Mondiali di calcio in Qatar archiviati. Inizio polemico e gran bel finale, anche televisivamente. Da noi cori di ringraziamento conclusivi alla RSI… con smontaggio della tenda della trasmissione N’DOHA nem. Andando con ordine: proverò a dimenticare il calcio e i suoi protagonisti, mettendo a fuoco il fortunato «post partita» notturno della nostra televisione. Lo spunto mi arriva la sera prima della finale: un’ospite, tornato dal Qatar dopo un mese da inviato come esperto, loda in diretta l’unicità della trasmissione e chiede di clonare il format. Giustifica la sua richiesta non tanto con l’interesse e i riscontri positivi di N’DOHA nem (vissuti in streaming anche in Qatar), ma piuttosto con il bisogno di più frequenti momenti televisivi permeati di intrattenimento leggero. Bella pensata, ma, diciamo subito, realizzazione improbabile. Sono più di trent’anni che il popolo ticinese rimpiange la Palmita e avverte il magone appena accerta che nessuno dei «promessi comici» è in grado di ereditarne il successo. Esperimenti molti, pochi durano. Alla lunga si scopre sempre che per far ridere non basta ridere forte! Di sicuro dopo il successo di N’DOHA nem – come dopo il dirompente «Russo ma non dormo» trasmissione legata ai mondiali del 2018 in Russia – a Comano qualcuno si chinerà sull’interrogativo. Ma dal San Bernardo e dalla Torre di Redde non tarderanno a muoversi truppe cammellate (alcune avanguardie già si sono palesate) per un posto sul carro dei vincitori o su futuri rimorchi. E poi, e poi… Il 2023 non è forse anno di votazioni cantonali e federali? Coincidenze anche queste poco propizie. Così l’ombra della Palmita rischia di allungarsi ancora di più.
Per rievocare ai pochi che non l’hanno frequentata, la trasmissione N’Doha nem, seguita non solo nella Svizzera italiana, ma anche da tanti italofoni d’oltre Gottardo e «aficionados» della vicina Repubblica (WhatsApp docet), posso tentare di spiegare che era un programma in cui ogni sera due bravi e infaticabili condottieri – un Andrea Mangia talvolta un po’ troppo baudesco e una Serena Bergomi invece fin troppo timida – completavano un puzzle di attualità e tematiche non solo sportive con contributi portati da ospiti, interviste, rievocazioni, collegamenti esterni, occhiate ai social media e bella musica. In breve: un «patchwork» multimediale confezionato con professionalità lungo tutte le oltre 30 puntate. Basterebbe questa inusuale continuità a configurare la mole di impegno e di creatività che, con la regìa di Giampaolo Giannoni, ogni sera il pubblico trovava in tenda. Così, a corollario delle intense giornate calcistiche dei mondiali in Qatar – raccontate da cronisti ed esperti di un livello professionale perlomeno pari a quello di nazioni e media con mezzi e credenziali infinitamente superiori a quelli della RSI – per tutta la mesata N’DOHA nem ha funzionato come intrigante invito ad avvolgersi nella coperta di un Linus televisivo, coccolati ma tenuti svegli da un «ciciarém» permeato di un sempre strisciante umorismo e di spot musicali di artisti rigorosamente dal vivo. Credo che anche l’imprevedibilità abbia contribuito a rendere speciale la trasmissione e che proprio questo contesto abbia favorito la crescita di una godibilissima serie di doppi appuntamenti in diretta con Nicolò Casolini, reporter legato al giornalismo sportivo, paracadutato in Qatar con un compito difficilissimo: riproporre l’esilarante comicità inanellata quattro anni fa durante il già citato «Russo ma non dormo». Chi ha seguito sera dopo sera il suo ciondolare alla ricerca di spunti e ospiti, immerso in vocianti sciami di tifosi, duellando con rigorosi servizi di sicurezza o sfidando limiti imposti dai costumi locali, ha avuto conferma delle doti straordinarie di questo personaggio televisivo: grazie a lui N’DOHA nem ha dispensato lunghi momenti di genuina comicità, oscillante tra esilaranti espressioni idiomatiche (spesso riconducibili al Mendrisiotto) e zaffate di vera poesia surreale. Di sicuro il Nicolò Casolini della visita a un figaro del Bangladesh in un sobborgo di Doha merita un posto accanto al mitico Cito Steiger delle «Nuvitads da Coira» di trent’anni fa. E torno a chiedermi: riuscirà stavolta la RSI a far lievitare la sua vis comica anche oltre l’ambito sportivo?