A parlar male della statistica si rischia come minimo di inciampare in dispute e contraddittori. Così, volendo trattare un problema che riguarda la demografia, scelgo di stare alla larga dai numeri e dalle tecniche di computo. Tanto più che le ricerche di dati e studi concernenti l’invecchiamento della popolazione mi forniscono la conferma che in fatto di statistiche il Ticino continua ad essere in colpevole ritardo. Comunque il tema degli anziani negli ultimi tempi compare sovente nelle cronache ed è oggetto di attenzioni mediatiche e scontri politici per i problemi concatenati e complessi che sta conoscendo, mirabilmente riassunti da una vignetta «politica» di Altan: «Con la crescita zero il Paese invecchia. Tra un po’ avremo un pensionato a carico di ogni disoccupato». Sintesi perfetta e ragione in più, rispettando la premessa, per limitarmi a lampi e scoppi mediatici captati l’ultima settimana di settembre.
Il lunedì (26) reca i commenti al secco rifiuto dell’iniziativa AvsPlus che chiedeva (offriva) un potenziamento delle rendite per anziani. Martedì invece titoloni, interviste e commenti sono per l’impennata dei premi malattia con il coordinatore del DSS che dichiara: «L’invecchiamento della popolazione e l’evoluzione tecnologica della medicina sono fattori che inevitabilmente inaspriranno la fattura». Nemmeno 24 ore e mercoledì è il Nazionale a sparare a raffica: pensione a 65 anni delle donne, riduzione del tasso LPP che regola le rendite del II. Pilastro, possibile pensionamento automatico a 67 anni in caso di disavanzo e, tanto per capire l’antifona, via l’aumento dell’Avs già quasi sul piatto. Anziani al muro, insomma.
Spero di trovare altra musica giovedì sulla newsletter del collega Mario Sechi. Parla dell’Italia, ovviamente, dove con l’accordo sulle pensioni «avanza a passo di carica la maggioranza piagnona del vitalizio a prescindere, si materializza come un moloch con lo stuzzicadenti in bocca e la canottiera, una società vecchia, decrepita, pronta alla dentiera e al viagra, l’affermazione del desiderio senza futuro, un eterno svegliarsi-consumare-addormentarsi, senza in mezzo una parola che faccia la differenza tra gli esseri dotati di logos e i parassiti (…) Più siesta per tutti e buen retiro per sempre». (Meglio chiarire subito: la situazione italiana dipinta da Sechi relativizza un po’ i problemi della vecchiaia di casa nostra). A chiudere la settimana arriva una giuliva «cover story» di «Ticino 7», un vero viatico dopo i massacri del Nazionale sulle pensioni: «Mai vecchi. L’allungamento della vita ha spostato in avanti l’inizio della Terza età, con una serie di conseguenze sia sul piano sociale, sia negli stili di vita, sempre più giovanilisti e dinamici…». Anziani tutti agili e scattanti, d’accordo, tutto bello. Ma non è che si sta pubblicizzando (o sdoganando) il pensionamento a 70 anni?
Le notizie settembrine rafforzano due mie convizioni. Innanzitutto che il processo di invecchiamento della popolazione è una sorta di lasciapassare a disposizione degli ambienti economici per imporre diktat e condizionamenti a una politica sempre più supina nell’accettarli («per il bene della società» si è sentito dire). Altro convincimento: la classe politica è sempre più refrattaria ad affrontare i problemi demografici partendo dall’incidenza causata dal calo delle nascite. L’immagine grafica classica della demografia è quella della piramide, con i vari segmenti dalla base al vertice in corrispondenza con le età; e per giustificare e imporre nuovi salassi viene sempre sventolata la piramide rovesciata, col vertice in basso.
Per capire meglio i problemi demografici che minacciano tutti i paesi industrializzati e a reddito elevato (dall’Europa alla Cina, per intenderci) sarebbe forse più utile usare l’immagine di un lago con una dicitura che spieghi che esso vive grazie a un immissario (le nascite) e a un emissario (la mortalità). Si capirebbe così che per mantenere il livello necessario non basta bloccare i flussi dell’emissario: se non si tiene conto che le acque immesse stanno diminuendo o cessando, le misure per frenare i volumi dei deflussi finiranno per risultare inutili o dannose dato che, pur ristabilendo i livelli, non potranno mai garantire anche salute e vita all’acqua del lago. Questa immagine poco ortodossa e la caustica vignetta di Altan sembrano suggerire a politici, tecnici e amministratori la necessità un approccio diverso – mediando tra slanci utopistici della sinistra e frenate populiste della destra, come pure bloccando le spallate distribuite da circoli interessati e lobbisti – per forgiare una politica previdenziale che tenga conto non solo dei numeri ma anche di tutti i cambiamenti demografici e dei mutamenti sociali in atto. Il «bene della società» non lo si assicura addossando disagi a chi già fatica a portare avanti una famiglia, un lavoro o gli ultimi anni della propria esistenza, ma piuttosto offrendo stimoli saggi e ragioni dignitose per coinvolgere tutti nell’impegno e nella solidarietà.