unici rami in cui l’occupazione sta crescendo in modo sostenuto sono quelli della sanità e dell’assistenza sociale, ossia i rami del parapubblico.
Questi sono i problemi e le difficoltà di medio termine che preoccupano la popolazione attiva residente. Si tratta, in buona parte, della popolazione che, nella prossima primavera, esprimerà le sue scelte nelle elezioni cantonali. E la lista dei problemi di natura economica non è terminata. A quelli già evocati si deve aggiungere il surplace del potere di acquisto. Tra il 2010 e il 2018 il salario mensile in Ticino – in termini nominali – è restato praticamente costante. Nel 2010 i lavoratori ricevevano, in media, 5076 franchi mensili. Otto anni dopo il loro salario medio era salito a 5163 franchi. Questo significa che in otto anni il salario nominale mensile è aumentato dell’1,7%: un’inezia. Anche a livello nazionale i salari non sono cresciuti di molto: tuttavia tra il 2010 e il 2018 l’aumento è stato pari al 4,5%. A Zurigo, poi, l’aumento ha raggiunto il 6,2%. E il potere di acquisto? Il periodo considerato è stato caratterizzato da una leggera diminuzione dell’indice generale dei prezzi al consumo. Di conseguenza il potere di acquisto dei lavoratori è aumentato in misura superiore all’aumento dei salari nominali. Nel caso specifico l’aumento del potere di acquisto è stato pari al 2,5% su otto anni: un aumento pari a due inezie, insomma.
Quel che si constata, poi, è che, fino al 2021, il potere di acquisto dei lavoratori ticinesi si è mantenuto in particolare grazie al fatto che i prezzi dei beni al consumo sono restati praticamente costanti. Quest’anno, però, i prezzi aumenteranno di almeno il 3% e quindi il potere di acquisto diminuirà. Poiché l’aumento dei prezzi è influenzato particolarmente dal rincaro dell’energia, esso colpisce particolarmente chi lavora e deve spostarsi giornalmente per i bisogni della sua attività. L’insieme di queste difficoltà pare non abbia ricevuto molta attenzione nel dibattito televisivo al quale accennavamo iniziando l’articolo. Sembrerebbe che la maggioranza dei presenti abbia speso molte parole per relativizzare la situazione negativa, mettendo in evidenza le poche iniziative valide, e soprattutto insistendo sul fatto che il nostro Cantone continua ad essere economicamente attrattivo. Vi ricordate la «bandella del Carletto»? «Questo è il nostro paese, il più bello del mondo, dove il sole e l’amore non tramonteranno mai». Speriamo che il cambiamento climatico non ci giochi contro!