Il mercato del lavoro svizzero presenta a chi tenta di analizzarne l’evoluzione più di un mistero. Per esempio: l’afflusso massiccio di lavoratori frontalieri è un vantaggio oppure uno svantaggio per l’insieme dell’economia? A questa domanda nessuno ha saputo finora rispondere in modo definitivo. Un altro fitto mistero del nostro mercato del lavoro è perché, da anni, i salari reali non aumentano. Mentre la seconda metà del secolo Ventesimo è stata caratterizzata da un rapido aumento dei salari nominali e, tutto sommato, anche del potere di acquisto dei lavoratori, il nuovo secolo, almeno fin qui, ha conosciuto aumenti abbastanza irrisori dei salari nominali mentre i salari reali (ossia il potere di acquisto) ha ristagnato. Notiamo che questa evoluzione dei salari, nominali e reali, si è manifestata in un mercato del lavoro contrassegnato da un eccesso di domanda di lavoro, in particolare per quel che concerne i lavoratori qualificati.
Per un’economia di mercato come la nostra questa è una situazione singolare. Quando aumenta la domanda di un determinato bene o, nel caso che ci concerne, di una determinata prestazione, dovrebbe aumentare anche il prezzo (rispettivamente il salario come prezzo del lavoro). Invece non è così: nel caso del mercato del lavoro svizzero (ma è probabile che il fenomeno si stia manifestando anche in altre economie europee) la domanda continua ad aumentare mentre i salari, almeno in termini reali, rimangono costanti quando non diminuiscono. In un articolo pubblicato di recente, la «Neue Zürcher Zeitung» ha presentato 5 tesi per spiegare questa contraddizione. Stando alla prima tesi, i salari non aumenterebbero perché le incerte prospettive congiunturali indebolirebbero la posizione dei lavoratori nelle trattative salariali e questo nonostante il fatto che ci troviamo in una situazione di rapido aumento dei prezzi. La seconda tesi sostiene invece che per i lavoratori che cercano un nuovo impiego, il salario avrebbe perso di importanza come fattore di attrazione. Di conseguenza le aziende che cercano lavoratori possono soddisfare il loro fabbisogno senza dover aumentare i livelli salariali. Ma è anche possibile (terza tesi) che l’immigrazione di lavoratori dall’estero freni la rivalutazione dei salari.
È certo che se dovesse cessare l’immigrazione, l’eccesso di domanda di lavoratori sarebbe ancora maggiore. Non si sa tuttavia con sicurezza se questa situazione indurrebbe o meno un aumento dei salari. La quarta tesi è provocatoria almeno per quel che riguarda le prese di posizione sempre difese dai datori di lavoro. Stando alla stessa, infatti, sarebbe possibile che la carenza di lavoratori qualificati non sia in realtà così importante come per l’appunto viene denunciata dai datori di lavoro. La stagnazione dei salari sarebbe quindi dovuta al fatto che, in realtà, la carenza di lavoratori qualificati non si manifesta che in pochi rami dell’economia. Infine l’ultima tesi sostiene che, confrontate con la carenza di lavoratori qualificati, le aziende preferiscono oggi investire nell’automazione piuttosto che aumentare le loro offerte salariali.
La giornalista della «NZZ» presenta, per ogni tesi, argomenti in favore e argomenti contro. Apparentemente, allo stato attuale delle ricerche, non c’è una tesi che si imponga sulle altre. Aggiungiamo che nell’articolo citato viene adombrata anche una sesta tesi che però non viene esplicitata. Si tratterebbe della possibilità che l’aumento dei salari reali intervenga con un certo ritardo rispetto all’aumento dei prezzi. Se questa tesi fosse valida (e certamente ci sono argomenti per sostenerla) l’aumento dei salari reali che non si è manifestato nel 2022 potrebbe essere realizzato quest’anno. Stiamo a vedere. Per chi scrive la stagnazione del salario reale è da ricondurre con molta probabilità alla perdita di capacità contrattuale dei lavoratori e delle organizzazioni che li rappresentano. Che questa perdita di potere contrattuale sia legata al momento congiunturale, come sostiene la giornalista della «NZZ», piuttosto che a trasformazioni della struttura della produzione che hanno indotto una diminuzione sensibile del numero di lavoratori sindacalizzati, come pensa invece il sottoscritto, resta da dimostrare. Come si è già ricordato, la stagnazione dei salari reali è un fenomeno osservabile ormai da almeno due decenni nel nostro Paese. Perché intervenga resta invece un mistero.
Perché i salari non aumentano?
/ 05.06.2023
di Angelo Rossi
di Angelo Rossi