Quando un cambiamento diventa inevitabile il comportamento più saggio è quello di accettarlo e di adattarvisi. Nel mondo di oggi sono almeno due i mutamenti di lungo termine ai quali, lo si voglia o no, dovremo adattarci. Il primo è rappresentato dal cambiamento climatico. Per lungo tempo – parliamo degli ultimi decenni del secolo scorso – ci cullammo nell’illusione che era possibile contenere l’aumento della temperatura entro un grado. Oggi stiamo invece accorgendoci che non saremo in grado, con tutte le misure, già adottate e ancora previste per combattere questa tendenza, di contenere il riscaldamento sotto il limite del grado e mezzo degli accordi di Parigi di qualche anno fa. L’altro cambiamento importante che non saremo in grado di combattere è costituito dalla tendenza all’invecchiamento della popolazione. È oramai acquisito che, tra qualche anno, almeno un terzo della popolazione dei Paesi dell’Europa occidentale avrà superato i 65 anni. E allora? Allora, ci dicono gli studiosi del problema, è venuto il momento di considerare che cosa sia questo fenomeno che accompagnerà l’evoluzione demografica in questa regione del mondo almeno per altri 50 anni.
Partiamo dalla situazione attuale. Oggi, in forza dei limiti di età previsti dalle assicurazioni statali, si diventa vecchi al momento del pensionamento ossia, in Europa, in una fascia di età situata tra i 60 e i 67 anni. Quando la maggior parte dei sistemi pensionistici statali furono concepiti, ossia più di 70 anni fa, all’uscita della Seconda guerra mondiale, con speranze di vita che superavano di poco i 60 anni, una persona che aveva raggiunto quella età poteva veramente essere dichiarata vecchia. Diciamo che allora, appunto perché la speranza di vita non era elevata, poter arrivare all’età del pensionamento era un po’ come vincere alla lotteria. La probabilità di morire prima di arrivarci era veramente ancora molto concreta. Oggi la situazione è molto diversa. Grazie ai progressi della medicina e all’aumento generale del benessere la speranza di vita, non solo in Svizzera ma in quasi tutti i Paesi europei supera, attualmente, gli ottant’anni, per le donne come per gli uomini. Non solo, ma dappertutto si constata che per una larga parte della popolazione nella fascia d’età tra i 65 e gli 80 le condizioni di salute sono buone, per non dire eccellenti. Sono quelle persone che oggi formano la domanda crescente dei viaggi in crociera. È ancora giusto parlare di vecchiaia per queste persone che riempiono le sale di ginnastica e i fitness studio e, non di rado, si incontrano nelle gite in montagna anche ad altezze sopra i 2000 metri? I medici dicono che il processo di invecchiamento è un processo individuale. Accertato – come ci suggeriscono i neurologi – che si incomincia a invecchiare a 27 anni, il modo con il quale si invecchia è diverso per ogni individuo, indipendentemente dalle creme anti-aging o dalle cure specifiche che lo stesso potrà usare, o alle alle quali potrà sottoporsi, per rimandare l’apparizione dei segni della vecchiaia. Non soltanto, ma il continuo aumentare della speranza di vita fa sì che per un numero sempre crescente di persone il limite biblico dei 120 anni appare più che raggiungibile. Un autore come Rutger Bregman afferma addirittura che è già nato il cittadino del mondo che raggiungerà i 1000 anni di età. L’invecchiamento della popolazione è dunque più che palpabile. Per esempio in Ticino, nel corso degli ultimi 50 anni, la percentuale delle persone con più di 90 anni si è moltiplicata per sette e oggi supera l’1% del totale della popolazione. A questo punto ci sono esperti di geriatria che rimettono in discussione la tripartizione così comune della vita in tre fasi: la gioventù, l’età matura e la vecchiaia. La società del futuro sarà una società di giovani (per un periodo di tempo relativamente breve) e di vecchi (per un lunghissimo spazio temporale). Questo comporterà sicuramente non solo una rivalutazione della vecchiaia in quanto tale. Una delle conseguenze di questo mutamento sarà, per molti, di prolungare la vita attiva oltre l’età convenzionale del pensionamento. Così uno dei problemi più importanti del mercato del lavoro del futuro non sarà probabilmente la disoccupazione giovanile ma la necessità di trovare una risposta, praticabile e soddisfacente, alle richieste di occupazione da parte di lavoratori e lavoratrici anziani che hanno superato l’età del pensionamento. Perché non è il riposo e la quiete che ci tiene vivi ma la possibilità di continuare ad essere attivi all’insegna del motto: Sono vecchio ma non sono ancora morto!