Mi raccomando, mai perdere la bussola

/ 08.05.2023
di Giancarlo Dionisio

Ovvero «splendori e gloria della corsa d’orientamento». Il numero dei suoi praticanti cresce di anno in anno. Così come il numero dei Paesi che la contemplano. Rimane per ora una disciplina sportiva di nicchia. Ed è la ragione principale per la quale non è inserita nel programma dei Giochi Olimpici. Qualora il fenomeno dovesse continuare a lievitare, temo comunque che nessuna cifra gli consentirebbe di fare il grande salto nell’universo a cinque cerchi. Questione di spettacolarità e di riprese televisive.

Per correre da A a B, ogni orientista è libero di passare da C,D, oppure da E. Sarebbe impossibile seguire tutti i concorrenti con una telecamera, nel dedalo di piante, arbusti, sentieri e pendii. E questo nonostante negli ultimi anni la tecnologia abbia compiuto miracoli.

In occasione dei Campionati Europei organizzati in Ticino nel 2018, molti telespettatori hanno potuto quanto meno seguire le scelte di ogni singola squadra attraverso la rappresentazione grafica contemporanea dei tracciati trasmessi dai sensori applicati alle caviglie dei partecipanti. È un importante passo avanti verso una migliore fruizione passiva dell’evento.

Ma vuoi mettere con i primi piani del ciclismo che ti mostrano persino la goccia di sudore che scivola sulle guance del corridore in crisi, o la smorfia di sofferenza del suo rivale che attacca in salita? O con il Superslow Motion che senza pietà ti porta in casa il momento in cui i tacchetti della scarpa di Sergio Ramos lasciano il segno sulla coscia di Leo Messi?

Si potrebbe ovviare organizzando, per le Olimpiadi, delle gare sprint che si disputano all’interno dei centri urbani, dove è possibile sistemare un numero adeguato di telecamere fisse. Ad opporsi sono però gli orientisti stessi. Quelli duri e puri. Quelli che si sono avvicinati a questa attività poiché li pone costantemente in stretta relazione con la natura. Credo che in questa simbiosi tra benessere fisico e limpidezza intellettuale si celi il fascino profondo della corsa d’orientamento.

È uno sport per tutti. Lo si può praticare correndo come gazzelle, ma anche camminando più lentamente di un bradipo. Si può andare alle corse con mamma, papà, e pure con i nonni. Le manifestazioni propongono gare per tutte le categorie e per tutte le classi di età.

Si stanno producendo sforzi importanti per promuoverla nelle scuole. Lo si faceva anche molti decenni fa, ma era una questione per pochi. Un paio di settimane fa, la Federazione Svizzera di Orientamento ha riproposto a Mendrisio la School Cup per 1800 ragazzini provenienti da tutto il Cantone. La maggior parte di loro erano debuttanti lanciati verso la scoperta di un mondo che può affascinare. Essere all’aria aperta, correre, nel contempo consultare una mappa, affidarsi a un compagno di squadra tecnicamente più abile, lasciarsi incantare da un uccello, da una farfalla o da un fiore, sentire l’afflato del gruppo proteso verso una conquista, quasi come se si trattasse di una caccia al tesoro, concludere la prova con il sorriso sulle labbra e con la luce negli occhi a prescindere dal risultato. Non è facile trovare altre situazioni competitive in grado di donare tutto ciò.

Se penso alle potenzialità didattiche della corsa d’orientamento, immagino percorsi meravigliosi sui quali avventurarsi nell’ottica della multidisciplinarietà. Vedo l’insegnante di educazione fisica che si occupa della preparazione atletica, basata su riscaldamento, stretching, mobilità, resistenza allo sforzo aerobico, al cambio di ritmo e al recupero post sforzo.

I docenti di scienze naturali e di geografia potrebbero celebrare un matrimonio di intenti. Lettura della cartina, ricognizioni sul terreno, nozioni primordiali di geologia, alberi, fiori, arbusti, insetti, animali vari che popolano il bosco, etica della relazione uomo-natura. Ci sarebbe spazio anche per la storia e l’etnologia.

Vuoi che prima o poi un orientista non riesca a imbattersi in una Torre di Redde, una Nevera, una Chiesa Rossa, un Fortino della fame o una Gra? Che meraviglia! Già, quasi una favola. Quindi occhio! Nel bosco potreste incontrare gnomi, elfi, Cappuccetto Rosso, e magari anche il lupo.