Non era difficile prevedere che i Mondiali di calcio sarebbero stati un successo dal punto di vista televisivo. È così ogni volta. All’inizio si parla molto del luogo che ospita l’evento e spesso si scatena la polemica. L’assegnazione al Qatar è stata, per usare un eufemismo, poco trasparente; l’ombra della corruzione grava sui Mondiali, confermata dal grave scandalo della vicepresidente del Parlamento europeo, la socialista greca Eva Kaili, arrestata insieme al compagno italiano. Nelle loro case sarebbe stato trovato oltre mezzo milione di euro in contanti. L’accusa è di aver preso soldi per difendere la causa del Qatar. Una storia deprimente, che conferma come i giudizi negativi sull’aspetto organizzativo e politico di questi Mondiali non siano purtroppo basati sul nulla. Anche se alla fine si è parlato più del look dell’ex Miss Croazia Ivana Knöll, ostinatasi a girare seminuda, che delle centinaia di operai egiziani e pachistani morti nei cantieri.
Comunque da sempre lo sport è compromesso con la politica e con gli affari. A volte i grandi eventi hanno coinciso con grandi tragedie: si pensi all’Olimpiade di Città del Messico 1968, aperta dalla strage dello Zócalo, la piazza principale della capitale messicana dove l’esercito aprì il fuoco sui manifestanti; e all’attacco del terrorismo palestinese a Monaco 1972. Poi venne la stagione dei boicottaggi: l’Africa disertò Montréal 1976, il blocco occidentale Mosca 1980, quello comunista Los Angeles 1984. I giochi di Atene 2004 contribuirono a mandare in rovina la Grecia e quelli di Pechino 2008 furono una gigantesca celebrazione di regime. Rimpiango quelli di Londra 2012, che furono i più a misura d’uomo degli ultimi tempi. Le Olimpiadi sono faraoniche e più difficili da organizzare. Ma dal punto di vista dell’impatto mediatico i Mondiali di calcio hanno un’audience maggiore. La scorsa edizione si tenne nel 2018 in Russia. Ricordo lo stadio – lo stesso in cui si erano svolti i Giochi del 1980, quando era dedicato a Lenin – gremito di russi che inneggiavano a Vladimir Putin, il giorno dell’inaugurazione. All’epoca non ci fu un particolare scandalo. In Qatar la Russia non c’è. Putin nel frattempo si è macchiato di un crimine che è anche un errore, l’attacco all’Ucraina. Ma era già un dittatore 4 anni fa. E in pochi lo facemmo notare.
Dal punto di vista sportivo l’edizione qatarina dei Mondiali non è stata un insuccesso. Partite tiratissime, spesso decise ai rigori, come quella che è costata l’eliminazione al Brasile. A proposito dei pregiudizi, ricordo quelli che circondarono il primo grande evento sportivo ospitato in Brasile (dal 1950), i Mondiali del 2014. Si prevedeva di tutto: lavori non finiti, proteste, scontri di piazza, organizzazione non all’altezza… Invece accadde solo qualche sparuto incidente, nel giorno dell’inaugurazione a San Paolo e in quello della finale a Rio de Janeiro, enfatizzato dalla presenza delle telecamere e di giornalisti tra i contusi; ma nessun disservizio irreparabile. E il Brasile dimostrò di saper organizzare una grande manifestazione internazionale. Un segno che il mondo globale è un fenomeno irreversibile e che i Paesi europei, abituati a essere grandi in un mondo piccolo, saranno sempre più piccoli in un mondo grande. Come detto ci fu qualche disagio – che peraltro si era visto anche nelle edizioni tenute nei due Paesi più efficienti del mondo, Giappone (2002) e Germania (2006) – e il caso del traffico dei biglietti creò più di un imbarazzo alla Fifa. Tuttavia il successo del Brasile fu indiscutibile. Due anni dopo si fecero i Giochi olimpici a Rio de Janeiro, in un Paese già piegato dalla crisi; eppure anche lì tutto filò liscio. La Seleção vinse pure l’oro nel calcio; che resta tuttora l’ultima grande vittoria. In Qatar ai verdeoro è andata male: eliminati dalla Croazia, un osso duro per chiunque.
La Svizzera ha fatto un buon Mondiale, superando i gironi eliminatori; negli ottavi ha poi ceduto nettamente al Portogallo. Il mondo è rimasto colpito dall’assenza di Cristiano Ronaldo, almeno all’inizio; però il suo sostituto ha fatto tre gol. L’Italia in Qatar non è proprio andata; la Svizzera, che la Nazionale azzurra aveva sconfitto 3 a 0 agli Europei, l’ha eliminata nelle qualificazioni. Una nemesi. Del resto la storia dei due Paesi e dei due popoli è così intrecciata che questi scontri sportivi non fanno che confermare lo storico legame che unisce elvetici e italiani.