Non sarà facile, ma proviamoci. Mentre scade il primo anniversario della guerra tra Russia e Ucraina, resuscitiamo le notizie in controtendenza dell’ultimo anno, le «buone novelle».
Partiamo umili, che è meglio. Cominceremo da quelle «di consolazione» che si delineano dentro scenari catastrofici. Come i corpi esausti ma incredibilmente vivi estratti da montagne di calcinacci anche a diversi giorni dai primi sommovimenti del sisma turco-siriano. O la mobilitazione di Paesi l’un contro l’altro armati per soccorrere i terremotati, sotto l’unica bandiera della solidarietà. Con qualche paradosso, come i soccorsi russi ad Aleppo e Idlib, laddove negli scorsi anni gli aerei di Mosca – sempre loro – avevano bombardato gli ospedali. Ma non facciamo i difficili e annotiamo che un minimo sindacale di buon cuore pulsa trasversalmente a tutti i Paesi e regimi del mondo, perfino i più sbilenchi.
Poi ci sono le notizie «neutre» che, per contrasto rispetto alla situazione generale o precedente, sembrano magnifiche. Come l’anno di relativa pace pandemica che ci lasciamo alle spalle. Nuovi focolai sono ripartiti dalla Cina e siccome è impossibile prevedere con certezza lo sviluppo della situazione, il Parlamento elvetico ha prorogato la legge COVID-19 fino a metà 2024. Ma come lamentarsene, pensando alla vita dimezzata di un paio d’anni fa, quando entravamo negli spacci alimentari con la mascherina tesa sopra la faccia e lo Stato ci intimava di evitare effusioni? Bentornati abbracci, teniamoceli stretti.
Con la crisi energetica galoppante, anche i mesi invernali caldi si sono rivelati una benedizione. Il surriscaldamento globale (pessima cosa), nel contesto di questi mesi balordi ha giocato a nostro favore: non abbiamo dovuto svenarci per raggiungere il giusto tepore in casa. Nell’orrore del conflitto, registriamo poi la resistenza degli ucraini all’aggressione russa. Il loro orgoglio e il loro coraggio rischiano di prolungare sine die la carneficina. Ma che lezione per i tiranni col delirio d’onnipotenza e per le stanche democrazie occidentali!
Ci sono infine notizie «buone senza se e senza ma». Come l’accordo di pace in Etiopita in novembre tra il Governo e il Fronte popolare di liberazione del Tigray. Il processo è ancora acerbo e avanzerà a fatica. Ma sono i primi passi di un dopo conflitto che, lontanissimo dall’attenzione del resto del mondo, negli ultimi due anni ha provocato oltre mezzo milione di morti tra militari e civili, milioni di sfollati interni, e un’acuta crisi alimentare.
Bene, anche, che dopo gli scempi del precedente Esecutivo, il nuovo Governo brasiliano rinnovi l’impegno per proteggere la foresta amazzonica, che raccoglie il 20% dell’acqua dolce terrestre e regola il clima dell’intero pianeta.
Sappiamo di tralasciare, in questa scarna rassegna, numerosi altri eventi positivi di piccolo e grande calibro, per esempio nei campi della scienza (le scoperte che danno speranze nella cura dell’Alzheimer e dell’AIDS) e della società. Nelle nebbie del momento brilla sempre qualche stella nascosta, a saperla e volerla vedere. Donne, uomini e comunità ricchi di pietas e d’intelligenza, volontari, operatori umanitari, visionari, filantropi, maestri di spirito, di scuola, di vita, scienziati, artisti, musicisti, letterati – ne siamo certi – continueranno a generare bellezza, bontà e saggezza senza riempire le prime pagine dei giornali. Non dimentichiamocene quando saremo sommersi dai necessari e mesti promemoria sull’anno di brutture che ha sconvolto l’Ucraina e, per effetto domino, il resto dell’umanità.